Siderurgia. ArcelorMittal senza immunità per il piano ambientale rompe il contratto e se ne va da Taranto. Sindacati sul piede di guerra. La Cgil: decisione inaccettabile. Martedì Conte vede l’azienda

Siderurgia. ArcelorMittal senza immunità per il piano ambientale rompe il contratto e se ne va da Taranto. Sindacati sul piede di guerra. La Cgil: decisione inaccettabile. Martedì Conte vede l’azienda

La bomba a Taranto alla fine è scoppiata per davvero mettendo a rischio i diecimila dipendenti della ex Ilva ai quali vanno aggiunti almeno altrettanti nell’indotto. Questo pomeriggio ArcelorMittal ha annunciato l’intenzione di rompere il contratto e restituire entro 30 giorni la gestione ai commissari. Significherebbe la chiusura considerando che l’impianto lavora a circa la metà della sua capacità ed è in perdita strutturale. La decisione del gruppo indiano è legata alla mancata approvazione dello scudo penale che avrebbe coperto la nuova dirigenza fino al 2023. In base al contratto diventato esecutivo lo scorso anno, nel caso un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l’attuazione del piano industriale, ArcelorMittal ha diritto a tirarsi indietro. La nota della società fa esplicito riferimento all’entrata in vigore lo scorso 3 novembre del decreto salva-Imprese dal quale i Cinque Stelle hanno ottenuto di stralciare la norma che garantiva tutele al management dell’acciaieria tarantina. La nota dalla società fa inoltre riferimento ai provvedimenti del Tribunale di Taranto che obbligano i Commissari straordinari a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 pena lo spegnimento di uno dei tre altiforni ancora in funzione. I commissari, tuttavia, hanno già fatto sapere di non essere in grado di rispettare i termini. “Lo spegnimento renderebbe impossibile per la società attuare il suo piano industriale e gestire lo stabilimento di Taranto”.

Il governo lavora ora a un correttivo per garantire ad ArcelorMittal una manleva

La pezza dovrebbe entrare nel primo provvedimento utile. Nel pomeriggio si è svolto un vertice al Mise tra il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e i colleghi alla Sanità e per il Sud, Roberto Speranza e Giuseppe Provenzano, con l’intento di trovare una soluzione. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte convocherà i vertici di Arcelor Mittal per domani pomeriggio a Palazzo Chigi. Lo si apprende da fonti del governo. Tra le ipotesi in campo quella di un decreto da adottare nel consiglio dei ministri di mercoledì. Nei giorni scorsi lo stesso Patuanelli ha ipotizzato un intervento pubblico per la ristrutturazione degli impianti, ma ha fatto intendere che la riproposizione dello scudo penale sarebbe difficile. Tanto più che tra i Cinque Stelle non mancano quanti immaginano un futuro senza acciaio per Taranto. Magari utilizzando lo spazio per la coltivazione delle cozze. ArcelorMittal scrive ai dipendenti che “sarà necessario attuare un piano di ordinata sospensione di tutte le attività produttive a cominciare dall’area a caldo che è la più esposta ai rischi derivanti dall’assenza di protezioni legali”. Coinvolti tutti i reparti e le aree operative che “saranno progressivamente sospese, tenendo presente che l’obiettivo di queste azioni è di mantenere tutti gli impianti in efficienza e pronti per un loro riavvio produttivo”. Tutto comincia con il decreto 1 del 2015, varato dal governo Renzi. Il testo “esclude la responsabilità penale e amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente (e dei soggetti da questi delegati) dell’Ilva di Taranto in relazione alle condotte poste in essere in attuazione del Piano ambientale”. Il governo M5S-Lega ad aprile elimina l’immunità con il decreto Crescita. Fissa al 6 settembre 2019 il termine ultimo di applicazione dello scudo. Virando rotta rispetto al piano di Renzi e Calenda, riduce all’osso la protezione penale per i nuovi vertici della società. A sostenere questa iniziativa è in particolare il ministro dello Sviluppo economico dell’epoca, Luigi Di Maio, che aveva promesso la chiusura dell’acciaieria. Per il capo politico del M5s l’abbattimento delle tutele legali rappresenta un risultato minimo da centrare per calmare i mugugni del popolo grillino che ha già dovuto ingoiare il via libera al Tap e all’alta velocità Torino-Lione.

Sindacati sul piede di guerra

I sindacati dei metalmeccanici hanno intanto convocato per martedì alle 9 il consiglio di fabbrica del siderurgico di Taranto, per decidere eventuali iniziative di fronte al disimpegno annunciato da ArcelorMittal con la rescissione del contratto e la restituzione dell’azienda all’amministrazione straordinaria. Non sono esclusi scioperi. Stasera intanto i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil hanno avuto un incontro in Prefettura per un punto di situazione. C’è massima attenzione per evitare che la vicenda dell’ex Ilva possa avere risvolti di ordine pubblico.

Miceli, segretario confederale Cgil: “il governo ristabilisca le condizioni dell’accordo”

“Taranto e l’Italia non possono pagare il prezzo di un contenzioso infinito tra Arcelor Mittal e governo. Mai come in questo caso il futuro dipende dal presente, c’è bisogno dell’impegno di tutti per evitare un disastro: l’azienda si fermi e il governo tenga fede agli impegni presi e ristabilisca le condizioni dell’accordo” scrive in una nota il segretario confederale della Cgil, Emilio Miceli. “In nessuna area del Mezzogiorno – prosegue il dirigente sindacale – che ha vissuto grandi dismissioni industriali, c’è mai stata traccia di sviluppo industriale, urbanistico e ambientale. Da Crotone a Termini Imerese, il Sud ha conosciuto solo sopportazione e assistenza, mai sviluppo e modernizzazione”. Per il segretario confederale “Taranto dispone di un progetto importante di riqualificazione, di risorse pubbliche e private. Evitiamo quindi di disperdere questo patrimonio, che rappresenta un’opportunità di costruire attorno alla ex Ilva quel progetto di ampio respiro e di ambientalizzazione di cui c’è bisogno, altrimenti sarà un salto nel buio. Il governo – conclude – faccia i passi necessari e l’azienda agisca di conseguenza”.

Re David, segretaria generale Fiom Cgil: “decisione Mittal inaccettabile”

La decisione di ArcelorMittal è “inaccettabile. L’incontro con il governo, che chiediamo da settimane, diventa ormai urgentissimo” afferma la segretaria generale della Fiom-Cgil, Francesca Re David, in una nota. “Una decisione che assume un carattere grave per le conseguenze industriali, occupazionali e ambientali. E’ da tempo che noi evidenziamo forti preoccupazioni rispetto alla realizzazione dell’accordo. Il comportamento del governo è contraddittorio e inaccettabile: con il Conte 1 ha introdotto la tutela penale parallela agli investimenti e con il Conte 2 ha cancellato la stessa norma dando all’azienda l’alibi per arrivare a questa decisione”, sostiene Re David. Da parte sua “l’azienda deve chiarire quali siano le sue intenzioni rispetto dell’accordo e al piano di investimenti. In occasione dell’incontro fissato per stasera con la presidenza del Consiglio, la Cgil porrà la questione dell’ex Ilva come una priorità”, conclude la leader della Fiom.

Gesmundo, segretario generale Cgil Puglia: “lavoratori e i cittadini di Taranto, vittime sacrificali del rimpallo tra governo e azienda”

“Siamo alle solite. Un’azienda che rimarca gravi responsabilità nei propri atteggiamenti, un governo che non è lineare nelle proprie scelte, le conseguenze sono per i lavoratori e i cittadini di Taranto, vittime sacrificali del rimpallo tra governo e azienda in quella che rischia di essere una bomba sociale”. Questo il commento del Segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, sull’annuncio di Arcelor Mittal di volersi ritirare dalla gestione dello stabilimento. “Il governo spaventa le aziende perché non è coerente con le scelte che assume, perché, con il Conte uno aveva dato l’immunità, con il Conte due l’ha tolta – ha aggiunto il sindacalista – È un problema che riguarda sicuramente l’ex Ilva ma riguarda tutti coloro i quali vorranno venire a investire in Italia”. “Impresa e Governo rispettino gli accordi già presi che consentono, non senza responsabilità sul mantenimento dei livelli occupazionali e impegni di investimento sulla compatibilità ambientale, di affrontare una situazione già delicata di suo in cui sono in gioco il diritto al lavoro e alla salute dei cittadini tarantini che vedono infrangersi un fragile patto tra la città e il sito produttivo. Governo e Mise – ha concluso Gesmundo – convochino subito un tavolo urgente con le parti sociali e istituzioni territoriali per risolvere la questione”.

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