Renzi dichiara guerra: “come Macron coi socialisti, vogliamo assorbire il Pd”, che domenica farà la sua nuova Bolognina. Il M5S parte coi facilitatori. E Salvini apre la campagna emiliana

Renzi dichiara guerra: “come Macron coi socialisti, vogliamo assorbire il Pd”, che domenica farà la sua nuova Bolognina. Il M5S parte coi facilitatori. E Salvini apre la campagna emiliana

Il premier Giuseppe Conte vola a Venezia, dopo aver inaugurato l’anno accademico a Camerino, per una significativa presenza delle istituzioni dopo la tragedia dell’acqua alta che messo in ginocchio il capoluogo veneto. Accompagnato dal ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, Conte incontra il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, il comandante dei vigili del fuoco Fabio Dattilo e il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli. Ancora una volta, dopo Taranto, Giuseppe Conte “ci mette la faccia”, come si dice in gergo. E a Venezia resta per qualche giorno, tanto da rinviare all’inizio della prossima settimana, il Consiglio dei ministri e il vertice con 40 membri del governo previsti per domani, allo scopo di chiarirsi le idee sul destino dell’ex Ilva e della manovra. Nel frattempo, però, i partiti di maggioranza continuano il balletto di dichiarazioni e di scontri, più o meno seri, più o meno importanti, più o meno decisivi.

Si comincia presto, con la lettura dei quotidiani. E quella di Matteo Renzi appare subito una dichiarazione di guerra al suo ex partito, nel corso di un’intervista a La Stampa: “faremo ai dem quello che Macron ha fatto ai socialisti francesi”, dice il leader di Italia Viva. Ovvero assorbire parlamentari e consenso del Partito Democratico per poi allargare al centro e alla destra moderata. In Francia a pagarne le spese furono i gollisti di Les Republicains, partito dell’ex presidente francese Francois Sarkozy, e il Partito Socialista di Oliviere Faure. In Italia, la ‘riserva di caccia’ di Renzi è il suo ex partito, innanzitutto, e i ‘transfughi’ di Forza Italia. Non è un caso che da Silvio Berlusconi sia arrivato, nei giorni scorsi, un forte ‘altolà’ al senatore di Rignano. “Una operazione di basso profilo”, l’ha definita il Cavaliere. “Il nervosismo di alcuni ex colleghi è comprensibile”, spiega Renzi: “noi vogliamo fare ai dem quello che Macron ha fatto ai socialisti. Vogliamo assorbirne il consenso per allargare al centro e alla destra moderata”. E Renzi si sbilancia anche sui tempi: “Il disegno è dichiarato e io penso che nei prossimi tre anni si realizzerà”. Dal Partito democratico esitano a rispondere: il segretario Nicola Zingaretti è impegnato negli Stati Uniti in una serie di incontri con esponenti di rango del Partito Democratico statunitense, da Bill Clinton a Bill De Blasio passando per Nancy Pelosi. Ma l’attenzione è tutta concentrata su quello che sta accadendo a Venezia. In un momento come questo è meglio evitare polveroni su questioni del genere, è il ragionamento che viene fatto. E Matteo Renzi, quasi subodorando la polemica, scrive su Twitter: “Ci sono dei momenti in cui NON si aprono polemiche. Ora siamo tutti dalla parte di #Venezia, con il Sindaco Brugnaro e il Governatore Zaia. E soprattutto con i veneziani. Non è il tempo di fare polemiche, tutti uniti per rimediare ai danni. Un Paese serio si unisce, non si divide”. Un commento, comunque, arriva dal responsabile dell’Organizzazione dem, Stefano Vaccari: “Renzi afferma di aver fondato un partito per distruggere il Pd. Davvero un bel programma, considerando che la destra in Italia ha il 50%. Un altro favore a Salvini. Chi non ha nulla dire sul futuro, costruisce la propria identità contro gli altri”. Mentre il vicesegretario, Andrea Orlando, interviene sollecitato dall’AGI: “Renzi vuole prosciugare il consenso del Pd? E’ un disegno legittimo, trovo solo strano che si lamenti che noi non vogliamo permetterlo…”. E anche un ex renziano di ferro, come il capogruppo del Pd in Senato Andrea Marcucci, interviene dicendo che “l’obiettivo è indebolire e poi battere la destra sovranista. Per farlo serve uno schieramento ampio e coerente di forze di sinistra, del centro, e civiche, non uno di meno. Al contrario di Renzi, io penso e spero che Pd ed Iv possano convivere pacificamente, perché comunque il successo dell’uno ai danni dell’altro non servirebbe a nulla”. Più duro il commento di Enrico Rossi, presidente della regione Toscana, che scrive sui social: “noi sapevamo che Renzi non è mai stato di sinistra, ma viene spontaneo chiedersi cosa gli abbia mai fatto di tanto negativo la sinistra, giacché con i voti di molti comunisti ha fatto prima il sindaco di Firenze, poi il segretario del partito e quindi il premier. Conforta il fatto che ormai è ben conosciuto dal popolo di sinistra e che per una volta può accadere di essere fregati ma non per due”.

Per il Pd, a Bologna, va in scena ‘Tutta un’altra storia’, l’assemblea per rilanciare il partito

E’ quella che il Pd di Nicola Zingaretti si impegna a raccontare a partire dal prossimo fine settimana (15-17 novembre), quando a Bologna si celebrerà la tre giorni di “apertura, partecipazione e confronto” organizzata dalla nuova Fondazione del partito presieduta da Gianni Cuperlo. Un week end che culminerà con l’Assemblea di domenica in cui verranno votate le modifiche allo Statuto messe a punto dalla Commissione guidata da Maurizio Martina. “Con le modifiche allo Statuto, si può aprire una nuova stagione”, ha spiegato più volte lo stesso Zingaretti. Il segretario ha molto puntato sull’importanza di questo passaggio (“la parola Congresso nello Statuto oggi non c’è”, ha sottolineato in passato) per mettere il Pd al passo con i tempi. Non a caso, c’è qualcuno che parla dell’evento del prossimo week end come la “Bolognina del Pd”. Un passaggio così delicato che sembra destinato a catalizzare tutte le attenzioni del segretario dem. L’Assemblea di domenica, infatti, sarebbe potuta essere anche l’occasione per un ‘refresh’ dei vertici del partito, che però al momento appare in ‘stand by’ e potrebbe almeno in parte slittare. Il rinnovo della segreteria è un passaggio in parte necessario dopo il ‘trasloco’ di alcuni dirigenti dem al governo. Ma è anche atteso perché dovrebbe sancire l’ingresso formale di Base riformista (l’area di Lorenzo Guerini e Luca Lotti) nella ‘stanza dei bottoni’ del Nazareno.

E si cambia organizzazione anche nel Movmento 5 Stelle

Parte oggi infatti il conto alla rovescia per chi si candida al ruolo di “facilitatore” M5s. Da oggi e fino al 22 novembre dovranno essere presentati sulla piattaforma Rousseau il progetto e la squadra per candidarsi a far parte del “Team del Futuro”, la nuova modalità di organizzazione nazionale che si vuole dare il M5s per supportare l’attività del capo politico Di Maio. Il team sarà composto da 12 “facilitatori” che, insieme alla propria squadra, si occuperanno di coordinare e promuovere le 12 aree tematiche, tra cui l’economia e l’ambiente, la sicurezza e l’istruzione. Ogni progetto, spiega oggi il blog delle Stelle, dovrà essere supportato da 5 esperti della materia e da almeno tre eletti del Movimento 5 Stelle: un consigliere comunale o municipale, un consigliere regionale e un parlamentare o europarlamentare. Ma sulla legge elettorale, tutti insieme appassionatamente nella maggioranza contro il proporzionale puro. “In coerenza con il programma di governo che si è posto l’obiettivo di incrementare le garanzie di rappresentanza democratiche, assicurando il pluralismo politico e territoriale, si è convenuto che non siano praticabili soluzioni fondate su collegi uninominali maggioritari né modelli proporzionali senza correttivi” si legge nella nota congiunta diffusa al termine del vertice di maggioranza sulla legge elettorale al quale hanno partecipato, oltre al ministro D’Incà, il capogruppo Pd al Senato Marcucci con i parlamentari Parrini e Ceccanti, i capigruppo di Leu Fornaro e De Petris, i rappresentanti M5S Perilli e Macina e il deputato IV Marco Di Maio. A quale modello si faccia riferimento, ancora non è chiaro, anzi la nuova legge elettorale appare come una sorta di nebulosa. In ogni caso, vien detto che la proposta di legge sarà incardinata in Parlamento tra il 16 e il 20 dicembre. Vedremo.

E Salvini chiama 6 mila a Bologna per lanciare la campagna di Borgonzoni

Nel frattempo, Matteo Salvini porta la campagna elettorale nel cuore della ‘rossa’ Emilia. Obiettivo riempire il PalaDozza di Bologna e i suoi 5570 posti. Una manifestazione, quella a sostegno della candidata Lucia Borgonzoni, organizzata per lanciare un messaggio chiaro: strappare l’Emilia Romagna al centrosinistra è una missione possibile. Un Salvini che si dice “tranquillo e convinto di avere una squadra vincente” a prescindere da quello che i suoi avversari decideranno di fare. La stoccata al M5S c’è, “surreale l’ipotesi che un partito decida di non presentarsi per evitare di perdere” argomenta, ma l’attenzione è tutta sulle mosse che il Carroccio dovrà mettere in atto da qui fino al 26 gennaio. Il leader della Lega sa benissimo che un’eventuale vittoria provocherebbe uno scossone sotto le fondamenta di Palazzo Chigi, che non è scontato il governo Conte riesca ad attutire, e vuole giocarsi fino in fondo le sue carte. E alla tambureggiante campagna del Pd sulle “truppe cammellate” chiamate per riempire lo storico impianto Salvini risponde con una battuta: “Faremo un esame di dialetto emiliano-romagnolo all’ingresso”, dice sorridendo. “Il 99% viene dall’Emilia Romagna, gli unici pullman organizzati sono dalla regione. Poi se qualcuno vuole venire da Palermo non gli chiedo la carta d’identità. Sarà una serata pacifica, e sugli spalti ci saranno anche alleati e amici della coalizione”, dice. Dall’altra parte della barricata il governatore uscente Stefano Bonaccini fa appello ai sindaci e spera nel traino della tre giorni bolognese organizzata dal Pd da venerdì a domenica. Intanto però l’attenzione in città è alta perché sono già annunciate contro manifestazioni. Quella più affollata, e goliardica, sarà quella delle ‘Seimila sardine contro Salvini’. Un flash mob organizzato in piazza Maggiore e che punta a radunare più partecipanti rispetto a quelli della kermesse leghista.

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