Il Fondo Salva-Stati della discordia. Conte a Salvini: “sovranismo da operetta”. Salvini a Conte: “bugiardo o smemorato”. Cosa davvero sarà il Fondo se approvato in Europa

Il Fondo Salva-Stati della discordia. Conte a Salvini: “sovranismo da operetta”. Salvini a Conte: “bugiardo o smemorato”. Cosa davvero sarà il Fondo se approvato in Europa

Il meccanismo europeo ‘Salva-Stati’ riaccende la polemica tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini. Dopo le accuse del segretario leghista, infatti, il premier prende la parola e attacca a testa bassa: “Oggi ci si meraviglia e lo stesso partito che partecipava a vertici di maggioranza sul tema scopre l’esistenza del Mes e grida allo scandalo: questo è un atteggiamento irresponsabile”. L’avvocato del popolo (che riferirà in Senato il prossimo 10 dicembre, in concomitanza con le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio Ue) è un fiume in piena: “Pretendo un’opposizione seria, credibile, perché difendiamo tutti gli interessi nazionali, altrimenti è un sovranismo da operetta”. Il capo del governo non ci sta a farsi impallinare, così ricorda che Salvini è “lo stesso che qualche mese fa partecipava ai tavoli dove si discuteva del Mes: da marzo a giugno 2019 abbiamo avuto quattro vertici di maggioranza coi massimi esponenti della Lega”. Dal governo dunque contestano la ricostruzione leghista e invitano ad andare a rileggere le dichiarazioni della Lega in proposito. Di certo in tutto questo marasma quel che colpisce è la tempistica. Se è vero che la riforma dell’Esm, o Mes come la si chiama in Italia, sarà al centro del prossimo Eurogruppo di dicembre dove lo stesso vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis si augura di poter “raggiungere un accordo”, è anche vero che l’ultimo vero dibattito in Italia, se si fa eccezione per alcune audizioni, risale alla scorsa estate. L’ex ministro del Tesoro, Giovanni Tria, ha già dato la sua versione sulla stampa: dice di aver combattuto “una battaglia durissima” per evitare l’inserimento di regole fisse sulla sostenibilità dei debiti di Paesi e che alla fine “i parametri fissi sono stati eliminati” dalle bozze di accordo. E il suo successore conferma: la riforma non introduce “in nessun modo la necessità di ristrutturare preventivamente il debito per accedere al sostegno finanziario. Effettivamente, all’inizio del negoziato alcuni paesi lo avevano chiesto” ma, “anche grazie alla ferma posizione assunta dall’Italia, queste posizioni sono state respinte”.

Le parole di Conte tuttavia suscitano l’immediata e durissima reazione dell’ex vice presidente del Consiglio: “Il signor Conte è bugiardo o smemorato. Se fosse onesto direbbe che a quei tavoli abbiamo sempre detto di no al Mes”. Il botta e risposta tra gli ex alleati occupa buona parte dello spazio mediatico sul tema, ma un tassello importante è rappresentato dalle parole del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che parla di “confusione” nel dibattito italiano: “La riforma del Mes non introduce in nessun modo la necessità di ristrutturare preventivamente il debito per accedere al sostegno finanziario”. Il responsabile del Mef ci tiene a chiarire “che l’Italia non ha avuto, non ha e non avrà bisogno dei prestiti”, perché “il debito è sostenibile”. Di questo si parlerà anche nel vertice di maggioranza in programma per venerdì 22 novembre, voluto fortemente dal M5S. La posizione del partito di maggioranza relativa è chiara: “Una riforma del Mes che stritola l’Italia non è fattibile”, ribadisce Luigi Di Maio.

Il Pd, invece, invita a smetterla di “soffiare sul fuoco divulgando fake news” sul ‘Salva-Stati”, perché “la campagna di comunicazione di queste ore per lo stop al Mes è una tempesta in un bicchier d’acqua”. Anche se il presidente dei senatori dem, Andrea Marcucci, e il capogruppo in commissione Politiche europee a Palazzo Madama, Gianni Pittella, suggeriscono di non prendere decisioni affrettate. Sceglie la linea dura Italia Viva: “Su questa storia sta andando in onda il festival delle cialtronate”, dice Luigi Marattin. Il mirino è puntato principalmente contro le opposizioni, che insistono sulla linea d’attacco senza arretrare di un millimetro. Da Forza Italia è Anna Maria Bernini a lanciare un missile verso Palazzo Chigi, definendo Conte “un premier in fuga dalla realtà”. Ma a chiudere il cerchio è ancora Salvini: “Abbiamo detto in tutte le sedi ‘non avete mandato per approvare neanche un pezzettino di questa roba’. Se qualcuno lo ha fatto, ha tradito il mandato del popolo italiano. E in guerra e anche in pace l’alto tradimento è qualcosa che costa”.

 Mes, ecco cosa cambia con la riforma del Salva-Stati

La riforma del Meccanismo europeo di stabilità è un dossier aperto da almeno due anni e che dovrebbe chiudersi a dicembre, se Eurogruppo ed Eurosummit daranno l’ok. Già a gennaio 2018 l’Eurogruppo cominciò a discutere di come utilizzare al meglio il fondo che in passato è servito a salvare la Grecia e gli altri Paesi che hanno chiesto aiuti alla Ue, ma che oggi si vorrebbe rendere utile non soltanto nelle emergenze. Con la riforma, il Mes acquisterebbe dunque nuove funzioni e nuovi poteri. L’innovazione principale è quella che vede il fondo assumere la funzione di paracadute finale (backstop) del fondo di risoluzione unico delle banche (SRF). Si tratta di una linea di credito da 70 miliardi, a cui i Paesi potranno accedere qualora i loro fondi nazionali per le risoluzioni bancarie (risorse delle banche e non pubblici) non siano sufficienti. Un’altra novità è l’introduzione di linee di credito precauzionali più efficaci, ovvero utilizzabili in caso un Paese venga colpito da uno shock economico e voglia evitare di finire sotto stress sui mercati. La novità è che non si dovrà firmare un Memorandum, come quello che firmò la Grecia e che conteneva condizioni molto rigide, ma si firmerà una lettera d’intenti che assicura il rispetto delle regole del Patto di stabilità. Potrebbe essere un problema per Paesi ad alto debito, costretti a ridurlo forzosamente per accedere ai fondi. In ogni caso per l’Italia non sarebbe un’opzione, perché una delle clausole è non avere squilibri eccessivi, e l’Italia è sotto monitoraggio Ue da anni per il debito. Infine, tra le novità c’è anche la controversa riforma delle “clausole di azione collettiva” (Cacs) negli eventuali casi di ristrutturazione del debito sovrano di uno Stato membro. In sostanza, dal 2022, sarà più semplice ottenere l’ok della platea degli azionisti per approvare la ristrutturazione di un debito sovrano, perché dalle attuali regole che richiedono una doppia maggioranza, si passerà a una maggioranza unica.

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