ArcelorMittal. Sempre più severo lo sguardo della giustizia milanese che punta ad evitare lo spegnimento degli altiforni di Taranto. I sindacati da Mattarella

ArcelorMittal. Sempre più severo lo sguardo della giustizia milanese che punta ad evitare lo spegnimento degli altiforni di Taranto. I sindacati da Mattarella

Oltre 40 minuti di colloquio per Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri con i vertici di Cassa depositi e prestiti a margine delle celebrazioni per i 170 anni della Cdp. Al centro del lungo confronto il tema più scottante dell’agenda politica ed economica del Paese: l’ex Ilva, ora che ArcelorMittal sembra deciso a voltare le spalle a Taranto e alla produzione italiana d’acciaio. Il premier, racconta chi gli è vicino, lavora a tutte le opzioni: nulla deve rimanere intentato nella ricerca di soluzioni per il ‘cantiere Taranto’. E anche il confronto con il colosso franco-indiano – che in queste ore sta vivendo un vero e proprio assedio da parte della magistratura italiana – è uno spiraglio che resta aperto, per quanto il cono di luce si faccia sempre più stretto. Al momento non c’è alcuna convocazione in agenda a Palazzo Chigi: Mittal attende un segnale, ma anche Palazzo Chigi cerca di capire se da parte del colosso dell’acciaio ci sia la volontà di tenere in vita un filo che ormai appare sottilissimo. La diffidenza è tanta, mentre il governo confida nella pronuncia del 27 novembre del Tribunale Civile di Milano sul ricorso d’urgenza presentato dai commissari per fermare il recesso dei Mittal. I sindacati non restano a guardare: chiedono a Conte di riaprire il tavolo della trattativa, in serata salgono al Quirinale per parlare del dossier Ilva con il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Tra il Colle e Palazzo Chigi c’è un filo diretto e costantemente aperto su Taranto, ferma la volontà di uscire dall’impasse. Ma è dura venirne a capo, mentre l’unico appiglio al momento sembra quello offerto dalla magistratura. Intanto giovedì dovrebbe tenersi il Consiglio dei ministri in cui si farà il punto, con il contributo chiesto da Conte a tutti i ministri sul ‘cantiere Taranto’.

“L’azienda ha appena convocato i coordinatori di fabbrica e ha comunicato che sospende la procedura di spegnimento impianti e riapre gli uffici commerciali, per la vendita del prodotto, in attesa della sentenza del Tribunale di Milano. L’Afo2 al momento resta attivo”. Lo afferma Giuseppe Romano, segretario generale Fiom Cgil Puglia e Taranto, dopo le comunicazioni ricevute a Taranto da ArcelorMittal. “A seguito della recente richiesta dei Commissari dell’Ilva al Tribunale di Milano volta all’ottenimento di provvedimenti provvisori relativi all’acciaieria di Taranto, AM InvestCo Italy prende atto e saluta con favore l’odierna decisione del Tribunale di non accogliere la richiesta di emettere un’ordinanza provvisoria senza prima aver sentito tutte le parti. L’udienza in Tribunale è fissata per il 27 novembre. AM InvestCo seguirà l’invito del Tribunale a interrompere l’implementazione dell’ordinata e graduale sospensione delle operazioni in attesa della decisione del Tribunale. Tale processo è in linea con le migliori pratiche internazionali e non recherebbe alcun danno agli impianti e non comprometterebbe la loro futura operatività”. Così ArcelorMittal in una nota.

I commissari: “Arcelor Mittal non è un turista passato per caso”

“Arcelor Mittal non è un turista passato per caso per Taranto quale tappa per raggiungere una località balneare del Salento: è il maggiore player mondiale nella produzione dell’acciaio che, dopo oltre un anno di due diligence, verifiche tecniche, negoziazioni, sopralluoghi ed esami tecnici, ha stipulato un contratto vincolante per l’acquisto”, a valle di un periodo di conduzione in affitto, “dei complessi aziendali che rappresentano il cuore della industria siderurgica italiana”, si legge in un passaggio del ricorso d’urgenza depositato venerdì scorso al Tribunale di Milano dai legali dei commissari dell’ex Ilva per chiedere di inibire il gruppo franco-indiano di sciogliere il contratto e riconsegnare gli stabilimenti. Secondo i commissari, la società leader mondiale nel campo dell’acciaio sa “perfettamente che laddove esistano problematiche di sicurezza degli impianti condotti in affitto, i relativi obblighi sotto il profilo delle rispettive responsabilità” sono a carico in primo luogo dello stesso affittuario. La conseguenza è “che l’approccio qui proposto da ArcelorMittal in conformità al ‘questo è un problema tuo, io (manzonianamente) me ne impippo’ non solo si rivela del tutto giuridicamente insostenibile, ma la dice anzi lunga sulla contrarietà a buona fede del comportamento avversario”.

Si fa così sempre più severo lo sguardo della giustizia milanese su Arcelor Mittal

Sia di quella civile che invita la multinazionale a non spegnere gli altoforni in attesa che si definisca la causa, sia di quella penale che individua in alcuni reati fallimentari e nell’ipotesi di false comunicazioni al mercato le contestazioni al momento ancora a carico di ignoti. Il passo dei magistrati è spedito. A quanto si è appreso, il giudice civile Claudio Marangoni deciderà entro il 4 dicembre sul ricorso d’urgenza presentato dai commissari straordinari della ex Ilva secondo i quali Arcelor Mittal si sarebbe resa responsabile di “un inadempimento plateale e conclamato” del contratto d’affitto con “danni incalcolabili all’economia”. Non una data casuale: proprio quel giorno, la società franco-indiana ha minacciato di far calare la notte sull’acciaieria, con lo spegnimento degli impianti. Nel decreto di fissazione dell’udienza per discutere il caso, fissata al 27 novembre, il giudice invita le parti – ma il termine è un eufemismo visto che un eventuale comportamento contrario influenzerebbe l’esito della causa – “a non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti”. Entro il 25 novembre Arcerlor Mittal potrà replicare al ricorso, poi, dopo l’udienza, il giudice si riserverà per prendere una decisione prima della data fatidica. L’eventuale chiusura, stimano i commissari nel ricorso, impatterebbe “del 3,7% del Pil” nel Sud. Al momento, la presidenza del Consiglio non si è ancora costituita nella causa, a differenza della procura che sta portando avanti l’indagine aperta venerdì con slancio impetuoso. Per tutto il giorno, si sono susseguiti interrogatori e riunioni negli uffici dei pm Stefano Civardi e Mauro Clerici che, coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, stanno portando avanti gli accertamenti con l’apporto della Guardia di Finanza. Sono state formulate anche le prime ipotesi di reato che riguardano i profili fallimentari e finanziari, un ambito distinto rispetto a quello della procura di Taranto che indaga per ‘distruzione dei mezzi di produzione’ in relazione a quello che i commissari definiscono la “dispersione del know-how aziendale, in pratica la morte del primo produttore siderurgico italiano e uno dei primi d’Europa”.

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