Siria. La Turchia è pronta all’invasione del Rojava curdo. “Tradimento dell’Occidente”, dicono i curdi. Fratoianni, “fermiamo la guerra, in ogni sede internazionale”

Siria. La Turchia è pronta all’invasione del Rojava curdo. “Tradimento dell’Occidente”, dicono i curdi. Fratoianni, “fermiamo la guerra, in ogni sede internazionale”

Prima l’annuncio della Casa Bianca sul ritiro, con il via libera Usa all’operazione della Turchia contro i curdi nel Nord della Siria. Poi una rapida marcia indietro e persino le minacce: nessun ritiro delle truppe statunitensi, ma solo un ridispiegamento di 50-100 membri delle forze speciali “in altre basi” dell’area. E se la Turchia supererà il limite – parola di presidente – “distruggerò totalmente la sua economia”. Nel giro di qualche ora, Donald Trump cambia la sua strategia sulla Siria e manda in tilt l’intera politica Usa sulla regione, finendo per scontentare tutti: i democratici, che vorrebbero scalzarlo dalla Casa Bianca; i curdi, a cui farà mancare il sostegno americano assicurato fino a ieri nella lotta all’Isis; il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, a cui aveva garantito il via libera americano all’operazione terrestre e aerea a Est dell’Eufrate; e persino la maggioranza degli stessi repubblicani, che non hanno condiviso il suo iniziale annuncio sul ritiro. Il vicepresidente turco Fuat Oktay ha poi affermato che la Turchia darà seguito al piano di “sicurezza nazionale” per evitare “di essere controllato dalle minacce. La Turchia non accetterà un corridoio di terroristi o uno stato terrorista lungo i suoi confini in ogni caso,  e a qualunque costo”. Questa la posizione turca, che ha naturalmente avuto contraccolpi notevoli nella popolazione curda.

I curdi in Italia: “L’Occidente ha tradito la nostra popolazione”

“Ha usato i curdi per sconfiggere l’Isis e, adesso che non servono più, li abbandona. È un tradimento, dell’Occidente in generale e degli Stati Uniti in particolare. Nella regione del Rojava, il Kurdistan siriano, sono morti 11 mila partigiani curdi, uomini e donne che hanno sacrificato la loro vita per combattere Daesh. È questo il riconoscimento?”. David Issamadden, presidente della Comunità curda in Italia e vice presidente dell’associazione Bologna-Kurdistan, trattiene a stento la rabbia per la decisione del presidente Trump di ritirare le truppe americane dal nordest della Siria, lasciando di fatto le mani libere all’omologo turco Erdogan per l’annunciata operazione militare volta alla realizzazione di una safe zone, una zona cuscinetto, sul confine tra Turchia e le aree siriane controllate dallo Ypg, la milizia curda delle Unità di protezione popolare. L’idea di Ankara è quella di spostare in quella zona le migliaia di profughi siriani rifugiati in Turchia, trasformando in minoranza la popolazione curda. “La verità è una sola: l’obiettivo è annientare l’esperienza democratica nata in Rojava. Erdogan odia i curdi, li considera terroristi. La comunità turca parla di pulizia etnica: lo sappiamo già, se Erdogan invaderà quelle zone sarà per perpetrare un genocidio. E la responsabilità sarà anche dell’Occidente”.

Dalbr Issa, comandante militare curda a Montecitorio: “come abbiamo risposto all’Isis sarebbe lo stesso anche contro un attacco dello Stato turco”

La comandante militare curda Dalbr Issa, che nel 2017 fu una dei militari che guidarono la campagna per liberare Raqqa dall’Isis, si presenta in tuta mimetica a Montecitorio per raccontare ai deputati italiani e ai giornalisti la situazione nella sua regione e per chiedere all’Italia di schierarsi in maniera attiva per la pace. La preoccupazione di Issa e degli altri membri della delegazione curda arrivata nel nostro Paese è ritrovarsi, al rientro in patria tra pochi giorni, in piena guerra contro Ankara. “Se la Turchia interverrà sul nostro territorio – dice – sarà un tradimento. Vorrà dire che l’Occidente, la coalizione, erano sul territorio solo per l’Isis, non per una soluzione democratica e per la libertà di tutti. Ma sarà anche un tradimento verso la disciplina e la serietà degli Stati se chi finora ha combattuto al nostro fianco contro l’Isis e ha sempre parlato di valori di libertà e democrazia, oggi si ritira perché al fronte si trova un altro alleato”. In ogni caso, assicura, “risponderemo a qualsiasi tipo di attacco e ci difenderemo, non importa se è uno Stato grande o piccolo. Come forze democratiche curde siamo stati fondati per fare questo: difendere il nostro popolo, i nostri valori, la nostra libertà e il nostro territorio. Come abbiamo risposto all’Isis sarebbe lo stesso anche contro un attacco dello Stato turco”. Issa ha quindi invitato il Parlamento italiano e tutta la comunità internazionale a impegnarsi per “una conferenza internazionale che trovi una soluzione democratica e pacifica basata sui valori internazionali, non solo sugli interessi turchi o sui nostri”. Bocciata dunque “la richiesta dello Stato turco di creare una zona cuscinetto di cinque chilometri o oltre, perché sarebbe un’invasione del nostro territorio da parte di uno Stato che finora ha seminato inimicizie tra i nostri popoli”. Sullo sfondo resta la minaccia dello Stato Islamico, che potrebbe riprendere forza nella regione siriana approfittando di un conflitto turco-curdo.

Nicola Fratoianni, LeU: “”Chiediamo all’esecutivo, al ministro degli esteri, di mobilitarsi in ogni sede internazionale perchè venga scongiurato questo attacco”

“L’attenzione di Montecitorio è concentrata in queste ore sul voto del taglio dei parlamentari ma davanti a quella che rischia di annunciarsi come una vera e propria carneficina nel Rojava, sostanzialmente autorizzata dalla decisione di Trump di ritirare le truppe Usa, il nostro Paese, questo Parlamento e il governo non possono restare in silenzio”. Lo afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu intervenendo nell’Aula della Camera Deputati ad inizio dei lavori pomeridiani. “A qualche migliaio di chilometri da quest’Aula sta per esplodere una nuova guerra – prosegue il parlamentare di Leu – nell’area nordorientale della Siria, con l’aggressione della Turchia sui Curdi che hanno contribuito in modo decisivo alla sconfitta dell’Isis, hanno costruito un esperimento democratico di autogoverno estremamente avanzato, capace di mettere al centro il ruolo delle donne nel governo del territorio, nella conduzione militare, nella costruzione di una società nuova”. “Chiediamo all’esecutivo, al ministro degli esteri, di mobilitarsi in ogni sede internazionale perché venga scongiurato questo attacco, perché sia difeso chi ci ha difeso, chi ha difeso la libertà propria e di tutti noi. È il momento di scegliere, se vogliamo essere complici di un crimine di un regime come quello di Erdogan che incarcera intellettuali, giornalisti, insegnanti, deputati dell’opposizione colpevoli solo di difendere la democrazia o se vogliamo essere alleati di un popolo – conclude Fratoianni – che con fierezza ha resistito al califfato integralista”.

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