Roma. Mafia Capitale. Per la Cassazione, cade l’accusa di associazione mafiosa

Roma. Mafia Capitale. Per la Cassazione, cade l’accusa di associazione mafiosa

Non è un’associazione di stampo mafioso, ma la fusione di due associazioni per delinquere semplice, il sodalizio criminoso messo in piedi nel 2011 dall’ex esponente dei Nar Massimo Carminati e l’ex ras della cooperativa ’29 Giugno’ Salvatore Buzzi. Lo hanno deciso i giudici della sesta sezione penale della Cassazione che hanno ribaltato la sentenza di appello, facendo cadere il reato di mafia, e disponendo un nuovo processo solo per la rideterminazione delle pene nei confronti di una ventina di imputati. Soltanto per otto di loro, che avevano fatto ricorso alla Suprema Corte, le condanne (per reati minori) sono diventate definitive. Scagionati da tutto due imprenditori, ritenuti collusi, come Agostino Gaglianone e Cristiano Guarnera. Esultano le difese che gridano alla vittoria spiegando che “la mafia è una invenzione giuridica che in questo processo non doveva esistere”. Di fatto si è ritornati alla sentenza del tribunale che il 20 luglio del 2017, smentendo l’impostazione della procura di Roma, guidata da Giuseppe Pignatone, aveva fatto cadere l’accusa di associazione di stampo mafioso e non aveva riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso. Per il collegio giudicante presieduto all’epoca da Rosanna Ianniello, c’erano a Roma due associazioni per delinquere semplici, una capeggiata da Carminati e i suoi sodali, l’altra dallo stesso ex militante di destra assieme a Buzzi con i suoi collaboratori. Dello stesso avviso anche la Suprema Corte.

La Cassazione ha inoltre rigettato i ricorsi per i politici Mirko Coratti, ex presidente dell’Assemblea capitolina del Pd, il consigliere comunale del PdL, Giordano Tredicine e l’ex presidente del X Municipio, Andrea Tassone coinvolti nel processo Mafia Capitale, senza alcuna aggravante mafiosa o partecipazione ad associazione. Coratti era stato condannato in appello a 4 anni e 6 mesi con l’accusa di corruzione. La Corte d’Appello aveva invece condannato a due anni e sei mesi Tredicine e a 5 Tassone. Il ricorso dei tre è stato accolto dalla Cassazione solo in merito ad alcuni risarcimenti. In particolare Tassone e Coratti non dovranno risarcire il Partito democratico. Con la legge “spazzacorrotti” approvata dal governo Conte all’inizio del 2019, che prevede l’impossibilità per i condannati per corruzione a oltre due anni di carcere di accedere a misure alternative, adesso gli ex esponenti capitolini di centrodestra e centrosinistra rischiano il carcere.

Ecco il testo del dispositivo della sentenza della sesta sezione della Cassazione che ha stabilito l’inesistenza dell’associazione mafiosa agli imputati nel processo ‘Mondo di mezzo’: “Ritenuta la sussistenza di due associazioni, annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Guarnera Cristiano e Gaglianone Agostino per non aver commesso il fatto. Annulla inoltre la stessa sentenza nei confronti di Brugia Riccardo, Buzzi Salvatore, Caldarelli Claudio, Calvio Matteo, Carminati Massimo, Di Ninno Paolo, Garrone Alessandra, Gramazio Luca, Guarany Carlo Maria, Lacopo Roberto, Pucci Carlo e Testa Fabrizio Franco limitatamente al trattamento sanzionatorio per i reati associativi come riqualificati nonché nei confronti di Panzironi Franco quanto al ritenuto concorso esterno nel reato associativo”.

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