Roberto Biscardini. Il vero progetto è un partito socialista

Roberto Biscardini. Il vero progetto è un partito socialista

Il partito socialista nato più di un secolo fa ha finito di esistere nel 1993. Ma non è  finito il socialismo. Perché non è finito il bisogno di socialismo neppure nel nostro paese. E non perché alcuni testardi, militanti e protagonisti del socialismo di allora, non hanno rinunciato all’idea, ma perché basta girare in lungo e in largo, dal più sperduto e abbandonato comune della Calabria, fino alle più importanti e popolose città del nord, per capire quanto sia grande il bisogno di socialismo nella società. Bisogno di giustizia e di democrazia, di lavoro e di dignità.

Dopo tanti anni di discussioni, dibattiti, convegni, documenti e appelli, è adesso necessario tirare le fila, assumendo la necessità della ricostruzione di un nuovo partito socialista, senza bisogno di tanti aggettivi, come il vero progetto politico. Un progetto capace di unire tutti coloro che si riconosco nel valori socialisti, ambientalisti, liberaldemocratici ed anche del cristianesimo sociale. Ceti popolari poveri, ceti medi impoveriti, per dare risposta ad una domanda di socialismo oggi insoddisfatta. Un soggetto di ispirazione socialista, un soggetto di tipo federativo e organizzato, almeno in una prima fase, su base regionale. Una sorta di associazione delle associazioni, o federazione dei soggetti costituenti, che consenta a tutti di partecipare alla pari, non distruggendo o sacrificando tutto ciò che finora è rimasto in vita, ma anzi, per rimetterlo al servizio di un disegno più ambizioso.

Una risposta socialista alla  barbarie, riunendo in un patto federativo tutti coloro che ci stanno: organizzazioni politiche, culturali e sociali, in stretto rapporto con i corpi intermedi, i sindacati, il mondo del lavoro e della scuola soprattutto.

Una risposta alla domanda di rappresentanza politica di milioni di cittadini che oggi non sono rappresentati, né a livello nazionale né a livello locale.

Una risposta alla domanda di partecipazione democratica, espressione di tante energie  e piccole comunità, che ancora si ritrovano, si riconoscono e operano nelle forme che ancora sono possibili. Cellule di resistenza, nuclei autogestiti organizzati in fondazioni e circoli. E nell’era dei social, nei tanti siti, blog, testate online e pagine facebook che si sono moltiplicati negli ultimi anni in modo esponenziale.

Una rete di persone che generosamente si confronta, agisce, studia, scrive ed elabora progetti di grandissimo interesse e grande dignità. Piccole comunità che non hanno perso l’ambizione e il desiderio di fare politica, la voglia di fare battaglie di rilevanza nazionale o sul proprio territorio. Un patrimonio eccezionale di uomini e donne, di tutte le età, che aspetta solo di organizzarsi per poter dare il proprio contributo e riversare il proprio impegno in una nuova struttura politica organizzata. Quanti sono i cittadini tenuti insieme da queste diverse realtà? Difficile a dirsi. Ma certamente qualche centinaia di miglia di persone. Un piccolo esercito. Con una forza  paragonabile al numero degli iscritti di un partito di medie o grandi dimensioni. Parte di un popolo ancora più grande, quello che con senso di responsabilità sa scendere in piazza quando occorre, per rivendicare più lavoro e meno precarietà, nuove politiche ambientali, pace e solidarietà internazionale.

Il popolo del socialismo largo e unitario.

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