Renzi battezza il nuovo partito con tessere e statuto, mentre bacchetta il governo, come Salvini e Di Maio. Una tenaglia stretta attorno a Conte sulla manovra

Renzi battezza il nuovo partito con tessere e statuto, mentre bacchetta il governo, come Salvini e Di Maio. Una tenaglia stretta attorno a Conte sulla manovra

Dopo il nome, c’è anche il simbolo e l’atto costitutivo. Italia Viva, dopo la formazione dei gruppi in Parlamento, è un partito a tutti gli effetti. Ha anche una sua carta dei valori, redatta dai parlamentari Gennaro Migliore e Lisa Noja. La seconda giornata della decima edizione della Leopolda, la prima dopo la scissione dal Partito democratico, si chiude con uno show degno di un ‘talent’: Matteo Renzi avanza sul palco circondato dallo stato maggiore del nuovo soggetto politico, la musica ha toni epici e assordanti, dall’alto cala un pannello circolare che reca due ali fucsia, che sfumano verso l’arancio e il rosso, a sormontare il nome ‘Italia Viva’ in cui predomina, invece, il colore blu elettrico. “Non so se questo partito ha un leader, di sicuro ha una squadra”, dice Renzi trionfante.

Il riferimento è alle parole che Ettore Rosato pronuncia poco prima e che hanno il sapore di un nuovo attacco al Partito Democratico: “Ci attacca sul leader chi un leader non ce l’ha”. L’ultima fiammata in una giornata in cui dalla Leopolda sono partiti molto colpi in direzione del Nazareno. Prima con lo stesso Renzi che parla di “partito delle tessere e delle correnti”, poi Maria Elena Boschi e lo stesso Rosato a definire i dem come “il partito delle tasse”. E l’attacco di Maria Elena Boschi, non una qualunque, ai Dem è senza appello: “Il Pd sta diventando il partito delle tasse”, mentre “noi non siamo il partito delle tasse, noi le abbiamo sempre abbassate e vogliamo evitare che aumentino”. Renzi del Pd (oggi) non parla ma risponde, in una sorta di dialogo a distanza, al centrodestra di piazza San Giovanni. “Abbiamo una casa che resiste al populismo, alla demagogia, è a prova di ruspa, lo dico all’omonimo che da piazza San Giovanni continua a urlare contro di noi. E come se non bastasse questa casa ha dei valori”, affabula l’ex premier dal palco pochi minuti prima della presentazione del simbolo e dell’avvio delle iscrizioni on line al partito che in meno di un’ora, secondo fonti interne, toccano quota 1.500. Tiene sempre banco il tema del rapporto dentro la maggioranza ma Renzi oggi liquida la faccenda così: “Qualcuno dice che voglio staccare la corrente dal governo? No, voglio togliere le correnti dal nuovo partito”. Non ha cambiato idea su quota 100 (“Non ho niente contro chi vuole andare prima in pensione ma spendere 20 miliardi per anticipare di un anno la pensione a centomila persone è ingiusto”) ma è Rosato a dire che sarà Conte a scegliere “la strada migliore” per ridiscutere e modificare laddove necessario la legge di bilancio.

Esternazioni che provocano nuove tensioni nel governo, al punto che Andrea Orlando ed Emanuele Fiano evocano, senza mezzi termini, la fine anticipata dell’esecutivo e il voto.  Se Renzi e il suo partito deve “distruggere per esistere, il viaggio del Titanic è appena cominciato”, dice Emanuele Fiano che, pure, era stato una delle punte di diamante delle fila renziane. Ancor più duro Andrea Orlando: “Se gli alleati non vogliono più tentare questa scommessa lo dicano. Se qualche elemento di fiducia è venuto meno, che si dica” perché “non si può tenere in piedi un governo quando non ha la possibilità di governare”. Alla base delle nuove tensioni c’è la manovra, con il doppio braccio di ferro tra Conte e Luigi Di Maio, sulla guerra al contante, e fra Conte e Renzi, su Quota 100. Dal Movimento 5 Stelle arrivano rassicurazioni: la stima in Conte è immutata. Ma di fatto, è come se si fosse stretta una tenaglia attorno a Conte, che vede protagonisti i due Matteo, Renzi e Salvini, e lo stesso Di Maio, sulla stessa sponda contro il governo.

Il Movimento 5 stelle infatti rincara la dose: “Il regime forfettario non si tocca”. Mentre il sottosegretario al Mef, Alessio Villarosa, ritiene “doveroso convocare un vertice di maggioranza” e sottolinea che i tecnici del ministero dell’Economia e della Ragioneria, “ovvero chi realmente lavora sul tema, stima un recupero da evasione pari a zero nel caso in cui il tetto al contante passasse da 3.000 euro a 1.000 euro” invitando a iniziare dai grandi evasori. Tema su cui torna alla carica anche il capo politico M5s, Luigi di Maio: “Il carcere ai grandi evasori: per noi questo è un punto fermo, irrinunciabile. La priorità, oggi, è dare un segnale diverso dal passato e colpire i pesci grossi, colpire chi ha messo il Paese in ginocchio”. A spiegare la posizione di Italia viva è il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, capo delegazione nell’esecutivo. “Noi in quel Cdm ci siamo stati, non eravamo eterodiretti e abbiamo portato la posizione di tutta Italia Viva che era: no aumento delle tasse e risorse per le famiglie. Se oggi qualcuno pensa di presentare idee diverse, noi lì in quel Cdm abbiamo avuto posizioni chiare. Se noi diciamo che siamo contro quota 100 perché è uno spreco di risorse, non credo sia una novità”. Ma da Washington arriva l’altolà del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ribadisce che l’impianto della legge di bilancio non si tocca: “Il perimetro rimane lo stesso, i fondamentali della manovra sono quelli”.

I renziani assicurano che il governo andrà avanti, ma intanto attaccano Nicola Zingaretti e il Partito Democratico. Il popolo della Leopolda, però, si gode la sua “casa”. Così la chiama Renzi che la vede come “un luogo in cui rifugiarsi”, un luogo a prova di ruspe. Il messaggio è diretto alla piazza che, a 280 chilometri da Firenze, riunisce le destre attorno a Matteo Salvini. Il leader, poi, firma l’atto costitutivo assieme alla presidente, Teresa Bellanova, dalla quale riceve anche la prima tessera. Ed è sempre la ministra dell’Agricoltura a piantare nel vicino parco delle Cascine, l’albero di Renzi: per ogni tessera emessa, infatti, Italia Viva pianterà un albero. Quello di Renzi è anche il protagonista di questa Leopolda oltre ad essere l’albero simbolo dell’Italia: il corbezzolo. Nella carta dei valori, che gli iscritti avranno un mese per emendare, è contenuto anche un abbozzo di programma: si va dalla completa parità di genere ai diritti umani, dalla centralità delle imprese a crescita e piena occupazione, ai giovani e alla cultura come valori fondamentali del Paese. Una carta dei valori che comincia con la parola ‘donne’ e finisce con la parola ‘futuro’. Quello che, dopo il cannoneggiamento renziano, la maggioranza cerca di scorgere tra la polvere.

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