Moscopoli. La puntata di Report svela i retroscena dei rapporti della Lega con Mosca e viene censurata. Mirabelli, Pd: “fatti allarmanti”

Moscopoli. La puntata di Report svela i retroscena dei rapporti della Lega con Mosca e viene censurata. Mirabelli, Pd: “fatti allarmanti”

Come ci si attendeva, vista la decisiva importanza dell’argomento, l’inchiesta televisiva di Report sulla cosiddetta Moscopoli, andata in onda lo scorso 21 ottobre ha aperto un vero e proprio scontro politico, e una spaccatura nel consiglio di amministrazione della Rai. Due lati della stessa medaglia: da una parte, l’inchiesta di Report che svela una serie di retroscena inquietanti nei legami di alcuni personaggi della Lega con Mosca; dall’altra, il tentativo di censurare l’inchiesta con argomentazioni miserevoli, e dunque di mettere nuovamente il bavaglio alla libera stampa.

La sintesi della puntata di Report e le reazioni politiche

La parte dell’inchiesta di maggior impatto è il racconto dell’incontro del 18 ottobre 2018 al Metropol hotel di Mosca tra persone appartenenti alla Lega, tra cui Gianluca Savoini, e alcune persone di nazionalità russa, con lo scopo esplicito di finanziare in modo illecito la Lega. Report afferma che Savoini ha tessuto negli anni rapporti intensissimi con Murelli, una delle figure più importanti del neofascismo milanese; con Aleksandr Dugin, fondatore del partito nazional bolscevico russo e sostenitore della fine della democrazia liberale; Konstantin Malofeev, finanziatore di partiti di estrema destra in Europa, fondatore di una “Santa Alleanza” tra le associazioni ultratradizionaliste russe e le più potenti fondazioni della destra religiosa americana, nonché persona cui è stato vietato l’ingresso nell’area Schengen. Di fronte a queste rivelazioni, è partita un’interrogazione parlamentare firmata dai senatori Pd Franco Mirabelli e Dario Parrini, nella quale si chiede “quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare al fine di fare al più presto chiarezza sui fatti allarmanti sopra riportati, che, al di là delle loro eventuali implicazioni penali, appaiono gravemente lesivi della sovranità del nostro Paese e tali da destabilizzare le radici e i valori fondanti della nostra democrazia”. Nella parte espositiva dell’ interrogazione, che prende spunto dall’inchiesta di Report, si ricostruiscono le varie tappe della vicenda, secondo quanto rivelato da diverse inchieste giornalistiche. “Il quadro che emerge dall’inchiesta giornalistica di Report – sottolinea l’interrogazione – mostra come i legami sempre più numerosi che la Lega ha stretto negli anni con forze estremiste di destra, sia in Russia che negli Stati Uniti, facciano parte di un progetto internazionale, alimentato da moltissimo denaro, finalizzato al chiaro obiettivo di destabilizzare l’Europa”; “la ricostruzione fatta da Report dei rapporti intessuti dalla Lega da quando Salvini ne diventò il segretario – aggiungono i senatori del Pd – mostra l’esistenza di un disegno finalizzato alla nascita di un asse internazionale tra forze estremiste di destra, in cui Salvini e la Lega appaiono spesso come pedine”. Il tentativo è dunque quello di portare il caso Moscopoli all’interno del dibattito parlamentare.

La discussione nel Consiglio di amministrazione della Rai e l’attacco della destra leghista a Report: “violata la par condicio”

Contro il programma si sono scagliati i consiglieri in quota centrodestra, ovvero Igor De Biasio (Lega) e Gianpaolo Rossi (FdI). I due hanno chiesto all’amministratore delegato, Fabrizio Salini, di verificare la violazione della par condicio, visto il voto per le Regionali in Umbria di domenica.  E l’amministratore delegato Rai, Fabrizio Salini – secondo quanto si apprende – ha difeso Report in consiglio di amministrazione, appellandosi alla difesa della libertà di informazione. E sulla vicenda è intervenuto anche il Consigliere indipendente, perché eletto dai lavoratori Rai, Riccardo Laganà. per il quale “il diritto di cronaca, che trova il suo fondamento nell’articolo 21 della Costituzione, è sacrosanto. E non è in alcun modo comprimibile, tantomeno in funzione delle numerose tornate elettorali che si susseguono durante l’anno nel nostro Paese”. Per il consigliere Laganà, “Report è un pilastro del servizio pubblico e riconosciuto modello di riferimento europeo del giornalismo di inchiesta. A Sigfrido Ranucci e a tutti i colleghi che compongono la sua squadra editoriale e tecnica va tutto il mio supporto e apprezzamento”. Sulla vicenda interviene anche l’associazione Articolo21, che si chiede: “se a dar fastidio sia stata la ricostruzione di fatti, tempi e interlocutori coinvolti nel caso Metropol o piuttosto la rete globale che sarebbe tenuta insieme dai soldi (miliardi di dollari) distribuiti a decine di fondazioni, associazioni e partiti per tutto il continente, per causare la deflagrazione dell’Unione europea e dei diritti, umani e civili, su cui si regge”.

La generale indignazione per l’attacco alla libertà di stampa dei due consiglieri Rai

Per il segretario del Pd Nicola Zingaretti “nel servizio pubblico si difenda la libertà di espressione”. “Se qualcuno deve esprimere opinioni diverse o fornire versioni alternative – scrive su twitter – ha il diritto di farlo. Ma censurare non può farlo nessuno #reportrai3”. Il vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, Primo Di Nicola, M5S, afferma in una nota: “Apprendo che durante il Consiglio di amministrazione della Rai che si è svolto oggi i consiglieri di Lega e Fratelli d’Italia hanno attaccato pesantemente la trasmissione ‘Report’ per il servizio andato in onda sulla cosiddetta ‘Moscopoli’. Attaccare in questo modo la libertà di informazione e la libertà di inchiesta – puntualizza – è un attacco all’articolo 21 della Costituzione che lascia veramente senza parole. La mia solidarietà a tutti i giornalisti della Rai e a ‘Report'”.

“In Italia può succedere che dirigenti leghisti scappino dalle domande dei giornalisti, ultimo caso l’inchiesta di Report. E poi nelle stanze del potere cerchino di vendicarsi scatenando i propri pretoriani, come hanno fatto oggi al cda della Rai” afferma Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu dopo le proteste dei consiglieri della destra nel Cda della Rai contro Report. “Invece di spiegare all’opinione pubblica – prosegue il parlamentare di Leu – i loro atti e il perché delle loro frequentazioni imbarazzanti a livello internazionale, si inventano pretesti per cercare di mettere la museruola ai giornalisti con la schiena diritta.” “È la destra italiana – conclude Fratoianni – bellezza!”. Ai giornalisti di Report la nostra solidarietà.

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