Moneta elettronica, cuneo fiscale e svolta ecologista. Intervista ad Angelo De Mattia

Moneta elettronica, cuneo fiscale e svolta ecologista. Intervista ad Angelo De Mattia

Il premier Giuseppe Conte ed il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, hanno presentato agli italiani le linee guida della nota di aggiornamento del documento di Economia e Finanze, varato dal Consiglio dei Ministri. Scongiurato l’aumento dell’Iva, impegno sulla lotta all’evasione fiscale, svolta “green”, taglio del cuneo fiscale.

Ne parliamo con Angelo De Mattia, che vanta una lunga carriera in Banca d’Italia, dove è stato anche segretario particolare del governatore Fazio, e che oggi dirige l’ufficio studi della Fondazione Generali.

Si parla tanto di moneta elettronica e della necessità di tracciare i pagamenti, limitando l’uso del contante. Ma basta questo per la lotta all’evasione in mancanza di una politica precisa contro le grandi aziende che eludono le tasse? Non c’è il rischio che, alla fine, si vada a rimestare in quel che avanza delle cartelle esattoriali degli italiani?

No, non è affatto sufficiente se l’obiettivo è quello di una lotta organica all’evasione. È stato opportuno che il governo abbia rimosso l’idea di tassare l’utilizzo del contante, cosa che avrebbe comportato una serie di conseguenze negative. Opportuno anche eliminare il meccanismo “bonus-malus”, cioè vantaggi a chi utilizza la moneta elettronica e svantaggi per chi usa il contante. Vedremo come verrà esplicitata l’iniziativa all’interno della legge di bilancio, da osservare con attenzione la sua traduzione pratica. Valutando comunque positivamente l’incentivazione della moneta virtuale c’è da evidenziare che il passaggio dal contante alla moneta elettronica richiede anzitutto un cambiamento culturale, la diffusione di una alfabetizzazione finanziaria, un rapporto diverso con le banche. È un cambiamento radicale cui non si arriva dall’oggi al domani.

Come ho detto la lotta all’evasione non si può esaurire in questa innovazione. Essa, per essere realmente efficace, implica l’adozione di altri strumenti: sanzioni amministrative e penali nonché il controllo sull’utilizzo del contante. Attenzione, non limitazioni nell’uso della moneta, ma un controllo sulle cosiddette “operazioni anomale”. Va anche implementata la fatturazione elettronica che ad oggi ha dato risultati molto incoraggianti. Bisogna fare attenzione al momento in cui si forma l’evasione, come nel caso della redazione dei bilanci. Con questo va data attenzione all’emersione del sommerso, di quella che l’ex governatore di Bankitalia Fazio definiva “economia grigia”, che non può essere portata avanti solo con un’azione antievasione, ma ha bisogno anche di incentivi.

Infine va portata avanti una revisione della legislazione tributaria. Sono passati oltre 40 anni dall’ultima riforma fiscale. Su quel ceppo si sono susseguite norme a pioggia che hanno creato un insieme intricato di provvedimenti. Occorre fare ordine per mirare ad una funzione di impulso e di sana incentivazione dell’economia, agendo sia sulle imposte dirette che su quelle indirette.

Cuneo fiscale. Secondo le stime del governo si dovrebbero recuperare 2.7 miliardi a partire dal 2020. La CGIL è stata, per bocca del vicesegretario generale Vincenzo Colla, molto critica. Il sindacato afferma che il taglio del cuneo fiscale non è sufficiente a far ripartire la domanda interna…

Colla ha ragione. Anzitutto per l’importo. Inizialmente erano previsti 5 miliardi, poi questa somma è stata ridimensionata. Irpef, investimenti, produttività, occupazione sono altre criticità. Dovremmo vedere concretamente il disegno di legge, ma al momento quello che è emerso non è quello che sarebbe stato auspicabile per dare un forte impulso agli investimenti.

Se il rapporto tra deficit e pil è fissato al 2.2%, cosa che comporta 14 miliardi di deficit, vorrà dire che finora le relazioni con l’Europa non sono riuscite ad andare oltre. Bisognerebbe fare un tentativo per ottenere una sia pure circoscritta “golden rule”, cioè l’esclusione degli investimenti dal vincolo di pareggio del bilancio. I tentativi fatti in passato hanno trovato la Commissione europea uscente su posizioni negative. Ma oggi la Commissione è un’altra. Il versante degli investimenti e della produttività, quindi della crescita, fissata allo 0,6%, è inadeguato, pur tenendo conto delle difficoltà oggettive, dell’eredità e della breve esistenza in vita di questo governo. Qualche altro passo in avanti potrebbe essere fatto, instaurando, nei rapporti con l’Europa, un confronto per comprendere cos’altro potrebbe essere riconosciuto all’Italia.

Il “Green New Deal”. Il governo ha promesso un piano per l’ambiente, capace di riallineare la produzione alla luce della sostenibilità ambientale. Sorge un dubbio: come fa un paese che non ha nemmeno un piano industriale, quindi non sa dove andare, a riorientare la produzione? Non c’è il rischio che il “green new deal” si riveli una serie di misure scollegate che non faranno bene né all’ambiente, né all’economia?

Bisognerà vedere come verrà strutturato il piano e come si tradurrà in posizioni concrete sia di normativa che di policy. Il fatto di averlo previsto è comunque positivo. Potrebbe essere l’occasione giusta per promuovere, a partire dai prossimi anni, una sorta di “ristrutturazione” industriale. In altre epoche la ristrutturazione è stata sollecitata, e solo parzialmente realizzata, dopo che vi erano state vicende particolarmente rilevanti per l’economia. Ad esempio, dopo i due shock petroliferi degli anni ’70 e dei primissimi anni ’80, vide la luce una legge sulla riconversione industriale. Allora dominava una visione statalista, che informò pienamente di sé quel provvedimento, ma oggi un’operazione che affronti da un lato la sostenibilità ambientale e dall’altro faccia i conti con il mercato è un’opportunità per includere nel “Green New Deal” una ristrutturazione del sistema produttivo italiano.

 

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