La Turchia ha lanciato l’offensiva contro i curdi nel nord-est della Siria, una carneficina chiamata “Fonte di pace”. Condanne da tutto il mondo. Solo domani il consiglio di sicurezza Onu

La Turchia ha lanciato l’offensiva contro i curdi nel nord-est della Siria, una carneficina chiamata “Fonte di pace”. Condanne da tutto il mondo. Solo domani il consiglio di sicurezza Onu

La Turchia ha lanciato l’offensiva contro i curdi nel nord-est della Siria. “L’esercito turco ha avviato con l’Esercito siriano libero (Els) l’operazione Fonte di pace contro le organizzazioni terroristiche Isis e Pkk-Ypg”, ha twittato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ignorando tutti gli avvertimenti che nelle ore precedenti gli erano arrivati dai leader mondiali, compreso quello del presidente russo, Vladimir Putin. “Il nostro obiettivo”, ha spiegato Erdogan, “è eliminare il corridoio usato dai terroristi e costituire al nostro confine Sud una regione di pace e serenità”. Gli F-16 turchi hanno colpito alcune postazioni curde a Ras al-Ayn, Tall Abyad e Ayn Issa. Sono le zone da cui i militari americani si sono ritirati lunedì scorso, in seguito all’accordo tra Erdogan e Trump, che oggi ha ribadito la sua contrarietà all’intervento Usa in Medio Oriente. “E’ la peggiore decisione mai presa nella storia del nostro Paese”, ha twittato il capo della Casa Bianca. Gli Usa – ha continuato – sono “andati in guerra su premesse false e ora confutate, per le armi di distruzione di massa. Non ce n’erano!”. Ad eccezione di Trump, la condanna internazionale per l’offensiva turca è stata pressoché unanime. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, hanno espresso “preoccupazione per l’iniziativa unilaterale”. La Francia ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell’Onu, il cui presidente, Jerry Matthews Matjila, ha invitato a “proteggere i civili”. Il presidente della Commissione Ue uscente, Jean-Claude Juncker, ha chiesto alla Turchia di “agire con moderazione e fermare l’operazione già in corso”. Ma solo l’Olanda convoca l’ambasciatore turco, e non si comprende per quale ragione non lo seguano altri stati europei. Il ministro degli Esteri olandese, Stef Blok, infatti, ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore turco all’Aja dopo l’avvio dell’operazione turca contro i curdi nel nord della Siria. “I Paesi Bassi – scrive Blok in un tweet – condannano l’offensiva turca nel nordest della Siria. Ho convocato l’ambasciatore turco, facciamo appello alla Turchia perché non prosegua nella strada intrapresa”.

Condanne da tutti, tranne che dal segretario generale della Nato Stoltenberg: “l’azione sia misurata e proporzionata”

“Guiderò gli sforzi al Congresso per far pagare a Erdogan un alto prezzo” per la campagna militare nel Nord-Est della Siria contro i curdi, ha minacciato il senatore repubblicano, Lindsey Graham, acerrimo oppositore della decisione di ritirare le truppe dalla regione siriana. Per il primo vice presidente della commissione Esteri della camera alta del Parlamento russo, Vladimir Dzhabarov, si tratta di “un’aggressione all’integrità territoriale e alla sovranità siriana”. Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, si è mostrato più cauto nei confronti del Paese membro con il secondo esercito più grande dopo gli Stati Uniti con una dichiarazione beffarda e incredibile: “Comprendiamo le esigenze di sicurezza della Turchia. Chiediamo che l’azione sia proporzionata e misurata, che non destabilizzi la regione e che non porti sofferenze ai civili”. La Germania teme “il rischio di resuscitare” l’Isis. Intanto il direttorato turco per gli affari religiosi (Diyanet) ha annunciato che domani in tutte le moschee della Turchia sarà letta la preghiera di “Fatih Sultan Mehmet”, il sultano ottomano chiamato “il conquistatore”, protagonista della presa di Istanbul nel 1453 per auspicare la vittoria dell’esercito turco nell’operazione militare “Fonte di pace”.

Il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, chiede alla Turchia di interrompere immediatamente ogni azione militare

Lo ha detto a margine della mini plenaria di Bruxelles rispetto all’offensiva avviata oggi da Ankara nella parte nord-orientale della Siria. “Chiedo con forza alla Turchia di interrompere immediatamente ogni azione militare. C’è una popolazione che ha già sofferto duramente, non dobbiamo metterla in condizione di avere altre sofferenze”, ha dichiarato Sassoli. “Che si fermi questo intervento che non sarà mai una soluzione ai problemi che abbiamo. La comunità internazionale, l’Unione europea, le sue istituzioni, chiedono che questo intervento si fermi e si discuta la possibilità anche di un cuscinetto di sicurezza, ma certamente va fatto nella pace, nella stabilità, nel dialogo”, ha aggiunto.  “La comunità internazionale si muova, credo che debba essere fatto ogni sforzo per evitare di aumentare le sofferenze di popolazioni che già hanno sofferto molto”, ha spiegato Sassoli rispondendo a chi gli ha fatto presente le difficoltà dell’Unione europea ad avere una voce unitaria nella vicenda.

La denuncia degli attacchi e delle vittime da parte della forze siriane democratiche e la protesta curda in centro a Roma, ‘fermate Ankara’

Le Forze siriane democratiche, la coalizione militare a guida curda, hanno denunciato attraverso il loro account Twitter “intensi bombardamenti da parte di aerei turchi su postazioni militari e villaggi civili a Tal Abyad, Sere kanye, Qamishlo e Ain Issa”, nel nord della Siria. Secondo le informazioni riportate sul social network, inoltre, due civili sarebbero stati uccisi da bombardamenti turchi nel villaggio di Misharrafa (Ras Al-Ain). “No all’occupazione turca in Siria” si legge su un grande striscione, “contro ogni fascismo” e “viva la resistenza kurda” su altri cartelli: nel giorno dell’attacco sferrato da Ankara nel nord della Siria, va in scena a Roma la protesta della comunità curda residente in Italia, che sceglie la centralissima piazza Barberini per urlare la propria indignazione contro la mossa del presidente turco Erdogan e contro il presidente Usa Trump, e anche per chiedere all’Italia di intervenire a favore della pace. “Per cinque anni – afferma la giovane Beritan Dumaz – la resistenza curda contro l’Isis è stata fondamentale. E ora dopo tutti questi sacrifici ci sentiamo traditi. L’America si fa sempre portavoce di diritti per poi abbandonarci e dare via libera alla Turchia. Chiediamo che l’Italia interrompa ogni rapporto con Ankara, soprattutto se riguardano la vendita di armi”. In piazza sono arrivati anche molti simpatizzanti, italiani e non, della causa curda. “Io ritengo schizofreniche le mosse di Donald Trump – dice ad esempio l’americano Patrick Boylan dell’organizzazione Us citizens for Peace and Justice -. Quello che è chiaro è che senza l’appoggio degli Stati Uniti i curdi rischiano il genocidio”. Oltre a Roma, i curdi hanno manifestato anche a Milano e nei prossimi giorni, da qui al 12 ottobre, sono in programma altri raduni, di cui dà notizia la Rete Kurdistan Italia, in diverse città: a Genova, Torino, Empoli, Pisa, Padova, Bari, Bologna, Firenze, Catania, Bolzano, Udine, Parma, Napoli e Cosenza.

L’arcivescovo greco-melkita Jeanbart: “Si rischia un grande massacro con tanti morti innocenti. Provo una grande pena. Una cosa inumana da parte di Erdogan”

Da Aleppo, a parlare al Sir è l’arcivescovo greco-melkita, mons. Jean-Clement Jeanbart. L’eco dell’operazione turca contro i curdi del Pkk/Ypg e i terroristi dello Stato Islamico nel nord della Siriano, la terza in territorio siriano, dopo quelle del 2016 e 2018, è arrivata anche nella città martire siriana. Il presidente turco Erdogan l’ha chiamata ‘Primavera di pace’ e invece, sottolinea con amarezza il presule, “è un’altra fonte di guerra di cui avremmo fatto volentieri a meno. È terribile”. L’idea turca di creare una zona cuscinetto lunga quanto tutto il confine siro-turco, circa 500 km, e profonda circa 40 km, “ci preoccupa perché sarebbe un Paese dentro un altro Paese”. Senza dimenticare che “questa zona occuperebbe una delle aree più ricche di risorse della Siria, acqua, petrolio, gas, campi fertili”. L’intenzione di Erdogan di “reinsediare circa 2 milioni di siriani, rifugiati in Turchia, in questa safe zone, rischia di provocare un terremoto demografico. I curdi saranno costretti a lasciare le loro terre e case ai rifugiati creando i presupposti per delle tensioni interne continue. Credo che sia una cosa inumana”. Per l’arcivescovo, “ci sono i margini per arrivare ad un’intesa tra le parti così da salvaguardare le diverse richieste. Invece è stata scelta la soluzione militare. Il rischio adesso è quello di un vero e proprio massacro con tanti morti innocenti. I curdi non cederanno e combatteranno fino allo stremo. Spero che si possa tornare a dialogare per trovare una soluzione pacifica, un compromesso che garantisca la sicurezza a tutte le parti in campo”.

 

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