La riforma per la riduzione dei parlamentari è una ferita alla democrazia rappresentativa. Diritto a essere informati, diritto primario da conquistare

La riforma per la riduzione dei parlamentari è una ferita alla democrazia rappresentativa. Diritto a essere informati, diritto primario da conquistare

Nasce il Comitato per il No a sostegno dello svolgimento del referendum per bocciare la riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari. Tra i proponenti figurano diversi ex parlamentari ma anche eletti alle Camere attualmente in carica. L’obiettivo è annullare la decisione del Parlamento di ridurre il numero dei parlamentari. Intanto, il Partito Radicale ha già depositato in Cassazione la richiesta di referendum confermativo sulla riduzione del numero dei Parlamentari. Restano 88 giorni per raccogliere 500.000 firme a meno che il referendum non lo richiedano un quinto dei membri di una delle due camere oppure da cinque consigli regionali. Almeno l’80 per cento degli italiani – così assicurano i sondaggi demoscopici – è favorevole alla riduzione dei parlamentari. Sono troppi, lavorano poco e lavorano male; costano alla collettività una cifra esorbitante… Dopo anni e anni di battaglie condotte contro la “casta” – e spesso giustificatamente – questo sembra essere l’umore e il “sentire” della pubblica opinione: una semina che produce un raccolto micidiale, il rigetto nei confronti di chiunque faccia politica, a prescindere, individuato e percepito, sempre e comunque, come un mangia-pane-a-tradimento.

Ma c’è chi dice no. No a questo tsunami populista-demagogico che sembra travolgere tutto. No ai processi sommari e indiscriminati. No a quella logica che vuole tutti i politici divisi in due sole categorie: i ladri disonesti; e quelli che ancora non sono stati scoperti. Un pugno di parlamentari pronuncia questo no (e si potrebbe sospettare per ragioni corporative: un minor numero di senatori e deputati comporta una minore probabilità di essere eletti); ma anche il Partito Radicale che motivi di questo genere non ne dovrebbe avere. Era ancora vivo Marco Pannella, quando i radicali decisero di inserire nel loro Statuto la norma (articolo 1) secondo la quale “il Partito Radicale non si presenta in quanto tale e con il proprio simbolo a competizioni elettorali”. Chi è presente in Parlamento lo fa a titolo personale, se è iscritto; o in quanto doppia tessera, se milita anche in altre organizzazioni politiche. Comunque senza vincolo; e senza poter pretendere di rappresentare o intervenire per nome e per conto del Partito Radicale. I radicali sono schierati in prima fila contro questa riforma; giorni fa hanno depositato presso la Corte di Cassazione una richiesta di referendum abrogativo. “Accade”, risponde il segretario radicale Maurizio  Turco, intervenuto a una conferenza stampa che illustra l’iniziativa “che per non essere anti-popolari, a volte si debba apparire impopolari”. Bel calembour. Resta la domanda: perché non convince la riduzione dei parlamentari? “È evidente che oggi, come dice il ministro di Luigi Di Maio, il 90 per cento sia per la riduzione del numero dei parlamentari, che non è un grande risultato, vista l’assenza di dibattiti, mentre la propaganda è stata al 100 per cento a favore della riduzione. I mezzi di comunicazione, a cominciare dalla RAI che ne ha anche l’obbligo, dovranno quindi fare quello che da tempo hanno dimenticato: rispettare il diritto dei cittadini ad essere informati”. Gira e rigira è sempre il chiodo dell’informazione quello che si batte…

“È la questione essenziale. Sono già disponibili sul sito del Partito Radicale, www.partitoradicale.it i moduli e le istruzioni per la raccolta delle firme per convocare il referendum. Chiunque potrà scaricarli e cominciare a raccogliere le firme che dovranno essere depositate in Cassazione il 9 gennaio 2020. Questo vuol dire che la parte più importante della campagna di raccolta firme si svolgerà durante le feste natalizie. Una tempistica perfetta per ostacolare al massimo la partecipazione dei cittadini”.

Il referendum confermativo è il solo modo per fermare questa riforma costituzionale ‘imposta’ dai grillini, prima al programma di governo gialloverde, ora a quello giallorosso. L’altro modo è una richiesta sottoscritta da almeno un quinto dei parlamentari. C’è chi ha già manifestato l’intenzione di promuovere la richiesta tra deputati e senatori. Si vedrà se ai cittadini verrà consentito di potersi liberamente esprimere su una questione così importante, e che non è riducibile, come vorrebbero far credere i grillini, a mera questione di risparmio. Invocata e acclamata dal Movimento 5 Stelle e da tutte le espressioni dell’antipolitica (subita per pavidità dalle alter forze politiche nel timore di essere impopolari), la riduzione dei parlamentari, così come viene presentata e motivata, rischia seriamente di infliggere un colpo mortale alle istituzioni della democrazia rappresentativa, e snaturare con un vulnus non sanabile il ruolo eletti-elettori che già versa in grave crisi di credibilità. Due Camere più piccole costituirebbero innanzitutto difficoltà per le minoranze politiche e sociali; e finiranno con essere penalizzati molti territori (quelli appenninici, ma anche alcune aree del sud o dell’arco alpino; per non parlare delle rappresentanze degli italiani all’estero).

La riduzione dei parlamentari comporta inevitabilmente una ridefinizione dei collegi elettorali, ampliandoli ulteriormente. Già oggi il parlamentare rende conto poco e male al suo elettore; con la riforma questo “controllo” diventerà inesistente. Per contro il parlamentare diventerà ancora più “prigioniero” dell’organizzazione politica, schiavo di logiche oligarchiche, anche perché non è ancora ben chiaro quale sarà la riforma elettorale, e se vi si metterà mano. Se a questo si aggiunge lo spettro del “vincolo di mandato”, ben visto da M5S e centro-destra, il quadro è completo. Questa riforma, spiega Turco, lascia intatti tutti i vizi del nostro bicameralismo e l’irrazionalità del procedimento legislativoNella sostanza, è inutile, se non dannosa. Ma, come si ostina a ripetere, il problema è innanzitutto quello di “conoscere per poter deliberare”: l’aurea regola coniata dal liberale Luigi Einaudi nelle sue “Prediche inutili” è più che mai valida. “E non vale solo per il referendum sulla riforma per la riduzione dei parlamentari. Non vale per i radicali soltanto. Il servizio pubblico è un diritto di tutti. Che sia finalmente assicurato è un dovere verso tutti gli utenti”. In questo senso si preannunciano azioni specifiche. “È questo”, dicono a Torre Argentina, “l’impegno prioritario”.

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