Il presidente Draghi lascia la Bce e avverte: “Il principale rischio è la recessione. I paesi ad alto debito agiscano in modo efficace e tempestivo”. Italia intenda. E lancia la Teoria monetaria moderna

Il presidente Draghi lascia la Bce e avverte: “Il principale rischio è la recessione. I paesi ad alto debito agiscano in modo efficace e tempestivo”. Italia intenda. E lancia  la Teoria monetaria moderna

Lunedì, con una semplice cerimonia, Mario Draghi, dopo otto anni, lascia la Banca centrale europea e Francoforte dove ha sede. Se ne va lasciando in eredità un avvertimento per i governi europei: una valutazione “positiva dei tassi negativi”  visti i “miglioramenti nell’economia”. E avverte: “il principale rischio è quello di una recessione globale e nella zona euro”. E invita i paesi ad alto debito ad “agire in modo efficace e tempestivo”. Tornerà in Italia? Assumerà un incarico in qualche altro Istituto economico? Se ci fosse bisogno e non è escluso, visti i rapporti al lumicino volendo essere generosi fra le forze politiche che hanno dato vita al governo giallorosso, c’è chi parla di una sua possibile candidatura a premier che potrebbe essergli affidata in caso di crisi. Una cosa è certa, non andrà in pensione.

Sul  futuro scherza. “Chiedetelo a mia moglie”. Intanto la Bce riacquista titoli di Stato

Ma lui, sul suo futuro scherza e dice: “Chiedetelo a mia moglie”. Altra cosa certa è che prima di andarsene ha compiuto un altro atto, molto importante, confermando il riavvio degli acquisti dei titoli di stato dal primo novembre al ritmo di 20 miliardi al mese “finché è necessario – afferma la nota della Bce – a rafforzare l’impatto di accomodamento dei suoi tassi di riferimento”. Fatto molto importante che nella nota della Bce non viene fissata una data di scadenza. Insomma ancora una boccata di ossigeno offerta dalle scelte di Draghi che hanno salvato l’euro e l’Europa, i paesi aderenti, ed ora passano nelle mani della erede del governatore, Christine Madeleine Odette Lagarde, nata Lallouette (Parigi, 1º gennaio 1956). Politica e avvocata francese, esponente dell’UMP, Unione per un Movimento popolare, a partire dal 2007 è stata ministra dell’Economia, dell’Industria e dell’Impiego. Nel 2011  nominata direttrice del Fondo monetario internazionale, dopo le dimissioni del connazionale Dominique Strauss-Kahn, e riconfermata per altri cinque anni nel 2016. Il 2 luglio 2019 è stata designata dal Consiglio Europeo a succedere a Mario Draghi alla Presidenza della Banca centrale europea, carica che assumerà il 1º novembre 2019.

Il quantitative easing proseguirà, ma qualche nuvola può essere in arrivo

Draghi verrà ricordato per il quantitative easing, l’acquisto di titoli di Stato e, assicurano negli ambienti bancari sia europei che americani, questa politica proseguirà con la Lagarde con un rilancio  della politica di Draghi. Gli analisti di Bank of America parlano della “fine di un’era molto importante”, non prevedono mutamenti  di politica monetaria. Tutti gli strumenti restano sul tavolo, la Bce è pronta ad agire.  Ma qualche preoccupazione compare visto che la politica di Draghi ha incontrato non pochi ostacoli. Si fa notare che il  Governing council ha osteggiato, sostenuto da  Germania, Olanda e Francia, la riattivazione del Qe. Una frattura che, si sussurra a Francoforte, rischia di condizionare l’avvio del mandato di Lagarde. Ancora, gli esperti di Abn Amro Bank, fanno notare che le stime per il 2020 sembrano essere ottimistiche, a cominciare dall’inflazione. I banchieri della banca olandese ritengono che sarà necessario mantenere ancora un clima da “colombe” per  garantire che ulteriori stimoli potrebbero essere attivati, se necessario. In Abn Amro, ad esempio, si aspettano che a dicembre i tassi sui depositi delle banche scenderanno di altri 10 punti base e che in marzo sarà necessario annunciare un incremento del Qe.

Piano di rifinanziamento a lungo termine a sostegno della liquidità delle banche

Torniamo a Draghi. Lunedì quando lascerà ufficialmente la Bce non ci dovrebbero essere novità nel passaggio dei poteri alla Lagarde. Del banchiere italiano verranno ricordati i provvedimenti più importanti: il Piano di Rifinanziamento a lungo termine (LTRO), per sostenere la liquidità delle banche in un periodo caratterizzato da sofferenze, il taglio dei tassi d’interesse fino a portarli in negativo, per sostenere  una politica ultra accomodante, lo sblocco del Meccanismo europeo di stabilità (ESM),  il  Fondo salva-Stati, studiato per porre rimedio a crisi debitorie dei Paesi del Blocco. Infine il  Quantitative easing, con cui l’Eurotower riacquista i titoli di Stato  dalle banche immettendo liquidità da destinare al finanziamento di famiglie e imprese. Un programma che, nonostante le resistenze tedesche, ha immesso nel sistema – sino a fine 2018 – circa 2.600 miliardi di euro, pari a quasi il 20% del Pil dell’Unione europea.

Potremmo chiudere qui con qualche cenno di ottimismo sulla nuova gestione della Bce. Ma qualche nuvoletta, se così si può dire, potrebbe addensarsi e calare sull’edificio che la ospita. Draghi, in questi ultimi tempi, notano taluni commentatori, lo ha fatto anche di fronte al Parlamento europeo, si è posto il problema se  la politica monetaria  dell’oggi, immissione di denari da parte della Bce nel sistema bancario privato, via acquisto di titoli di Stato, sia  il sistema migliore per la banche centrali per affrontare i problemi che sono presenti. Ed ha parlato di cambiamenti climatici, disuguaglianze “sempre più evidenti” e non solo nei paesi più poveri. La sua risposta è stata “no”.

Se la Banca centrale stampasse direttamente denaro fresco. Lagarde scettica

Draghi si è addentrato ad esaminare una particolare teoria economica, nota negli ambienti degli studiosi come MMT (Modern Monetary Theory, in italiano Teoria Monetaria Moderna).  Se applicata cambierebbe la struttura stessa dell’economia. Tradotto in termini abbordabili anche da chi non è addentro al dibattito teorico che si va sviluppando e le cui tracce compaiono sui media attraverso i più avvertiti commentatori significa  che  invece di  dare i soldi alle banche e da queste allo Stato tramite l’acquisto dei suoi bond qui è la banca centrale che finanzia direttamente la spesa pubblica stampando denaro fresco. Verrebbe meno  il ricorso al debito e alcun governo potrebbe dire che mancano i soldi per la spesa pubblica. La moneta necessaria sarebbe stampata direttamente. Ha detto Draghi ai parlamentari che “il Consiglio direttivo della Bce è aperto a idee come la Modern Money Theory”, osservando che sono più vicine alla politica fiscale e dovrebbero essere attuate dai governi. Ha citato un recente studio dell’ex vicepresidente della Federal Reserve Stanley Fischer – consigliere del dottorato di Draghi – in cui si dice che le banche centrali dovrebbero immettere moneta “direttamente nelle mani di chi spende nel settore pubblico e privato”. Poi ha precisato che “sono oggettivamente idee piuttosto nuove che non sono state discusse dal Consiglio Direttivo; le dovremmo considerare, ma non sono state testate”.

E la Lagarde come la pensa? Scrivono  i giornalisti “bene informnati”  che qualche mese fa la Lagarde ha detto: “Non pensiamo che la teoria monetaria moderna sia una panacea. Non pensiamo che alcun Paese sia attualmente in una posizione grazie alla quale quella teoria potrebbe portare del buon valore in una maniera sostenibile”. Poi ha precisato, “Se un Paese si trova in una trappola della liquidità e c’è una deflazione, in tali circostanze potrebbe funzionare per un breve periodo di tempo”.

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