Fausto Vighi. Quel maledetto settembre 1939

Fausto Vighi. Quel maledetto settembre 1939

1° settembre – Alle 4,45 la Wehrmacht attacca la Polonia puntando su Varsavia dal nord, dal sud e dall’ovest.

Alle 11, al Reichstag, Hitler annuncia che «rispondiamo col fuoco al fuoco polacco».

A sera gli anglo-francesi ammoniscono la Germania a interrompere i combattimenti e a ritirare le truppe, altrimenti sarà guerra.

Mussolini ottiene da Hitler un telegramma che lo esclude temporaneamente dall’intervento. Il telegramma di Hitler, pubblicato con grande evidenza dalla stampa fascista, è ignorato dai giornali tedeschi.

II consiglio dei ministri riunito alle 15,30, approva l’ordine del giorno della “non belligeranza” italiana, preparato da Ciano. La neutralità dell’Italia viene definita “non belligeranza”, per salvare la faccia. Particolare degno di rilievo: i guerrafondai del consiglio dei ministri – tra cui Starace, e Alfieri – abbracciano Ciano e gli dicono che ha reso un gran servizio all’Italia.

È abolito l’oscuramento, ordinato “per esercitazione” nelle principali città italiane, il 30 agosto.

 2 settembre – Nuovo tentativo di Ciano e Mussolini per evitare l’estendersi del conflitto. Forse Hitler sarebbe disposto a fermarsi dove è arrivato… II Ministro degli Esteri francese, Bonnet, accetterebbe, ma la fermezza di alcuni ministri inglesi costringe Chamberlain, alle 22, a prendere una decisione.

Le truppe tedesche, all’offensiva, tagliano il corridoio. Altre truppe tedesche, giunte via mare, occupano Danzica, nonostante la resistenza polacca.

3 settembre – L’ambasciatore di Gran Bretagna a Berlino, Henderson, alle 9,30 presenta un ultimatum alla Germania. Scade alle 11, ma alle 11,15 – solo allora – Chamberlain decide di annunciare alla nazione che la Gran Bretagna è in guerra con la Germania.

Alle 17 si muove anche la Francia, il cui ultimatum è stato presentato a Berlino alle 10,20 del mattino.

La guerra germano-polacca assume dimensioni europee.

6 settembre – II governo polacco abbandona Varsavia e si rifugia a Lublino.

7 settembre – Il gen. Pariani – capo di S.M. dell’Esercito – rivela il ministro per gli Scambi e le Valute, Felice Guarnieri, di avere risolto il problema di rifornire d’oro la Banca d’Italia. Si deve fare una puntata (con una divisione motorizzata non meglio specificata) e «in venti giorni avremo l’oro della Banca di Francia».

II capo della Polizia, Bocchini, parla con Bottai, ministro dell’Educazione Nazionale (Pubblica Istruzione), e definisce Starace un teppista «che si era lavorato perfino i carabinieri, che non avevano più il coraggio di dire la verità».

8 settembre – A Roma si dà già per occupata Varsavia (mentre i tedeschi sono solo nei pressi della città), ma tanto basta ad esaltare Mussolini, il quale crede di poter fare da mediatore di una pace tra Germania, Gran Bretagna e Francia, essendo venuta meno l’esistenza della Cecoslovacchia.

A Trieste, nottetempo, alcuni teppisti in camicia nera rimuovono dal suo piedistallo nel giardino pubblico il busto di bronzo dello scrittore Italo Svevo e ci scrivono su, a vernice: «Giudeo, il bronzo sia dato alla Patria». Poi per completare l’opera sporcano con escrementi umani l’opera d’arte.

Sul fronte occidentale gli anglo-francesi non accennano a muoversi.

A Norimberga, durante il processo dei criminali nazisti, il gen. Halder – capo di S.M. dell’Esercito tedesco – dirà che se gli Alleati avessero attaccato, quando i tedeschi erano impegnati in Polonia, avrebbero varcato il Reno e occupata la Ruhr (regione d’importanza decisiva per la condotta della guerra) senza che la Wehrmacht lo potesse impedire. II gen. Westphal, dal canto suo, aggiunse che durante il mese di settembre non ci fu un solo carro armato tedesco sul fronte occidentale…

9 settembre – L’ambasciatore ungherese a Roma dice a Ciano che i tedeschi hanno chiesto di far transitare per l’Ungheria loro truppe dirette in Polonia. II suo governo non vuole acconsentire perché ciò significherebbe l’occupazione di fatto dell’Ungheria. A Mussolini l’ambasciatore ungherese dice poi che tutto il mondo sarebbe gravemente minacciato (Italia compresa) qualora la Germania vincesse la guerra. A Vienna già si canta una canzone con le parole «… domani andremo a Trieste». Secondo Ciano, Mussolini è rimasto scosso dalle parole dell’ungherese e dice al conte-genero: «Se la Germania vince prima di Natale, va bene. Se no, perde la guerra». II prefetto di Milano al Duce: «… la popolazione (…) non nutre entusiasmo per una guerra…».

Goering parla agli operai di una fabbrica di Berlino e annuncia la mobilitazione di tutti i tedeschi, maschi e femmine, dai 16 anni in su.

A Mosca, l’ambasciatore tedesco, su istruzioni di Ribbentrop, invita i russi a intraprendere un’azione militare e occupare la loro parte di Polonia (secondo il patto russo-tedesco). Mosca risponde temporeggiando.

Le forze polacche che sono tra Posen e Varsavia, al comando del gen. Kutrzeba, sferrano un violento contrattacco costringendo un’armata tedesca (l’8ª di Blaskowitz) a ritirarsi. È l’unico successo di rilievo polacco in tutta la campagna.

10 settembre – L’ambasciatore italiano a Berlino (Attolico) riferisce al Duce lo stato d’animo dei tedeschi nei confronti dell’Italia. Essi, dopo la dichiarazione di non belligeranza, accusano gli italiani di essere spergiuri e traditori. Il Duce, irritatissimo, vuole che la stampa tedesca pubblichi il telegramma “liberatorio” che Hitler gli inviò a suo tempo e che fu tenuto segreto in Germania.

De Bono, che ha ispezionato la frontiera occidentale, dice a Ciano che le nostre difese «non potrebbero arginare un attacco francese».

Hitler ordina alla Wehrmacht di chiedergli esplicita autorizzazione se essa intende attaccare i francesi sul fronte occidentale o, con l’aeronautica, la Gran Bretagna. È evidente che Hitler trattiene la Wehrmacht perché spera ancora di negoziare con le potenze occidentali. Il capo di S.M. dell’Esercito tedesco Halder annota nel suo diario che un gruppo di SS massacrano a colpi di pistola un certo numero di ebrei polacchi precedentemente ammassati in una sinagoga. Gli assassini, che erano aggregati all’Armata del gen. Knechler (Wehrmacht), furono sottoposti a corte marziale e condannati a un anno di reclusione. La mite sentenza, tuttavia, fece comprendere a Himmler che lo sterminio degli ebrei poteva avvenire solo con la tacita approvazione o con la quiescenza dell’Esercito. Di qui il passo che il vice di Himmler compirà il 19 settembre (vedere a quella data).

Bottai, nel suo diario, riferisce che a Bergamo una compagnia di alpini ha protestato contro la guerra, gettando a terra i fucili, e aggiunge che «l’eguale mi diceva Lantini (ministro delle Corporazioni) di gruppi di richiamati in Toscana».

11 settembre – L’Ungheria non concede il passaggio, attraverso il proprio territorio, alle forze armate tedesche.

Secondo Ciano, Mussolini vorrebbe fare una dichiarazione pubblica di neutralità italiana (che dovrebbe essere concordata coi tedeschi).

12 settembre – Grazzi, ministro d’Italia ad Atene, riceve dal Duce istruzioni per un riavvicinamento con la Grecia, «Paese troppo povero (per Ciano, in quel momento) per essere da noi concupito». Non passeranno 13 mesi perché la musica cambi.

13 settembre – Lord Halifax scrive al Duce, auspicando di avere buoni rapporti con lui anche per il futuro. Risposta “molto cordiale” di Mussolini attraverso Ciano.

II capo della polizia, Arturo Bocchini, riferisce al Duce che il Paese è fondamentalmente antitedesco. Secondo Ciano, «i germanofili si contano sulle punta delle dita. E sono oggetto di disprezzo».

14 settembre – Ciano scrive ad Halifax accennando ad una possibile azione del Duce «per ristabilire la pace».

Goering, parlando con un diplomatico italiano a Berlino, preannuncia un prossimo intervento della Russia in Polonia.

Si combatte sempre con violenza in Polonia, dove le formazioni corazzate tedesche sono penetrate nelle difese esterne di Brest-Litovsk. II forte capitolerà il 17 settembre.

15 settembre – Mussolini ritiene ancora possibile un accordo che ponga fine alla guerra europea. Ciano, invece, prevede «un conflitto aspro, duro, lungo. Molto lungo».

Graziani manifesta il suo pessimismo sulle condizioni dell’esercito mentre Pariani è più che mai ottimista. Tra tanta disparità di vedute s’inserisce il Minculpop, imponendo ai giornali di pubblicare in prima pagina, con titolo su tre colonne, la notizia del varo della corazzata «Impero», dicendo «che è la nave da battaglia più potente del mondo». La corazzata, ancora in cantiere al termine del conflitto, venne demolita.

L’esule antifascista Francesco Saverio Nitti, già presidente del Consiglio, scrive a Mussolini invitandolo a rompere l’alleanza con Hitler, perché «la vittoria della Germania sarebbe la rovina completa dell’Italia».

II governo polacco si porta alla frontiera con la Romania.

Secondo passo dell’ambasciatore tedesco a Mosca perché i russi intervengano in Polonia (vedi 9 settembre) e altra risposta interlocutoria di Molotov.

16 settembre – Si parla con insistenza di un imminente intervento russo in Polonia e, anche, di un colpo di mano tedesco in Romania.

Il comando superiore della Marina tedesca (OKM) smentisce categoricamente che il transatlantico inglese «Athenia» (con 1.400 passeggeri, tra cui molti americani) sia stato silurato la sera del 3 settembre da un sommergibile tedesco causando la morte di 112 persone tra cui 28 americani. Ma I’OKM saprà poi, il 27 settembre, al rientro dell’U-30 da una lunga missione, che questo sommergibile aveva affondato l’«Athenia». Fu deciso di mettere a tacere la cosa, piuttosto di ammettere con franchezza l’errore compiuto da un inesperto comandante di sommergibile. Ma, fatto più grave, l’organo del partito nazista – il “Woelkischer Beobachter” – doveva tornare sull’argomento il 23 ottobre e accusare Churchill dell’affondamento per avere egli fatto collocare una bomba a tempo a bordo della nave.

17 settembre – Alle 5,40 antimeridiane unità sovietiche attraversano il confine polacco. Poca la resistenza polacca, limitate le perdite russe. Si avranno incidenti coi tedeschi, quando le truppe russe raggiungeranno la linea di demarcazione tra la sfera tedesca e la sovietica lungo la linea dei fiumi Narew-Vistola-San.

L’ambasciatore polacco a Mosca viene avvertito che non esistendo più, di fatto, la Polonia, I’URSS ha ordinato alle sue truppe di varcare la frontiera e prendere sotto la sua protezione vita e beni delle popolazioni dell’Ucraina occidentale e della Russia bianca occidentale.

Ciano fa un dispetto alla Germania, assicurando l’ambasciatore polacco Wieniawa che i profughi dalla Polonia avrebbero trovato «ospitalità» e assistenza in terra italiana. E fu proprio così: centinaia di soldati polacchi, provenienti dalla Jugoslavia via Romania, attraversarono l’Italia su speciali vagoni che andavano da Postumia-Milano-Modane, e spesso il viaggio fu gratuito.

Un sommergibile tedesco affonda la portaerei inglese “Courageous.

18 settembre – Rapporto dell’OVRA di Milano che ha sentito il polso del “popolino”, degli intellettuali e anche dei fascisti: «…invece di addossare la colpa di quanto avviene e di quanto può avvenire di più grave all’Inghilterra, si mormora, si impreca più o meno velatamente contro Hitler che sarebbe la causa di una catastrofe mondiale».

II maresciallo Caviglia è chiamato a palazzo Venezia, perché Mussolini vuole conoscere il suo pensiero. Il vincitore di Vittorio Veneto gli parla con schiettezza e gli dice che l’Italia ha il «diritto di non entrare in guerra» a fianco della Germania.

Poco dopo Ciano riferisce al suocero di aver saputo dal gen. Guzzoni che le nostre forze veramente efficienti al momento consistono in 10 divisioni, le altre 35 sono rabberciate alla meglio. «II Duce ha ammesso che era così…».

19 settembre – Hitler parla a Danzica, mentre a poca distanza ancora tuona il cannone. Egli accusa gli inglesi di avere spinto la Polonia contro la Germania, ma a giudizio di Ciano il discorso può essere definito «moderato e, forse, precursore dell’offensiva di pace». Altra annotazione di Ciano: «II Duce era lusingato che il Führer lo avesse nominato due volte».

Heydrich, il principale collaboratore di Himmler capo di tutte le polizie tedesche, in visita al Comando supremo dell’esercito, espone al gen. Wagner – capo dell’amministrazione delle forze armate tedesche in Polonia – i piani delle SS per i polacchi, che consistono nel «far piazza pulita degli ebrei, dell’intellighentia, del clero e della nobiltà». L’esercito, invece, vorrebbe che la «piazza pulita» fosse fatta dopo il ritiro dell’esercito stesso dalla Polonia e quando questa sarà rimessa all’amministrazione, il che dovrebbe avvenire ai primi di dicembre.

Comincia il bombardamento di Varsavia, che continuerà sino all’alba del 27 settembre. I tedeschi non consentono ai polacchi di far evacuare la città dai civili.

20 settembre – Ciano dà agli «amici croati» (i fautori dello smembramento della Jugoslavia, ossia Ante Pavelic e i suoi complici) centomila franchi svizzeri – somma enorme per quei tempi – perché facciano propaganda nel senso voluto dal fascismo.

Chamberlain risponde alle parole pronunciate da Hitler a Danzica assicurandolo che la Gran Bretagna continuerà la guerra sino alla sconfitta di Hitler. Analoga risposta sarà data, il giorno successivo, da Daladier a nome della Francia.

Mussolini riceve il gen. Guzzoni, che comanda le truppe d’Albania, e gli chiede: «Come state ad artiglierie?». Guzzoni risponde che tutti i pezzi erano residuati della guerra ’15-’18 e Mussolini esclama: «Lo so, lo so. Ma io ho dato tre miliardi per rinnovarle». II che era vero solo parzialmente, e in ogni caso il primo blocco di 632 pezzi da 149/19 doveva essere consegnato entro il luglio 1942.

21 settembre – Dalla polizia politica di Genova alla direzione generale: «vengono captate, più volentieri, le notizie trasmesse, specie in lingua italiana da Londra, Parigi, Monteceneri che non quelle dell’EIAR (la RAI di allora). È da tener presente che nel ’39 gli abbonati all’EIAR erano 1.194.846 e gli ascoltatori stimati circa 6.000.000.

II primo ministro romeno Calinescu viene assassinato a Bucarest da fascisti locali. Durissime reazioni in tutta la Romania.

Heydrich trasmette all’alto comando dell’esercito tedesco i suoi piani di «piazza pulita» riguardo agli ebrei e dichiara che la «soluzione finale» richiederà tempo e dovrà essere tenuta «assolutamente segreta». In definitiva, il piano prevede la costituzione nelle grandi città del Governatorato di ghetti, ove dovranno essere rinchiusi gli ebrei polacchi.

22 settembre – Secondo Bottai, i federali hanno ricevuto «l’ordine di rimettere in uso manganelli e olio di ricino».

Anche Ciano è allarmato da «questo squadrismo estemporaneo e sui generis» e mentre si ripromette di parlarne col Duce (si prepara il siluro per Starace), chiama il segretario del pnf e gli dice «che certi suoi sistemi non estirpano l’antifascismo: lo creano». Starace, detto anche “il cretino obbediente”, non replica con la risposta più naturale possibile: che l’antifascismo non c’è bisogno di crearlo, perché è già in vita da anni e prospera più che mai. In ogni caso, se si sono tirati fuori i manganelli, non è colpa di Starace, come si può notare nella prossima giornata.

23 settembre – Mussolini parla ai gerarchi bolognesi, convocati a palazzo Venezia e dà loro il compito di «ripulire gli angolini dove – talora minimizzandosi – si sono rifugiati i rottami massonici, ebraici, esterofili dell’antifascismo…». È una parola d’ordine per tutto il fascismo. Nessuno deve pensare che, divenuto una comparsa nella politica internazionale, il fascismo abbia perso la sua carica di violenza, la sua animosità antidemocratica. Ma c’è di più. II Duce avverte che «se e quando io apparirò al balcone e convocherò ad ascoltarmi l’intero popolo italiano, non sarà per prospettargli un esame della situazione, ma per annunciargli (…) decisioni, dico decisioni, di portata storica».

È evidente una ripresa bellicista in Mussolini, anche se spera ancora in una soluzione pacifica del conflitto.

24 settembre – Ciano ancora una volta conferma, con una annotazione nel suo diario, che Mussolini «ormai conosce a fondo le deplorevoli condizioni di impreparazione del nostro esercito».

Massiccio bombardamento aereo di Varsavia (con 1.500 aerei) ma la velina del Minculpop si raccomanda che in prima pagina appaia una nota contro il «lei».

25 settembre – I giornali italiani, con tutto quello che accade in Europa, sono invitati a rafforzare la campagna contro l’uso del «lei».

 26 settembre – Corrono voci al Ministero degli Esteri italiano di un accordo segreto tra URSS e Germania, che deve portare i russi negli Stati baltici. Ciano è indignato perché da Berlino «more solito, niente ci viene comunicato».

27 settembre – Capitolazione di Varsavia, però i resti dell’esercito polacco seguiteranno a battersi sino al 2 ottobre. Ribbentrop parte per Mosca dovendosi procedere alla definitiva spartizione della Polonia e decidere la fine degli Stati baltici.

L’URSS lascia la Lituania ai tedeschi e ottiene in cambio Lublino, Lvov e Bialystok. L’indomani queste modifiche vengono consacrate con un trattato di amicizia e definite in un secondo protocollo segreto aggiunto al patto di non-aggressione.

Roma, come sempre, è tenuta all’oscuro di tutto.

Bottai da Mussolini, gli dice – a quel che pare – le sue impressioni negative sul discorso ai gerarchi bolognesi; poi da Ciano per discutere la situazione interna: il Paese odia Starace (ma Starace non è l’immagine pubblica del fascismo?) e tra i gerarchi già si parla di chi lo sostituirà.

Hitler, che ha fatto sapere per vie traverse di essere pronto a firmare la pace con l’Inghilterra (vedi anche la dichiarazione russo-tedesca del 28 settembre), convoca i capi della Wehrmacht e li informa che è sua decisione «attaccare ad occidente quanto prima possibile, finché l’esercito franco-britannico è ancora impreparato». Data dell’attacco: 12 novembre.

28 settembre – Ribbentrop è a Mosca e Ciano è inquieto: «Ancora siamo al buio completo. Ma molti sintomi – negli Stati baltici e in Bessarabia – non fanno prevedere niente di buono. Quell’uomo (Ribbentrop) è sinistro, e la sua influenza sugli eventi è estremamente pericolosa».

Clamorosa dichiarazione pacifista, firmata a Mosca da Molotov e Ribbentrop, in cui è detto tra l’altro che i governi del Reich e dell’URSS dopo avere «definitivamente sistemato i problemi derivanti dallo sgretolarsi dello Stato polacco (…) esprimono la loro comune convinzione che sarebbe nel vero interesse di tutti i popoli por fine allo stato di guerra tra la Germania, la Francia e l’Inghilterra. Per cui i due governi rivolgono i loro comuni sforzi (…) al raggiungimento di questo fine (…). Se però gli sforzi dei due governi non dovessero avere successo, ciò dimostrerà che l’Inghilterra e la Francia sono le responsabili per la continuazione della guerra (…)».

In Boemia e Moravia ricorrendo la Festa del patrono San Venceslao, i patrioti decidono di non acquistare, in quel giorno, i quotidiani in vendita nelle edicole. È ovvio che si tratta di giornali asserviti ai nazisti e il gesto, clamoroso, irrita i tedeschi. Per costringere i cechi a rileggere i loro giornali, i tedeschi non trovano di meglio che pubblicare le liste degli ostaggi da essi fucilati con pretesti di ogni genere.

29 settembre – Dopo le notizie da Mosca Mussolini ritiene quasi impossibile qualsiasi soluzione pacifica nella quale gli fosse concesso di assumere la posizione di mediatore. D’altra parte, quale accordo si potrebbe trovare tra chi si è spartito la Polonia e chi è determinato a ripristinare lo Stato polacco qual era prima dell’aggressione nazista?

30 settembre – Ribbentrop propone a Roma: 1°) un incontro tra Hitler e Mussolini a Monaco; 2°) un incontro a Berlino tra lui e Ciano; 3°) un incontro al Brennero tra Hitler e Ciano. Ciano convince Mussolini a spedirlo a Berlino, dove egli intende battersi «come un leone per conservare la pace del popolo italiano».

AI Consiglio dei ministri neppure un accenno alle vicende europee. Bottai commenta: «singolare governo, all’oscuro. È solo a caso che si coglie, qua e là, qualche segno». In Boemia e Moravia, nell’anniversario del patto di Monaco i movimenti antinazisti invitano la popolazione a boicottare i mezzi di trasporto pubblico e organizzano scioperi nelle fabbriche e nelle scuole. La replica poliziesca non si fa attendere ed è spietata.

(da Patria indipendente n. 14/15 del 17 settembre 1989)

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