Elogio del presidente Mattarella per il viaggio negli Stati Uniti. Una lezione di cultura per Trump, un’amicizia solida con i Dem, un incontro “ispiratore” con gli scienziati italiani

Elogio del presidente Mattarella per il viaggio negli Stati Uniti. Una lezione di cultura per Trump, un’amicizia solida con i Dem, un incontro “ispiratore” con gli scienziati italiani

Memorabile il viaggio negli Stati Uniti del Presidente della Repubblica Mattarella, e per tante ragioni, che qui cercheremo di riepilogare. Memorabile e degno di nota, al punto che non possiamo far altro che tessere gli elogi del nostro Capo dello Stato, che in ogni occasione ha mostrato al mondo, e agli Stati Uniti, quale sia la vera forza della cultura europea, della sua tradizione storica e filosofica, del suo posto sul pianeta. Con fermezza e determinazione, Mattarella ha esposto i capisaldi della cultura europea: solidarietà, pace, amicizia tra i popoli, giustizia sociale. E lo ha fatto in ogni suo incontro, sia col presidente americano Trump, che con la speaker democratica del Congresso, Nancy Pelosi, sia durante gli incontri nella Silicon Valley, in California. E sempre ha mostrato come l’onestà intellettuale, rispetto a tutte le vicende affrontate, la verità resa pubblica degli eventi, siano le caratteristiche di un vero statista del XXI secolo. A cominciare da quanto è accaduto durante la conferenza stampa congiunta col presidente Trump.

Le distanze tra il Capo dello Stato e l’inquilino della Casa Bianca sono emerse plasticamente nella conferenza stampa congiunta

Sui dazi, Trump ha ribadito che l’Unione Europea ha tratto vantaggi iniqui e lo ha fatto con toni poco incoraggianti rispetto alla professione di fede nel negoziato e nella ricerca della soluzione manifestata dal Presidente della Repubblica. “No a spirali ritorsive che danneggerebbero l’economia” ha avvertito Mattarella, mentre Trump è apparso cercare un ‘risarcimento’ per il fatto che “l’Europa si è approfittata della debolezza dei miei predecessori”. Anche sul versante della difesa comune, Trump non ha esitato, già nello Studio Ovale (a tratti divenuto quasi lo sfondo di un comizio contro i democratici Usa) a richiamare i partner Nato a rispettare gli impegni nei budget di spesa (arrivare al 2%), sottolineando che l’Italia, come, fra gli altri, la Germania, ancora non li centra. All’ennesima lunga spiegazione sui dazi da parte dell’ospite, Mattarella ha stoppato con la mano la nuova domanda di una giornalista al presidente americano e, seppure con garbo, ha voluto dire la sua. Meglio cercare un “confronto collaborativo” piuttosto che avviare una spirale di “provvedimenti ritorsivi” ha detto il nostro Capo dello Stato. Che ha ricordato come i dazi siano frutto di una decisione del Wto sui finanziamenti europei ad Airbus ma tra sei mesi lo stesso Wto si pronuncerà quasi certamente in modo analogo sui finanziamenti americani a Boeing: il rischio è che allora sarà comunque necessario trovare “un punto di incontro, tanto vale cercare di trovarlo subito”. Insomma “le tensioni commerciali non giovano a nessuno, una reciproca imposizione di dazi tra paesi europei e Usa è dannosa per entrambi i fronti”. Ma Trump, che pure ha assicurato di voler “valutare le rimostranze” italiane indicando in Francia e Germania i principali colpevoli della escalation commerciale, non ha fatto alcuna marcia indietro. Ha proseguito nel rivendicare di essere “l’unico presidente” che è stato in grado di chiedere un risarcimento di 7,5 miliardi di dollari per il caso Airbus, ha detto che il caso Boeing “è diverso” e che intanto i dazi partiranno. Unico spiraglio lasciato aperto, oltre alle dichiarazioni di stima verso Mattarella e alla garanzia che valuterà le sue richieste, la speranza dichiarata da Trump che la nuova guida europea sia meno severa contro gli Usa rispetto a quella di Jean-Claude Juncker. Il sereno è invece tornato sul 5G, tema caro oltreoceano, tanto che Trump ha espresso il suo “plauso” per la legislazione italiana e Mattarella ha spiegato che “l’Italia è molto attenta alle esigenze di sicurezza nazionale”, vuole mantenere rapporti con la Cina ma con condizioni di parità e di rispetto della proprietà intellettuale. E se anche sugli F35 non sembra esserci nessuna divergenza, sul tema della Nato gli Usa continuano a chiedere al nostro Paese di aumentare il contributo. Eppure Mattarella ha respinto l’ennesima richiesta ricordando che siamo il quinto contributore in termini finanziari e il secondo in termini di uomini e mezzi. Anche sull’attacco turco, le divergenze sono state evidenti anche alla conferenza stampa a cui ha assistito il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, in prima fila. Se per Trump Siria e Turchia “sono millenni che si fanno la guerra, se la devono risolvere da soli”, per Mattarella l’attacco è stato “un errore” che l’Italia “condanna” e che rischia di rivitalizzare l’Isis. E come non ricordare quella miserevole gaffe di Donald Trump quando ha riferito dell’amicizia degli Usa con l’Italia durante la conferenza stampa,  secondo la quale “Italia e Stati Uniti sono uniti da un comune patrimonio politico e culturale che risale a migliaia di anni fa, all’antica Roma”. Una dichiarazione che ha fatto ridere il mondo intero.

Ma proprio nel discorso è emersa l’altra visione del mondo: Mattarella ha tenuto il punto sui rapporti transatlantici ma soprattutto sull’Europa come faro della nostra politica estera

Un’Europa bistrattata durante tutta la conferenza stampa del numero uno della Casa bianca. Se per gli Usa la Ue ormai è diventata “unfair”, si è “approfittata” nei commerci con l’altra sponda dell’Atlantico e va dunque punita con 7,5 miliardi di dazi che faranno arrivare “una montagna di soldi ai cittadini e agli agricoltori americani”, per Mattarella l’Unione europea “oltre che un motore di crescita e prosperità, è per noi – così come l’Alleanza Atlantica – una ‘comunità di destino’ che si fonda su valori e diritti condivisi con gli Stati Uniti”. Non un accidente, dunque, ma un destino a cui l’Italia è legata indissolubilmente perché ritiene che solo in Europa e in una Europa che dialoga con gli Usa ci siano “stabilità e pace” e dunque benessere. Da una parte Trump è apparso concentrato solo sugli Usa, sulla loro economia, che deve essere difesa dagli assalti di Cina e Ue, dimenticando il ruolo di potenza geopolitica tanto da spiegare che “non vogliamo più essere i poliziotti del mondo”. Dall’altra Mattarella ha difeso ancora una volta il multilateralismo ed ha ricordato che è stato proprio su impulso degli Usa, grazie al loro “protagonismo” che sono nati l’Onu e i primi passi dell’Unione europea. Esiste nei fatti una “leadership del mondo libero esercitata con responsabilità dagli Stati Uniti d’America”, ha ricordato il Capo dello Stato come a sottolineare che ne consegue una responsabilità da cui è difficile sfilarsi. Una leadership esercitata anche recentemente in Afghanistan, in Iraq, nei Balcani, nel Corno d’Africa, nel Sahel e contro l’Isis che ci si attende venga esercitata, insieme nei fori internazionali, anche nel Mediterraneo e nel Medio Oriente: “Auspichiamo che, in questi ambiti, Stati Uniti e Italia sappiano compiere insieme i passi necessari ad assicurare stabilità e pace”. Due visioni diverse, dunque, pur tra amici.

All’indomani della conferenza stampa alla Casa Bianca con Donald Trump, il presidente Mattarella ha il volto più disteso e sicuramente sorridente

L’ultimo giorno a Washington, prima di partire per San Francisco, Mattarella lo dedica a un colloquio tête-à-tête con la Speaker della Camera, Nancy Pelosi, la stessa che ha sbattuto la porta in faccia a Trump. Sono vari i temi affrontati, soprattutto quello della questione siriana, su cui gli States si dividono, oltre all’approccio a una Europa che Trump non perde occasione di attaccare. In questo quadro complicato il Capo dello Stato non si scompone e tiene il punto su tutti i dossier che hanno visto irrigidirsi il rapporto “di lunga amicizia” tra Italia e Usa. Il primo è la necessità di mantenere saldi i rapporti tra l’Unione e gli States, un “asse fondamentale per la stabilità globale”. La tipologia di governi, inoltre, sottolinea Mattarella avvicinano i due continenti che con i Parlamenti rappresentano il “cuore pulsante della democrazia”. Il fronte comune si sviluppa anche in altri ambiti dove l’Italia ha un ruolo centrale e fondamentale nella Nato. Mattarella ricorda, soprattutto a Trump, l’impegno “comune che ha importanza cruciale per portare stabilità nei teatri più sensibili”. E il ruolo italiano nel Mediterraneo è in “prima linea, in coordinamento con alleati e partner”. Il riferimento evidente è a quel ‘battere cassa’ che il presidente americano in merito all’impegno nel Patto atlantico. E a cui Mattarella ha replicato ricordando la presenza italiana ” in Afghanistan – a lungo con il secondo contingente più numeroso dopo quello americano – dove ha offerto prova concreta del proprio impegno contro il terrorismo e della propria vicinanza al popolo americano dopo la tragedia dell’11 settembre”. Il legame transatlantico è proprio al centro del colloquio di Mattarella con Pelosi, un legame che entrambi chiedono vada “rispettato e protetto da ogni minaccia”. Per questo durante il colloquio sono passate in rassegna alcune delle più significative attività dell’Alleanza Atlantica, con l’inquilino del Colle che ne ha sottolineato la particolare importanza nel mondo bipolare davanti alle sfide asimmetriche di oggi. Pelosi, si apprende dal colloquio, ha messo in luce infine il peso del ruolo italiano all’interno della Nato, “partner più forte”. Insomma una comunione di intenti e visioni con i democratici, sulla quale Trump non è stato tenero.

Infine il viaggio nella Silicon Valley raccontato da una scienziata italiana: “Mattarella ci ha ispirati”

“Erano più di 30 anni che un presidente della Repubblica italiana non veniva nella Silicon Valley. La visita di Mattarella dopo tanto tempo ha riacceso la speranza in noi emigrati negli Stati Uniti. Ci ha fatto sentire parte del nostro Paese, non abbandonati e ancor più intenzionati a rilanciare l’Italia, raccogliendo il meglio della Silicon Valley” ha detto Alessandra Lanzara, palermitana di nascita, full time professor del dipartimento di Fisica dell’Università di Berkeley dal 2002, tra i quattro invitati ‘emigranti d’onore’ presenti al pranzo ristretto con il presidente della Repubblica Mattarella durante l’Italy-Usa Innovation Forum, svoltosi venerdì nell’università di Stanford a Palo Alto, in California, in una sala del Centro Alumni. “Sono positiva perché è la prima volta che la Silicon Valley accoglie politici che hanno fatto un discorso che ‘ci ha ispirati’. Il punto, come dice Luca Maestri, vicepresidente e direttore finanziario di Apple (uno dei 4 ‘cervelli della Silicon Valley’ che insieme alla Lanzara, a Maria Grazia Roncarolo, docente dell’Università di Stanford e Andrea Calcagno, calabrese con laurea in ingegneria a Pisa, fondatore start up Cloud4wi, ha incontrato Mattarella) è che si parla sempre di fuga dei cervelli ma noi non siamo cervelli in fuga. Siamo una risorsa ‘per e sull’innovazione’. Noi possiamo ridare indietro all’Italia. Guardate ad esempio Napoli, dove Apple ha aperto un centro di innovazione”.

“E perché – afferma infine la professoressa di Berkeley lanciando la provocazione – non ragionare in termini utili per il nostro paese anche all’inverso: sostenendo politicamente e concretamente la realizzazione di un polo italiano nella Silicon Valley di innovazione scientifica ed industriale, congiunto con le istituzioni americane per creare e favorire un processo di scambio sulle ricerche avanzate e l’industria. Un progetto a cui stiamo lavorando, sotto la guida del console generale Ortona, per creare il know how necessario per l’Italia, perchè purtroppo ancora manca nel nostro Paese il passaggio dalla ricerca all’innovazione scientifica e industriale”, anticipa la scienziata, leader nella ricerca mondiale sui ‘materiali del futuro’ che guideranno l’avvenire di vari settori dall’industria elettronica, all’energia, al trasporto. Ecco, anche per queste testimonianze il viaggio di Mattarella negli Usa non può che muoverci all’elogio.

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