Di Maio attacca la Costituzione. Vuol colpire le forze politiche, il loro ruolo, i cittadini che ne sono partecipi. Il caso Umbria, le alleanze, il no a Zingaretti. Il ritorno di Grillo

Di Maio attacca la Costituzione. Vuol colpire le forze politiche, il loro ruolo, i cittadini che ne sono partecipi. Il caso Umbria, le alleanze, il no a Zingaretti. Il ritorno di Grillo

È passata quasi sotto silenzio l’affermazione più volte ripetuta dal capo dei Cinque Stelle nonché ministro degli esteri, già vicepremier, ministro del Lavoro e ministro per lo Sviluppo nel precedente governo, il Conti1 in accoppiata con Salvini Matteo, secondo cui, di  fatto, ha valore universale quanto scritto nel patto siglato con il Pd per le elezioni in Umbria. Rispondendo, via giornalisti che lo intervistavano a proposito della proposta di un patto di alleanza nazionale, a livello di governo, di Regioni e di Enti locali, avanzata dal segretario del Pd, Zingaretti, intervistato da Skytg24, ha così risposto: “Dopo l’accordo con  il Pd per le regionali in Umbria non sono in questo momento all’ordine del giorno altri patti regionali, né tantomeno nazionali”. “A me più che i patti interessano i fatti. In Umbria chi vota Vincenzo Bianconi vota un candidato che non ha una tessera  di partito. Il patto – ha precisato Di Maio – è che se vince Bianconi nessun assessore sarà di un partito, ma saranno scelti tra le migliori personalità presenti”. Affermazione gravissima quasi che gli iscritti ad un partito  fossero degli appestati. Forse lo stesso Di Maio non ha avvertito che si tratta, se così avvenisse, di un vulnus alla Costituzione. Forse non lo hanno avvertito neppure i dirigenti del Pd che in Umbria hanno sottoscritto il patto. Di fatto si tratta di una pesante discriminazione che colpisce i cittadini. Discriminazione  e offesa visto che “tra le migliori personalità presenti”, come scritto nell’accordo umbro, non ci potrebbero essere i cittadini con “tessera di partito”.

Il  neoministro degli Esteri oltre ad imparare le lingue legga la Costituzione

Forse il Di Maio non ha letto la Costituzione, oppure l’ha dimenticata, tutto preso dal suo nuovo ruolo, ministro degli Esteri a 33 anni, che quasi mai si era allontanato da casa propria o dintorni, nativo di Avellino, eletto nel Collegio di Acerra, niente da dire su queste città e i suoi abitanti. Oppure se l’ha letta l’ha dimenticata, tutto preso dal prendere qualche lezione, perlomeno, di lingua  inglese. Dicevamo, la Costituzione, che così recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Dunque i cittadini non  sono figli di una mignotta, ci scusino le mignotte ma quando ci vuole, ci vuole, tali cioè da non essere degni di essere eletti assessori e, salendo di grado, verrebbe, da dire, neppure parlamentari. Tanto è assurdo quanto scritto nel patto umbro che ci si potrebbe fermare qui. Ma la cosa è più grave di quanto si può pensare a prima vista. Una cosa cioè che riguarda solo una Regione, certo importante, ma che non può rappresentare l’universo mondo. Le altre forze politiche non crediamo che eviteranno di candidare persone iscritte a partiti, associazioni politiche, movimenti targati e nel caso di vittoria elettorale eviterebbero di nominare assessori che li rappresentano. Le prese di posizione del Di Maio, più volte ripetute in questi giorni non solo sono offensive nei confronti del Pd uno dei partner del governo nazionale, stando ai sondaggi il primo partito dell’alleanza.

Il tentativo di smantellare le garanzie della democrazia partecipata

Ma fanno parte di una linea politica, se così vogliamo chiamarla, che punta s smantellare la Costituzione, colpendola proprio in quelle parti che si chiamano garanzie democratiche. Sempre il Di Maio più volte, in interviste, dichiarazioni, ha posto il problema del vincolo di mandato che riguarda i parlamentari. Nessun nostro commento. Parla per noi, ancora una volta la Carta che regola vita democratica del nostro Paese che il capo dei pentastellati vuol colpire. L’articolo 67 così recita “Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita la sua funzione senza vincolo di mandato”. Quindi non può esserci vincolo di mandato che il Di Maio vorrebbe introdurre. Non staremo a dire che vuole abolire questo articolo perché teme una fuga, già avvenuta da parte di alcuni parlamentari che hanno aderito al gruppo Misto. Ci limitiamo a riportare il commento che accompagna l’articolo 67 così come recita Wikipedia con il parere di illustri costituzionalisti. “Questo articolo della Costituzione italiana fu scritto e concepito per garantire la libertà di espressione ai membri del Parlamento italiano eletti alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. In altre parole, per garantire la democrazia i costituenti ritennero opportuno che ogni singolo parlamentare non fosse vincolato da alcun mandato né verso il partito cui apparteneva quando si era candidato, né verso il programma elettorale, né verso gli elettori che, votandolo, gli avevano permesso di essere eletto a una delle due Camere (divieto di mandato imperativo). Il vincolo che lo lega agli elettori assume, invece, la natura di responsabilità politica”.

La piattaforma Rousseau, la società privata di Casaleggio

Vogliamo chiudere ricordando che non è la prima volta che esponenti d M5s attaccano la Costituzione, a partire da uno dei fondatori, Casaleggio padre, con prosecuzione Casaleggio  figlio, la democrazia diretta, la piattaforma Rousseau, gestita da una società privata che controlla anche un notevole patrimonio dovuto al versamento delle quote dei parlamentari. Società privata che organizza i referendum su proposte politiche, organizzative, cui partecipano i parlamentari pentastellati e gli iscritti. Anche a questo proposito  richiamiamo  la giurisprudenza che non affida alcun compito alla “piattaforma” e  considera i partiti politici, così come in Costituzione, strumenti privilegiati “attraverso i quali concretizzare uno stabile rapporto tra sovranità popolare e istituzioni”. Nel  2006 la Corte costituzionale ha dichiarato che i partiti sono garantiti dalla Carta costituzionale quali “strumenti di rappresentanza di interessi politicamente organizzati”. I partiti contribuiscono a realizzare “l’assetto democratico” e a individuare la volontà generale “attraverso l’attività di aggregazione delle volontà e dei bisogni degli individui presenti nella società”: per questi motivi la legislazione deve garantire una reale “parità di chances per ciascuna formazione politica nella competizione elettorale”.

Se infine il Di Maio considera una grande vittoria la riduzione del numero dei parlamentari, con il voto favorevole del Pd, di Leu, non parliamo di quello del “guastatore” Renzi Matteo, forse sarebbe il caso che tutti questi soggetti facessero una riflessione a tutto campo così come chiede la stragrande maggioranza dei costituzionalisti, associazioni di cittadini che sono state protagoniste di referendum che hanno difeso la Costituzione  e  sono di nuovo in campo. E noi, Jobsnews, con loro. Del resto, lo stesso Grillo, un ritorno, intervenendo alla Festa M5S, che non ci è parsa granché, ma saremmo lieti di sbagliarci, ha spronato il Di Maio e soci ad “avere più coraggio”. Forse si riferiva proprio al problema della politica delle alleanze. Chissà.

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