Dal Parlamento europeo il sì a Gentiloni, Commissario agli Affari economici. “Il Patto non è un carciofo che si foglia”. Respinto l’attacco dei Popolari tedeschi. Ampio consenso alla nomina

Dal Parlamento europeo il sì a Gentiloni, Commissario agli Affari economici.  “Il Patto non è un carciofo che si foglia”. Respinto l’attacco dei Popolari tedeschi. Ampio consenso alla nomina

Paolo Gentiloni è uno che non si scompone mai. Abbiamo ascoltato per circa tre ore, tanto è durata l’audizione davanti alle Commissioni del Parlamento europeo, “Problemi economici”, “Bilancio” e “Lavoro”, riunite a Bruxelles, che lo stavano “esaminando” prima di promuoverlo quale Commissario agli “Affari economici”. Un incarico prestigioso, di grande responsabilità. Il 23 ottobre a Strasburgo l’assemblea metterà il sigillo definitivo alle nomine e prenderà il via a pieno titolo, dal primo novembre, la nuova Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen.

Solo un filo di emozione da parte di Gentiloni. Parla in italiano, in inglese, francese. Dosa le parole. Sa che verso la sua persona c’è grande attenzione. L’Italia ha presentato proprio qualche giorno fa la Nadef, la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza. Dovrà passare, così come gli altri Paesi della Ue di fronte alla Commissione che dovrebbe  presiedere proprio un Italiano, Gentiloni.  Non solo, visto come sono andate altre audizioni, finite  male per chi era candidato, un ungherese, uno della banda del sovranista Orban, e una rumena, mentre l’audizione della francese Sylvie Goulard è stata tempestosa e dovrà ripresentarsi. Gentiloni sapeva bene che in particolare, il popolare tedesco Markus Ferber avrebbe tentato di metterlo in difficoltà e che, se la sua candidatura fosse stata bocciata, i  popolari tedeschi non avrebbero pianto. Volevano uno dei loro, in  concorrenza con i socialisti europei e i liberali che avrebbero sostenuto Gentiloni. Non è per caso che, raccontano le agenzie, proprio Ferber sia stato il primo a vederlo. Gentiloni è arrivato nella sala delle riunioni della Commissione alle 8,45 in punto e, guarda caso, racconta l’Ansa, c’era proprio Ferber a dargli il benvenuto: “Sei nervoso?”, gli chiede. “No”, risponde, “sono impaziente”. Difficile vedere Gentiloni nervoso. Lui, il tedesco, insiste, sorridendo “Beh, dovresti esserlo”. Se , come si dice, il buongiorno si vede dal mattino la “amichevole” pacca sulla spalla di Gentiloni  da parte di Ferber è un segnale.

Il tedesco Ferber apre il fuoco di fila contro il candidato italiano

Ed è proprio lui che apre  il fuoco di fila, l’ attacco al candidato italiano. Non c’è più il sorriso sulle labbra quando in Aula, il primo ad intervenire, afferma: “L’Italia preferisce concentrarsi sulla flessibilità e non diminuisce né il deficit nominale, né quello strutturale. Non ritiene”, chiede direttamente a Gentiloni, “che bisogna rispettare le regole anche quando si tratta del bilancio italiano?”. Un’accusa pesante, gratuita. L’ex premier italiano risponde per le rime: “Voglio essere molto chiaro. Non sarò il rappresentante di un singolo governo nella commissione ma sarò il commissario agli Affari economici e avrò a che fare con le 27 bozze di leggi di stabilità”, e alla bozza dell’Italia “darò esattamente la stessa attenzione, attitudine al dialogo e serietà verso le regole che darò a tutti gli altri 27”. Ancora. Il candidato a commissario all’Economia rassicura tutti, chiama in causa, annunciando la collaborazione, proprio colui che viene ritenuto un “falco” , uno che con l’austerity ha convissuto in tutta la “carriera” europea. Davvero Gentiloni ha tirato fuori l’asso che teneva nascosto nella manica. “Lavorerò fianco a fianco con Valdis Dombrovskis” – dice – “sarò il commissario di tutti”. Si può rivedere il patto di stabilità ma attenti a non farne un “carciofo” da sfogliare, “flessibilità sì, ma consentita dalle regole…”.

Il patto di stabilità e crescita non è perfetto. L’importanza degli investimenti

Tre ore di audizione trascorrono lente. Domande e risposte si susseguono. “Il Patto di stabilità e crescita non è perfetto, userò l’opportunità che ci dà la revisione del six e two pack per riflettere sul futuro, basandomi sull’evidenza del passato e prendendo in considerazione il contributo del Fiscal Board”. Gentiloni ha sottolineato l’importanza degli investimenti “necessari alla trasformazione delle nostre economie”. “Nell’applicare le nostre regole – prosegue – mi concentrerò sulla riduzione del debito pubblico come qualcuno a cui sta profondamente a cuore l’impatto potenzialmente destabilizzante del debito alto quando l’economia va male”. Gentiloni ha sottolineato che si occuperà anche “di un uso adeguato dello spazio di bilancio per far fronte al rischio di rallentamento delle nostre economie”.

“Negli anni che abbiamo alle spalle, nonostante il superamento della crisi economica e il ritorno della crescita, le sfide non sono certo mancate. E sono ancora aperte davanti a noi”, con “diversa intensità da Paese a Paese. Ma ovunque si manifesta la contraddizione tra la crescita economica e la sua insufficiente sostenibilità sociale e ambientale. I cittadini europei pretendono risposte. Abbiamo il Patto, abbiamo le regole, dobbiamo applicarlo, nel Patto ci sono le flessibilità che non sono concessioni verso questo o quel Paese, ma è qualcosa che sta nelle regole”.

“Non sempre le regole Ue sono l’ostacolo per l’efficace realizzazione di investimenti”, ha detto  Gentiloni. Il Patto già prevede “la possibilità di incentivare gli investimenti pubblici, e non dobbiamo ignorare che molto spesso la difficoltà nel promuovere investimenti non è legata al funzionamento delle regole Ue, ci sono difficoltà non solo in Italia ma anche in altri Paesi a promuoverli e a dargli ritmo anche quando ci sono risorse e non ci sono vincoli Ue”.

Il dibattito? C’è poco da dire. Qualcosa ancora su Ferber che aveva esordito nel suo intervento complimentandosi, ma erano, in effetti, parole velenose. “Mi hanno chiamato tutti per la sua nomina, ci mancava solo il papa”. E  poi giù il veleno: Gentiloni non ha detto granché e non può fare il commissario. Pollice verso anche in altri interventi di popolari, sovranisti, vengono chiesti, di fatto solo tentativi per mettere in difficoltà Gentiloni, ulteriori chiarimenti al candidato, come i sovranisti di Identità e democrazia. Poi però i popolari fanno marcia indietro.

L’audizione: un mare calmissimo rispetto alla guerra contro la candidata francese

Dalla parte di Gentiloni socialisti e liberali (Renew Europe) non mollano. Lui, come è nel suo carattere smorza gli attacchi. Scrivono alcuni osservatori che “la sua audizione è un mare calmissimo rispetto alla guerra scatenata ieri contro la francese Sylvie Goulard che infatti ora rischia di non passare”. Importante una precisazione che vale anche per il governo italiano: “La nota di aggiornamento del documento di economia e finanza, presentata lunedì scorso non è ancora la proposta di bilancio” afferma. “Dal primo novembre (insediamento ufficiale della commissione von der Leyen, ndr.), se sarò confermato Commissario, mi occuperò delle proposte di bilancio di tutti i paesi dell’Ue inclusa l’Italia, proposte che arriveranno entro metà ottobre”.

Parole che non suoneranno bene alle orecchie del Di Maio, del suo “alleato” numero uno che si chiama Renzi Matteo il quale pur di far la guerra al Pd, non esita a dichiara chiusa la partita della possibile rimodulazione dell’Iva, quasi che sia un reato se, per caso, venissero innalzate  le quote per prodotti come  tartufi, caviale, ostriche e simili e magari abbassate quelle per altri prodotti di  uso comune. Così come il premier Conte si è affettato a annunciare che non ci sarà alcuna “patrimoniale”.

La democrazia europea c’è e funziona, avvertimento ai sovranisti italici e non solo

Però dovrebbe dire perché non si potrebbe attuare il dettato costituzionale sulla progressività delle imposte. Gentiloni ha passato l’esame, si è levato anche un sassolino dalle scarpe nei confronti di chi ha provato, leggi Partito popolare, a farlo fuori quando ha detto che “il Patto che tiene insieme i Paesi europei non è un carciofo da sfogliare”. Concludendo, si è levato un altro sassolino dalle scarpe, rivolto anche ai “sovranisti” italici:  “Prepararmi per questa audizione è stato per me la conferma della consapevolezza che la democrazia europea c’è e funziona. Cercherò di non rassegnarmi alle situazioni di stallo e cercherò di coinvolgere sempre il Parlamento. Non ci possiamo permettere di non decidere su molti degli argomenti di cui abbiamo parlato oggi. E per non rassegnarci allo stallo abbiamo bisogno di politica, alleanze e fiducia. Vi chiedo fiducia”.

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