Usa. Sciopero dei 50mila metalmeccanici della General Motors, dopo 12 anni. Trump in difficoltà

Usa. Sciopero dei 50mila metalmeccanici della General Motors, dopo 12 anni. Trump in difficoltà

Decine di migliaia di lavoratori della General Motors (Gm) hanno scioperato in tutto il paese dopo l’interruzione delle trattative sindacali di domenica sera. Lo sciopero è iniziato allo scattare della mezzanotte con la partecipazione in numerose fabbriche di circa 50.000 lavoratori del sindacato statunitense United Auto Workers (Uaw), dal Michigan al Texas. Il portavoce del sindacato, Brian Rothenberg, ha dichiarato alla stampa statunitense che lo sciopero sarebbe proseguito anche se lunedì sarebbero ripresi i negoziati. La mossa potrebbe costare centinaia di milioni di dollari.

Uno sciopero di due giorni nel 2007 – l’ultima volta che la Uaw aveva indetto un’interruzione del lavoro – è costato a General Motors oltre 600 milioni di dollari. Il sindacato sta spingendo Gm ad aumentare i salari, riaprire le fabbriche inattive, aggiungere posti di lavoro e ridurre la differenza di retribuzione tra i nuovi assunti e i lavoratori veterani.  Gm, dal canto suo, vuole che i dipendenti paghino una quota maggiore dei loro costi per l’assistenza sanitaria, aumentino la produttività della forza lavoro e la flessibilità nelle fabbriche. Nonostante la società abbia conseguito profitti sostanziali in Nord America – e l’anno scorso abbia guadagnato 8,1 miliardi di dollari a livello globale – ha lasciato inutilizzati tre stabilimenti negli Stati Uniti mentre le vendite di automobili scendevano e la domanda complessiva di veicoli si indeboliva.

Il presidente Donald Trump auspica che lo sciopero dei lavoratori di General Motors “sia di breve durata” e ribadisce di non volere che la casa auto di Detroit costruisca auto fuori dagli Stati Uniti.  “Dovete andare d’accordo e trovare un’intesa!”, ha scritto su Twitter. Quanto sta accadendo potrebbe trasformarsi in un duro colpo per il presidente americano, impegnato nella campagna elettorale per la rielezione. La crisi riguarda infatti quegli stati del Midwest, dall’Ohio al Michigan, che nel 2016 consegnarono la vittoria al tycoon e dove si trovano molti degli impianti in pericolo.

Lo sciopero non riguarda le altre due big di Detroit, Ford e Fca, che di norma allineano il loro contratto di lavoro a quello della casa auto di maggiori dimensioni.

Share