Su Rousseau vince il sì all’accordo politico tra M5S e Pd col 79%. Programma ormai terminato. Lunga notte per definire i ministri

Su Rousseau vince il sì all’accordo politico tra M5S e Pd col 79%. Programma ormai terminato. Lunga notte per definire i ministri

Sono le 19.50, cioè 110 minuti dopo la chiusura delle votazioni, quando il notaio milanese Valerio Tacchini certifica con firma e timbro l’esito del voto sulla piattaforma Rousseau con cui gli iscritti del Movimento 5 Stelle hanno di fatto dato il via libera alla nascita del secondo Governo Conte, sostenuto da M5S e dal Partito Democratico: la procedura, da quanto dichiarato, non ha avuto intoppi di carattere tecnico-informatico o tentativi di accessi non autorizzati. Il documento è stato pubblicato insieme all’annuncio dell’esito delle votazioni su il blog delle Stelle. Su 117194 aventi diritto, hanno partecipato al voto 79634 iscritti con una netta prevalenza dei “Sì”(79,3%) all’alleanza con il Pd. Il documento del notaio è accompagnato dalla certificazione firmata da Jacopo Raffaele Nardiello, presidente di Sighup Srl, start-up tecnologica che ha certificato le procedure infrastrutturali di voto. Nardiello precisa nella sua dichiarazione che “non ci sono state modifiche all’applicativo in produzione”, “non ci sono stati accessi non autorizzati” ai cluster Kubernetes, non c’è stato “nessun accesso vpn non autorizzato”, non c’è stato “nessun accesso ssh non autorizzato sui nodi interni alle reti Vpc dei cluster”.  “Sono soddisfatto per la grande partecipazione degli iscritti: questo è il nostro grande risultato su Rousseau e sarebbe stato apprezzato anche da chi lo ha ideato e un pensiero va anche a lui”. Così Davide Casaleggio ha ricordato il padre, Gianroberto, commentando il voto degli iscritti al Movimento 5 stelle che si sono espressi a favore della nascita del governo Conte bis in alleanza con il Pd sulla piattaforma Rousseau. Ai giornalisti che gli hanno chiesto come mai dopo la fine del voto ci sia voluto un po’ di tempo per la pubblicazione dei risultati ha spiegato che “abbiamo pubblicato una serie di documentazione allegata, prodotta anche da una società terza che ha verificato tutti gli accessi, e questo ha richiesto del tempo ma nemmeno tanto”.

Le prime reazioni di Zingaretti e Di Maio

“Con la chiusura del lavoro programmatico si è fatto un altro passo avanti per un governo di svolta. Ridurre le tasse sul lavoro, sviluppo economico, green economy, rilancio di scuola, università e ricerca, modifica radicale dei decreti sicurezza. Ora andiamo a cambiare l’Italia” ha scritto su Facebook il segretario del Pd, Nicola Zingaretti. A sua volta, Luigi Di Maio in conferenza stampa alla Camera ha affermato: “Ho letto” che il fatto di non essere vicepresidente del Consiglio sarebbe “un passo indietro, una rinuncia. E’ stata data un’accezione negativa, come se si volesse danneggiare la persona che ha fatto la scelta. Io la vedo come motivo di orgoglio”. Luigi Di Mai ha quindi ribadito che non sarà vicepresidente del Consiglio del nuovo Governo: “Siccome individuiamo in Giuseppe Conte una figura di garanzia – ha spiegato – se ci fosse stato un vicepremier del Pd, per noi sarebbe dovuto essercene anche uno del M5S, per una questione di equilibrio. Avendo il Pd scelto di rinunciare a quell’incarico il problema non esisteva più”. Per quanto riguarda la composizione della squadra di governo “la cosa che noi dobbiamo avere al centro sono i problemi degli italiani. Le persone sono importanti, perché uno non vale l’altro. Sicuramente mi auguro che l’esperienza di questi anni del M5S in Parlamento, nei Comuni, nelle Regioni, al governo, possa essere una risorsa anche per il futuro governo”.

Rousseau ha dunque detto sì. Il popolo grillino approva l’alleanza col Partito Democratico.

Nel quadrilatero istituzionale si è tirato un sospiro di sollievo e fra Palazzo Chigi e Nazareno è ripresa a pieno ritmo e con i nomi definitivi la rifinitura del nuovo Governo. Restano in bilico ancora il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e i ministeri degli Esteri, l’Economia e l’Interno. Per Palazzo Chigi, fotofinish sul traguardo nell’ordine fra il grillino Vincenzo Spadafora, l’indipendente Roberto Chieppa, e i dem Paola De Micheli e Dario Franceschini. All’Economia dove sarebbero in ballottaggio Carlo Cottarelli (che ha improvvisamente disdetto la partecipazione alla Festa dell’Unità di Milano) Daniele Franco attuale Vice direttore Generale di BankItalia, l’ex Direttore Generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, Dario Scannapieco vicepresidente della Banca europea degli investimenti e l’attuale titolare Giovanni Tria, molto gettonato a Bruxelles e da quanti reputano essenziale una continuità che eviterebbe la perdita di mesi preziosi per ricominciare da capo a predisporre la legge di bilancio e per riallacciare i rapporti con l’Europa. Alla Farnesina paventano l’arrivo di Di Maio, una assoluta matricola della diplomazia. Settore della politica internazionale fra i più specializzati. Se l’ex vice sarà dirottato alla Difesa, al Lavoro o allo Sviluppo economico, uno dei candidati più accreditati resta l’ex premier ed ex ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Se non tornerà alla Farnesina, Gentiloni è sempre in pole position per la nomina del Commissario Europeo, per il quale hanno chance anche il segretario generale degli esteri, Elisabetta Belloni, e l’ex ministro Paola Severino. All’Interno sprint sul filo di lana fra il prefetto di lungo corso Luciana Lamorgese e “Mister Viminale”, Marco Minniti. Non è tuttavia escluso che fra i due prevalga un terzo candidato (Franceschini o Gabrielli). Molte le possibili new entry dem: da Marina Sereni, che potrebbe andare alla Salute, ad Anna Ascani alla Cultura, a Simona Malpezzi in corsa per l’Istruzione, che però il M5s vorrebbe per Nicola Morra. Per Leu, Rossella Muroni potrebbe andare all’Ambiente, in alternativa si fa il nome di Vasco Errani alle Politiche regionali. Per la Giustizia si prospetta la conferma di Alfonso Bonafede, anche perché Andrea Orlando rimarrà al Nazareno e potrebbe diventare capogruppo alla Camera al posto di Graziano Delrio, in lizza per il ministero del Lavoro, dove si parla anche di Giuseppe Provenzano.

La lunga notte dei ministeri non è ancora iniziata e già si registra il pressing finale per far parte di un Governo che si preannuncia di legislatura e, come ripete Beppe Grillo, di incidenza storica e riformista. Il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte potrebbe recarsi già nella mattinata di domani al Quirinale per presentare la squadra dei ministri del suo governo e sciogliere la riserva. E’ quanto trapela da fonti parlamentari. Mancano ancora conferme ufficiali, dal momento che prosegue in queste ore il lavoro per comporre la squadra di governo. Ma dai partiti ci si attende che la nottata di lavoro sciolga ogni nodo e Conte possa recarsi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella gia’ in mattinata. A quel punto – secondo le stesse fonti – il nuovo governo potrebbe giurare in serata o, piu’ probabilmente, giovedi’.

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