Roberto Biscardini. Il governo alla prova degli investimenti, ancora il caso Calabria

Roberto Biscardini. Il governo alla prova degli investimenti, ancora il caso Calabria

Sembrano esserci le condizioni affinché questo Governo possa affrontare concretamente alcune questioni fondamentali per lo sviluppo del meridione. Il ministro per il sud, Giuseppe Provenzano, ma anche il clima che si respira all’interno del M5S, a partire dalla disponibilità dall’ex ministro Barbara Lezzi, insieme alle dichiarazioni di Conte, lasciano ben sperare per il rilancio degli investimenti al sud. Si ritorna a parlare di un piano straordinario per gli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, per l’occupazione.

Non sarà una cosa semplice e speriamo che non siano sempre le solite parole.

Investimenti in servizi sanitari e istruzione, ma soprattutto investimenti urgenti per l’ambiente, per la difesa del territorio, per il riassetto idrogeologico, compreso il riutilizzo di aree ad uso agricolo e la riforestazione anche a reddito differito. Affinché si possa fare subito tutto ciò che è necessario per intervenire sui bisogni pregressi, ma anche definire subito, mattone su mattone, progetto su progetto, un programma di azioni e interventi strategici per il futuro. Ma veniamo alle infrastrutture di mobilità, precondizione necessaria per lo sviluppo e per disincentivare il continuo abbandono del territorio e lo spopolamento dei centri urbani.

Sul breve la priorità assoluta è il potenziamento della rete ferroviaria principale, nazionale e regionale, ancora oggi assolutamente carente, con un livello di servizio assolutamente insufficiente. Vicina al punto di non ritorno, per responsabilità in primo luogo dei tanti governi che si sono lasciati condizionare dal potere monopolistico di Ferrovie dello Stato, che ha perseguito i propri interessi aziendali, piuttosto che quelli generali del paese. E lo stesso vale per il potenziamento della rete viaria minore lasciata in uno stato di totale abbandono. Più complesso sarà per il governo uscire dall’ideologia di chi è contro le grandi opere e chi no. Definendo quelle non realizzabili nel breve periodo, ma programmabili perché siano realizzate tra 10/15 anni, con progetti di qualità, compatibili con l’ambiente e il territorio. Faccio solo tre esempi. Molti di noi hanno sostenuto in passato che la Calabria avesse bisogno di una nuova linea ferroviaria ad alta capacità, come prolungamento della Milano-Salerno fino a Reggio. Una linea che dovrebbe attraversare la Calabria sulla dorsale interna, lasciando alle linee costiere, ionica e tirrenica, la funzione principale di ferrovia metropolitana regionale. L’avevamo disegnata negli anni ’70 e scopro oggi che prima di noi fu progettata, su un tracciato simile, già nel 1880, progetto approvato con legge dello Stato nello stesso anno.

Lo stesso vale per la lunghissima discussione sul Ponte sullo Stretto.

Mentre l’Iri, con l’allora presidente Prodi, proponeva di realizzare il ponte, l’Eni, sulla base di un progetto della Snam, studiava l’attraversamento ferroviario e stradale con un tunnel in alveo, assolutamente fattibile ed ecologicamente più appropriato. Meno invasivo dal punto di vista ambientale e più interessante per infrastrutturare, anche dal punto di vista urbano, la cosiddetta città dello stretto, Messina-Reggio. Anche in questo caso scopriamo che l’ingegner Navone già nel 1870 presentò un progetto di attraversamento ferroviario dello Stretto mediante un tunnel sottomarino da Ganzirri a Villa San Giovanni. Alla faccia del tunnel della Manica realizzato cento anni dopo. Infine si ritorna a parlare della possibilità di costruire anche al sud linee metropolitane leggere, e tramvie, per collegare in modo efficiente i centri più importanti ma anche quelli interni e minori. Nuovamente per la Calabria, perché non riprendere le idee e i progetti di tramvie e metropolitane leggere già pensati per unire alcuni comuni delle Serre e dell’Aspromonte?

Anche in un momento di crisi occorre avere la capacità di guardare lontano, come l’avevamo nell’ottocento e come l’avevamo riscoperta nel dopoguerra, poi persa negli ultimi trent’anni.

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