Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “Il voto favorevole del PD alla risoluzione del parlamento europeo che equipara nazismo e comunismo è stato un grave errore”

Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “Il voto favorevole del PD alla risoluzione del parlamento europeo che equipara nazismo e comunismo è stato un grave errore”

Il 19 settembre scorso il parlamento europeo ha approvato una risoluzione che mette sullo stesso piano comunismo e nazismo. Cosa ne pensa?

Prima di entrare nel merito vorrei sollevare un problema di metodo. Mi sembra che anche a Strasburgo stiano prendendo la piega che c’è nel parlamento italiano, ossia la deprecabile tendenza a votare sulla base degli input del capogruppo e senza leggere i documenti. In Europa ci fu già un precedente incredibile con l’approvazione da parte di tutti i partiti, tranne la Lega, del bail-in, ossia il meccanismo con cui intervenire a favore delle banche in crisi. Dopo aver letto cosa avevano approvato i partiti e, persino la Banca d’Italia, spararono a zero su quel provvedimento. Sulla risoluzione che equipara nazismo e comunismo alcuni parlamentari si sono scusati per il loro voto favorevole. Evidentemente non sono stati attenti. Ecco, dinanzi a situazioni come queste occorre trovare un meccanismo in virtù del quale non venga dato un voto distratto, ma consapevole. Detto questo entriamo nel merito. Quando ho letto la risoluzione su comunismo e nazismo mi sono detto: la macchina del tempo mi ha riportato alla cortina di ferro. Non si può muovere una critica alla spartizione della Polonia e dimenticare che le basi per la Seconda guerra mondiale furono poste dal trattato di Versailles del 1919, che Hitler aveva rimilitarizzato la Renania, annesso l’Austria, i Sudeti e che i nazisti non facevano nessun mistero di volersi espandere a est. Così come non si può dimenticare che l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti si allearono per combattere Hitler. Un documento come quello di cui stiamo parlando non sarebbe passato neanche durante la guerra fredda. All’epoca, neppure nei comizi si osava dire una cosa del genere. Insomma, è una risoluzione datata e propagandistica. Poi a leggerla si percepisce molta approssimazione. Comunismo e fascismo non sono stati la stessa cosa. Pensi alla Costituzione italiana: è stata scritta da tutti coloro che avevano partecipato alla lotta contro il fascismo, comunisti compresi, come è noto. Pensi all’eurocomunismo: prendeva le distanze sia dallo stalinismo che dall’Unione Sovietica.

Il PD ha votato a favore della risoluzione. Pensa che sia stata una scelta giusta?

Mi rifiuto di credere che ci sia stata una riunione e una decisione di votare quel documento da parte del PD. Credo che sia stato un grave errore dovuto al pressappochismo di cui le ho appena detto. E’ una valutazione così repentina che praticamente cancella la storia della Seconda guerra mondiale, della Resistenza e anche quella politica di quadri e militanti del PD che provengono dal Partito Comunista Italiano. Cancellare la memoria ci porta a essere senza padri e senza madri. Però così si diventa figli di nessuno. Ma vivaddio non veniamo dal nulla. Ricordo la polemica che ci fu quando con Occhetto il PCI decise di cambiare nome. Molti fecero notare che il PCI non era il partito di Honecker o il PCUS nella sua fase finale. Non avevano torto, e glielo dico da socialista che con i comunisti ha sempre avuto un rapporto dialettico. Come oggi non ha torto l’Anpi a criticare la recente risoluzione del parlamento europeo. Non si possono mettere sullo stesso piano aggrediti e aggressori. Credo che nel nostro paese si ponga con urgenza il problema di far conoscere bene la storia, a partire dal 1918, ai cittadini e soprattutto ai giovani.

C’è un futuro per il socialismo in Italia?

Il socialismo italiano ha sempre avuto due contenuti: uno riformista e l’altro umanista. Penso che questi due contenuti abbiano ancora molto da dire nella nostra società e per questo una forza socialista avrebbe un grande spazio. D’altra parte siamo entrati in un mondo ipertecnologico in cui si perdono la realtà e la qualità della persona umana. Oggi prevalgono soprattutto i numeri, le statistiche, le macchine. Dinanzi a questo prevalere va recuperato un progetto in cui l’uomo sia al centro. E fa un certo effetto osservare che ci troviamo nella paradossale situazione in cui l’unico a parlare di umanesimo è papa Francesco. Certo, è importante che lo faccia la Chiesa ma è altrettanto importante che lo facciano i laici, i progressisti. In questo senso va superata la reticenza che vedo in Italia a parlare di socialismo. Tutto ciò che è socialismo, comunismo sembra debba essere dimenticato, peggio ancora, rinnegato. Penso invece che, pur nelle mutate le condizioni storiche, l’idea di valorizzazione della persona come la volontà di affrontare i problemi e le disuguaglianze sociali offrano una prospettiva enorme al riformismo e all’umanesimo socialista se si riesce a concretizzare un’iniziativa politica. D’altra parte, la nostra era ed è ancora oggi una società capitalistica e quando si cancellano tutte le alternative rimane solo il liberismo.

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