Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “I problemi ambientali sono collegati a quelli della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro. Per risolvere occorrono fatti e non più parole”

Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. “I problemi ambientali sono collegati a quelli della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro. Per risolvere occorrono fatti e non più parole”

Il progetto “Un albero in più” lanciato, tra gli altri, dal vescovo di Rieti a nome delle comunità Laudato si’ si propone di piantare 60 milioni di alberi in Italia, tanti quanti sono gli abitanti del nostro paese. Cosa pensa di questa iniziativa?

Ne penso bene, anche perché vivo a Roma dove stanno distruggendo un patrimonio straordinario di verde pubblico a causa della mancanza di una seria manutenzione e della speculazione edilizia.  Dunque, iniziative come queste non posso che valutarle positivamente. Oltretutto mi ricordano la mia infanzia in Abruzzo quando vennero varati dei piani di rimboschimento perché la guerra e la necessità della popolazione di legna da ardere avevano provocato la distruzione di molti boschi. Penso tuttavia che questi progetti dovrebbero coinvolgere sia l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani, ndr) sia le Regioni se non si vuole correre il rischio di mettere in campo iniziative un po’ solitarie. Purtroppo, nel nostro paese abbiamo un handicap: e cioè lo scarso peso del movimento ambientalista. Aggiunga che alcune frange di questo movimento pensavano di fare la lotta di classe tramite il tema ambientale in contrapposizione con l’industria e lo sviluppo delle infrastrutture. Al contrario, in altri paesi europei i verdi godono di un interessante consenso politico e sociale. Pensi alla Germania, dove l’idea di uno sviluppo economico sostenibile ha ottenuto risultati concreti. C’è da dire che la recente svolta green dell’Europa lascia finalmente intravedere una maggiore attenzione alla natura e alle energie rinnovabili. Credo che i cambiamenti climatici sollecitino a mettere nell’agenda delle cose da fare per affrontare i problemi dell’ambiente. Mi pare che anche l’attuale governo italiano sia sulla stessa strada. Non va poi dimenticato che se davvero ci fosse una svolta verde questa porterebbe con sé la crescita di nuove professionalità e dell’occupazione.

E allora parliamo di occupazione. In passato è capitato che il sindacato abbia chiuso un occhio e talvolta tutti e due dinanzi a produzioni fortemente inquinanti che però garantivano posti di lavoro. È possibile continuare con questa logica?

No. Sul rapporto lavoro-ambiente ci sono stati molti ritardi. Da troppi anni su questo tema, come su quelli ad esso collegati, mi riferisco alla salute e alla sicurezza, il sindacato ha allentato parecchio l’attenzione a differenza di quanto accadeva negli anni ’70 e ’80, quando peraltro i movimenti verdi in Italia avevano un certo successo. Il risultato è stato l’aumento del degrado ambientale e del degrado delle condizioni di lavoro. Le due cose sono collegate perché un mondo del lavoro sottoposto a incertezza costante, precarizzazione e delocalizzazione non getta certo le premesse affinché le persone siano sensibili alle questioni ambientali. È incredibile che con l’innovazione tecnologica che c’è oggi si abbia un aumento significativo degli incidenti sul lavoro e il dissesto idrogeologico prosegua senza sosta. Su questi problemi i governi della Seconda repubblica sono stati molto disattenti, sia quelli di centrodestra sia quelli di centrosinistra.  Ma se l’economia si tinge di verde i sindacati hanno un’occasione formidabile per rimettere in moto un processo per la transizione verso un nuovo modello di sviluppo allo stesso tempo libero da pastoie ideologiche antindustriali e foriero di una qualità del lavoro di cui si è persa memoria.

Attorno all’attivista Greta Thunberg si sta aggregando un movimento giovanile globale a difesa dell’ambiente. Si tratta di un fuoco di paglia o di qualcosa di più consistente?

 Spero che sia qualcosa di più consistente. Però mi corre l’obbligo di dire che facciamo grandi battaglie, indichiamo dei grandi obiettivi e poi nella pratica li rinneghiamo. Se mi consente un paragone, è un po’ come la storia dell’evasione fiscale. Diciamo che va combattuta, tutti ci applaudono e poi l’evasione aumenta. L’ultimo dato del Ministero dell’Economia la stima intorno ai 107 miliardi di euro. Lo stesso accade per l’ambiente. Sento parlare da tutte le parti di raccolta differenziata, di modificare le discariche, di togliere gli inceneritori poi basta andare in giro per le grandi città italiane del Centro-Sud per vedere lo stato disastroso in cui versano. Guardi a Roma la Via Nomentana. Era una meravigliosa strada alberata mentre oggi è un pianto. L’attivismo di Greta Thunberg dovrebbe condurre dalle parole ai fatti. È necessario che ci siano dei segnali concreti. Invece su questioni come la Xylella, l’infezione che sta colpendo gli ulivi della Puglia, non se ne sta venendo a capo con grave danno all’economia e all’ambiente. Ci si scandalizza per gli incendi in Amazzonia mentre nel nostro paese le campagne sono in stato di abbandono. Vanno chiesti con forza i fatti. L’attuale governo è in sintonia con la svolta green dell’Europa? Bene. Allora la legge di stabilità deve investire sul serio nella salvaguardia dell’ambiente, nella sicurezza e nella salute sui luoghi di lavoro. Altrimenti tra un anno saremo qui a ripetere le stesse cose e la povera Greta, a cui va tutta la mia stima, continuerà a protestare inutilmente.

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