Mostra Cinema Venezia76. Meryl Streep e Penelope Cruz al Lido. Per l’Italia: “Martin Eden” e il ritorno di “The New Pope” di Sorrentino. Julie Andrews riceve il Leone alla carriera

Mostra Cinema Venezia76. Meryl Streep e Penelope Cruz al Lido. Per l’Italia: “Martin Eden” e il ritorno di “The New Pope” di Sorrentino. Julie Andrews riceve il Leone alla carriera

Giornate calde al Lido. Nulla a che fare con gli ultimi rintocchi della calura estiva. A Venezia76 a surriscaldare l’atmosfera ci pensano i grandi protagonisti che popolano gli spazi della Mostra in questi giorni. Siamo a metà percorso, oramai rimangono poche pellicole da presentare, ma quelle già rivelate sembrano aver convinto la gran parte della giuria, presieduta da Lucrezia Martel. In disaccordo infatti sulla partecipazione di Polanski con “J’Accuse”, per via della vicenda nella quale è coinvolto, la regista argentina ha fatto notare più volte quanto la presenza femminile fosse scarsamente rappresentata quest’anno. Due sole quote rosa è il numero delle registe in concorso. “Un numero sicuramente da migliorare – ha affermato la Martel- Mi piacerebbe che non si debba neanche far notare, ma che avvenga un cambiamento in maniera graduale e naturale su questo fronte, anche se mi rendo conto di dove stiamo andando, per cui rimango realista”.

La vita reale, la politica, la famiglia, tra i temi di questa edizione. Comune denominatore, sicuramente, di alcune delle pellicole presentate al Lido: la trasposizione da romanzi letterari a lavori cinematografici. Tra questi “The Laundromat”, rappresentato in grande stile sul red carpet dalla protagonista Meryl Streep. Il film, diretto da Steven Soderbergh, è infatti un adattamento del romanzo “Secrecy World: Inside the Panama Papers Investigation of Illicit Money Networks and the Global Elite” del reporter investigativo e vincitore del premio Pulitzer Jake Bernstein. La Streep veste i panni di una curiosa investigatrice sulle tracce di truffe derivanti da polizze assicurative, insieme ai due soci Jürgen Mossack e Ramón Fonseca, rispettivamente gli interpreti Gary Oldman e Antonio Banderas.

“Ho avuto la fortuna, nella mia carriera, di interpretare tantissimi personaggi diversi – ha dichiarato Oldman – Ed è sempre bello essere in grado di trasmettere un messaggio. So che sembra strano, ma personalmente preferisco interpretare personaggi reali, perché c’è molto più materiale su cui basarsi nella costruzione dell’interpretazione. Come in questo caso che interpreto il vero Jürgen Mossack, ma è anche una via di mezzo con un personaggio immaginario. Mi sono trovato infatti ad avere, diciamo, i piedi in entrambe i mondi”.

Su questa stessa linea di produzione, in concorso a Venezia76 “Wasp Network” del regista spagnolo Olivier Assayas, tratto dal romanzo “Os últimos soldados da Guerra Fría” di Fernando Morais. Tra gli attori protagonisti, Penélope Cruz, Edgar Ramírez, Gael García Bernal. Fa da sfondo una Cuba degli anni ’90, con i suoi drammi e le sue sfumature. “La politica, come Shakespeare scrisse a proposito della vita, è un racconto narrato da uno stolto, pieno di rumore e furore, che non significa nulla – ha citato il regista – Ma è di questa passione che gli uomini vivono. E muoiono – e Assayas continua, dando spunti di riflessione – I conflitti della Guerra Fredda hanno definito la mia generazione e delineato i contorni del presente. Le ceneri sono ancora accese e ci si può facilmente bruciare. Tuttavia, mi pare che oggi la distanza storica permetta di discuterne. Non certo con distacco, ma con la libertà e il rigore di un’analisi magnanima, seppur prudente. Senza farsi ingannare dalle maschere dell’ideologia. Gli attori nel dramma della politica sono nostri fratelli, così come noi siamo loro complici”.

Proiettato il film di animazione “Ji Yuan Tai Qi Hao” di Yonfan, storia di un amore disperato, contraddittorio e difficile, fatto di alti e bassi, vizi e virtù, realizzato in questa veste per trasmettere al meglio “il sentimento di desolazione nello splendore: lettera d’amore a Hong Kong e al cinema”, come è stato definito dal regista stesso.

Marcello: “Martin Eden, come una trasposizione del secolo, libera da coordinate temporali”

Ritorna Luca Marinelli in dei panni inediti. L’attore romano, reso celebre da “Lo chiamavano Jeeg Robot”, da protagonista interpreta questa volta un giovane coraggioso che si fa strada grazie alla forza delle proprie idee e che trascina gli altri su quella strada. Un ribelle che in nome dell’amore fa nascere un cambiamento dentro e fuori di sé.

“Abbiamo immaginato il nostro Martin attraversare il Novecento, o meglio una ‘crasi’ – ha spiegato Marcello – una trasposizione trasognata del secolo, libera da coordinate temporali, ambientata non più nella California del romanzo ma in una Napoli che potrebbe essere una qualsiasi città portuale d’Italia”.

“The New Pope”, fuori concorso. Sorrentino: “Perché essere dimenticati può essere una salvezza”

Fuori concorso, la presentazione di “The New Pope” di Paolo Sorrentino, con Jude Law, John Malkovich, Silvio Orlando, Cécile de France. “Il film – preannuncia Sorrentino – esplora l’ambizione di due grandi papi, John Brannox e Lenny Belardo: essere dimenticati. Veri servi di Dio, l’essenza della loro relogiosità risiede nel loro sentito bisogno di uscire di scena, sbiadendo a poco a poco. Perché essere dimenticati può essere una salvezza. Ma la via è lunga e costellata da molti ostacoli terreni rappresentati dall’umano sentire, come le derive fondamentaliste, le tentazioni mondane, il richiamo della vanità, la schiavitù delle paure e dei vizi, gli intralci sentimentali che smerigliano il grande piano – e conclude – Ce la faranno i nostri due papi a realizzare questo anacronistico, arcano progetto?”.

Leone alla carriera a Julie Andrews. Guadagnino: “Inimitabile”

Dopo il Leone alla carriera ad Almodòvar, ne arriva un secondo consegnato da Luca Guadagnino all’attrice ottantatreenne Julie Andrews, l’indimenticata ‘Mary Poppins’ del cinema.

“Julie Andrews è un’icona del ventesimo e ventunesimo secolo che sa trasmettere una sorta di classicismo olimpico in ogni cosa che fa – ha affermato Guadagnino introducendo il premio – Ha rappresentato ai massimi livelli la recitazione, la danza, la musica, la scrittura e l’attivismo politico; la sua eleganza è diventata un valore assoluto: unica nella storia del cinema, inimitabile”. A suggellare il momento, in Sala Grande, si è tenuta la proiezione del cult ‘Victor Victoria’ di Blake Edwards (1982).

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