Moody’s taglia il Pil per il fallimento del governo gialloverde ma esprime una valutazione positiva sul Conte bis. Cala la produzione industriale

Moody’s taglia il Pil per il fallimento del governo gialloverde ma esprime una valutazione positiva sul Conte bis. Cala la produzione industriale

Non hanno dubbi i senatori, leghisti, forzaitalioti, fascistelli, orfani del governo dei gialloverdi, così come avevano fatto i loro colleghi di partito, impegnati alla Camera nel voto al governo Conte bis, o due a seconda della preferenza, sulla catastrofe economica  che verrebbe provocata dalla formazione del governo giallorosso, l’alleanza col Pd già a Montecitorio. Il premier Conte era stato preso di mira, ma ne era uscito indenne. L’adunata di protesta promossa dalla Meloni, fascistelli di tutte le razze presenti, gagliardetti, bandiere  e striscioni con i simboli del fascismo,  pacche sulle spalle quando si presentano i leghisti con alla testa Salvini Matteo, qualche selfie, mani tese, il saluto fascista, non aveva spostato neppure un voto. Nella seduta a Palazzo Madama dove i legafascistelli hanno tentato con i loro interventi, volgari, pesanti, quasi ricattatori, di far  pressione  sul voto dei pentastellati.  Conte, in particolare, è stato sottoposto ad un vero e proprio tiro al bersaglio. Addirittura  la stessa decisione della  presidente della  Commissione di nominare   Paolo Gentiloni alla Commissione agli Affari economici era stata presa come il segnale del rapporto, limitiamoci a dire “clientelare”, fra la nuova gestione Ue e il  governo  italiano, il giallorosso. Ursula Von Der Leyen era stata eletta grazie ai voti dei pentastellati che non avevano seguito la “banda” salviniana e quindi doveva ricambiare il favore. Hanno tentato di far breccia nel gruppo dei senatori pentastellati chiamati al voto e Conte in particolare è stato sottoposto ad un vero e proprio massacro.

Pericoloso degrado della politica italiana. Il “poltronificio” parola d’ordine delle destre

È in questa atmosfera che si verifica un segnale del pericoloso degrado della politica italiana. Leghisti, Fratelli d’Italia, meno Forza italia, non mancano di inondare i media, televisioni e radio in particolare con la parola, poltronificio. Tutto ciò che si muove nel campo del Pd, delle forze di sinistra, ora anche dei pentastellati è “poltronificio”. Ci viene da scherzare a fronte di questa idiota accusa. Ai ministri, sottosegretari, chi fa politica nelle istituzioni, vogliamo o no trovar loro un qualcosa  su  cui sedere, oppure li lasciamo in piedi a svolgere funzioni che riguardano  i cittadini? Scherziamo? Ma no. Moody’s per quanto riguarda l’Italia promuove il governo Conte quando afferma che “fornirà un periodo di stabilità politica”. Moody’s Corporation non fa sconti, non crediamo proprio che “guardi” a sinistra, è una società privata con sede a New York, che esegue ricerche finanziarie e analisi sulle attività di imprese commerciali e statali. Per le attività che analizza, l’azienda realizza il rating che porta il suo nome: si tratta di un indice che misura la capacità di restituire i crediti ricevuti in base a una scala standardizzata e suddivisa tra debiti contratti a medio termine e a lungo termine.

Le valutazione dell’agenzia di rating segna un anno di fallimenti dei gialloverdi

 Moody’s, insieme a Standard&Poor’s, è una delle due maggiori agenzie di rating al mondo. La sua quota di mercato (al 2006) era del 40%, contro il 39% di Standard&Poor’s e il 16% di Fitch Ratings. A. M. Best detiene una quota (2006) del 3%. Dal 19 giugno 1998 Moody’s è quotata al New York Stock Exchange e dal 4 agosto 2011 è indagata per aggiotaggio. Insomma una “cosa” che di conti e bilanci se ne intende. Nella analisi resa nota proprio mentre era in corso la seduta a Palazzo Madama l’agenzia ha ridotto le previsioni di crescita per il Pil per l’intero anno a solo 0,2%, dallo zero 4 precedente. Mantenendo però il  rating con out stabile  Baa3 a causa degli elevati livelli di debito pubblico. Non ci promuovono, ma l’agenzia prevede una performance di crescita più forte nella seconda metà dell’anno. Per Moody’s sono questi i fattori principali che motivano “la nostra visione creditizia dell’Italia, valutata al livello basso  Baa3” che risente “del debito elevato”. L’agenzia però prevede una performance di crescita “leggermente più forte nella seconda metà dell’anno” e promuove il governo  Conte bis “ che, ribadiamo “fornirà un periodo di stabilità politica”.

A dare un altro duro colpo alla politica del governo gialloverde messo sotto accusa, in particolare, dalla “due  giorni” della fiducia, anche l’Istat. I dati della produzione industriale relativa al mese di luglio segnano un meno 0,7%, rispetto a giugno, un duro colpo. Nella media del trimestre maggio-luglio il livello destagionalizzato della produzione registra una flessione dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale solo per l’energia (+1,3%); diminuzioni si registrano, invece, per i beni strumentali (-1,6%) e, in misura più lieve, per i beni di consumo (-0,3%) e per i beni intermedi (-0,2%). Corretto per gli effetti di calendario, a luglio 2019 l’indice complessivo è diminuito in termini tendenziali dello 0,7% (i giorni lavorativi sono stati 23, contro i 22 di luglio 2018). Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a luglio 2019 un aumento tendenziale accentuato per l’energia (+5,8%) e più contenuto per i beni di consumo (+0,9%); diminuiscono in modo marcato i beni strumentali (-3,0%) mentre più moderata è la diminuzione dei beni intermedi (-2,0%). Tra i settori di attività economica che registrano variazioni tendenziali positive si segnalano le altre industrie manifatturiere, la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+6,4% per entrambi i settori), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+5,1%). Le flessioni più ampie si registrano nella fabbricazione di macchinari, attrezzature n.c.a. (-6,9%), nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-6,1%), e negli articoli in gomma, materie plastiche, minerali non metalliferi (-3,0%).

Una Caporetto per l’industria italiana. Il segnale della recessione

Dopo  le prese di posizione molto critiche assunte dalla Cgil, dal segretario generale Landini, dalla vice segretaria generale aggiunta, Fracassi, da  Cgil, Cisl, Uil che si sono espresse più volte con documenti e mobilitazioni dei lavoratori che premono sul governo per dar corso ad un confronto, una trattativa concreta a partire dalla proposte presentate unitariamente dai sindacati,  arriva una sollecitazione della Cisl con una dichiarazione del segretario generale aggiunto Luigi Sbarra che sollecita il governo a “mettere  attorno ad un tavolo le parti sociali ed assicurare una svolta sui nodi e le diseconomie strutturali che frenano la ripartenza della produttività, della competitività, della capacità industriale, dando al contempo risposte adeguate di tutela alle 250mila persone coinvolte nei 160 tavoli di crisi aziendale aperte da lungo tempo presso il Mise”. Di “una Caporetto per l’industria italiana” parla Massimiliano Dona, presidente Unione nazionale Consumatori: “Non ci sono più dubbi. L’Italia è attualmente in recessione. Iniziamo il terzo trimestre nel peggiore dei modi – afferma – e per il quinto mese consecutivo si registra un andamento tendenziale negativo. Peggio di così non si può!. Se a questo aggiungiamo che se si confrontano i dati di oggi con quelli precrisi del luglio 2007, la produzione è ancora inferiore del 19%, ossia quasi un quinto, il quadro è ancor più desolante. I beni di consumo durevoli, nonostante oggi, su base annua, abbiano registrato un ottimo +6%, hanno ancora un gap rispetto a 12 anni fa del 30,9%, quasi un terzo. Va molto meglio per i beni di consumo non durevoli, dove la distanza è di appena l’1,4 per cento” conclude.

La disoccupazione sale  al 9,9%. Al 5,2 nell’area Ocse

A  non far mancare niente per quanto riguarda la situazione economica  e sociale del nostro paese arrivano anche i dati dell’Ocse, l’organizzazione per  la cooperazione e lo sviluppo europeo che copre 36 paesi. La disoccupazione all’interno dell’ area Ocse per il quarto mese conseciutivo  si attesta al 5,2%  come gli ultimi 4 mesi. Le persone senza lavoro sono 33,2 milioni (400 mila in meno su marzo). In Italia sale al 9,9% (da 9,8%). Fra le altre principali economie dell’Area Euro, il tasso in Germania scende al 3% mentre è stabile all’8,5% in Francia. In Spagna cala al 13,9% (da 14%). Ferma al 3,7% negli Stati Uniti, mentre in Giappone scende al 2,2%. Per quanto riguarda il versante istruzione nel nostro paese i laureati, 25-64  anni, sono il 19% contro la media Ocse  del 37%, I diplomati sono il 48% (Ocse il 44%).

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