Lecce. Cgil. Le giornate del lavoro. Il confronto tra Giuseppe Conte e Maurizio Landini. Privilegiare il “confronto” e riconoscere “il ruolo sociale del sindacato”

Lecce. Cgil. Le giornate del lavoro. Il confronto tra Giuseppe Conte e Maurizio Landini. Privilegiare il “confronto” e riconoscere “il ruolo sociale del sindacato”

Dopo aver preso parte alla festa di Articolo 1 venerdì ed essersi confrontato sabato con la ‘scomoda’ platea di Atreju, il presidente del Consiglio è a Lecce, seduto in poltrona accanto a Maurizio Landini, sul palco della VI edizione delle ‘Giornate del Lavoro’. “Noi vogliamo realizzare e perseguire un Green New Deal, pensiamo a riorientare il nostro sistema produttivo verso l’economia circolare, con progressività”, insiste. Bacchette magiche non ce ne sono, è la linea, ma “se cominciamo a lavorare con sistematicità possiamo ottenere molto”. Dopo essersi detto “stupito” di essere il primo premier a partecipare alla rassegna Cgil, Conte rivendica quindi il suo voler “rompere gli schemi”, la scelta di privilegiare il “confronto” e riconoscere “il ruolo sociale del sindacato”, come di altri interlocutori. “Star chiusi nelle stanze di un palazzo senza confrontarsi con gli attori sociali è una iattura per un decisore politico”, dice, replicando implicitamente a chi lo dipinge sempre troppo accondiscendente, alla platea che lo accoglie. Rispondendo alle domande dei lavoratori della Cgil, il presidente del Consiglio conferma comunque la volontà di ridurre le tasse già dalla prossima legge di bilancio. “Dobbiamo alleggerire la pressione fiscale. Noi non abbiamo molte risorse, però già quest’anno stiamo lavorando per dare un segnale significativo sul cuneo fiscale”, sottolinea. Il sistema tributario, aggiunge, “ha bisogno di una riforma profonda, perché nel complesso lo giudico iniquo e inefficiente”. Per farlo, mette le mani avanti, servirà “un arco temporale più ampio, dovete darci due o tre anni”, anche se è lui stesso a fissare i primi paletti: l’imperativo è tagliare le tasse. Poi, però, “chi sbaglia deve pagare pesantemente”, sottolinea, dicendosi “favorevole” anche a pene detentive “per i casi di conclamata e grave evasione”. Il capo del governo chiama infine lo stop ai condoni: “Sono serviti ad avviare una riforma – mette in chiaro – ma non possono diventare parte integrante della disciplina fiscale”.

Landini: “A noi gli uomini soli al comando non sono mai piaciuti, siamo un sindacato democratico”

Aria nuova tra governo e sindacati dunque. Un nuovo corso? Un riconoscimento del ruolo del sindacato, già evidente dopo l’ultimo incontro a Palazzo Chigi di mercoledì scorso ma oggi sancito ufficialmente con una presenza che tra l’altro riporta dopo 23 anni, l’ultimo fu Prodi nel ’96, un premier a calcare un palco Cgil? A queste domande replica il segretario generale Maurizio Landini: “Come può un decisore politico prendere decisione senza maturarle nel confronto? Per me sarebbe impossibile, per me è impensabile. Ne faccio una questione di metodo”. Con il confronto “mi aiutate, ci aiutate”, scandisce Conte riscaldando così una platea dal parterre variegato ma tendenzialmente giovane che non gli lesina gli applausi, in risposta all’apprezzamento espresso da Landini all’avvio dell’incontro: “è un’occasione importante. A noi gli uomini soli al comando non sono mai piaciuti, siamo un sindacato democratico e speriamo che dal dialogo possano uscire cose importanti perché abbiamo tanto da cambiare per il futuro di questo paese”, aveva detto in apertura. Ma il tema, la priorità vera al di là dei rapporti, come spiega subito Landini, “è l’urgenza di cominciare a fare per ricostruire la fiducia nelle persone. Lo sappiamo che non c’è una bacchetta magica con cui domani cambiare tutto ma cambiare si può, cominciamo a farlo”, dice. Una richiesta di fare cui Conte non si sottrae, che anzi raccoglie, rimettendo nuovamente in fila, dal palco, i capitoli e gli obbiettivi che il suo governo intende portare avanti per rimettere in piedi il Paese: a cominciare dal fisco su cui trova, da tempo, le orecchie attente dei sindacati. “Il fisco ha bisogno di una riforma profonda, personalmente lo giudico iniquo e inefficiente. Quanto è stato fatto finora non è sufficiente, dobbiamo pervenire a una disciplina organica”, anche per superare uno “stato di cose che fa percepire il fisco come nemico da cui difendersi. Non abbiamo molte risorse ma occorre alleggerire la pressione fiscale e quando dico questo non parlo solo di aliquote”, spiega disegnando però un intervento in un arco temporale ampio: “dovete darci almeno 2-3 anni”, dice. Applaude e condivide il sindacato ma Landini non si fa sfuggire il passaggio sui tempi né la battuta: “dite che non si può fare tutto subito ma siccome avete usato le parole ‘svolta’ e ‘cambiamento’ nel definire il vostro governo vorrei dirvi che la gente capisce la parola ‘svolta’ se vede aumentare il salario in busta paga”, spiega ironicamente accolto dalle risate della platea e dello stesso Conte che replica prontamente sorridendo: “ci lavoreremo”.

E poi avanti su altri capitoli che comporranno la manovra e su cui si discuterà ancora in tavoli dedicati

Il Sud, dice Conte: “serve un piano europeo per una fiscalità di vantaggio e la Ue deve aiutare”; le crisi industriali da Whirlpool a Mercatone 1: “il governo deve tirar fuori un piano industriale per l’Italia e già nella manovra stiamo cominciando a lavorare in questa direzione”; gli investimenti industriali: “vogliamo realizzare e perseguire un Green New Deal per riorientare il nostro sistema produttivo verso l’economia circolare, con progressività”. E ancora la Pubblica amministrazione su cui Landini era tornato ad insistere: “rischiamo – ha detto Conte – di andare sotto organico, bisogna sbloccare il turn-over e rimpinguare l’organico. Il tema non è il controllo o la vigilanza occhiuta ma lavorare per una digitalizzazione completa e per semplificare, per ridurre la burocrazia, e per migliorare la meritocrazia”; le pensioni: “c’è ancora un vulnus da sanare”; il Reddito di cittadinanza: “dobbiamo lavorare perché non sia solo assistenziale”. Temi questi al centro della piattaforma che Cgil Cisl e Uil hanno presentato al governo e che Landini riprende, integra, chiarisce nel corso dei suoi interventi chiedendo peraltro al premier una legge sulla rappresentanza che blocchi i contratti pirata e per questa strada intervenga sui salari, una revisione dello sblocca cantieri e il riavvio dei tavoli di confronto sulle pensioni, “tema ancora aperto che si risolve solo eliminandola riforma Fornero”, dice.

E al termine della giornata Landini è soddisfatto ma cauto

“Noi il giudizio lo esprimeremo quando vedremo concretamente i provvedimenti del governo. Dobbiamo vedere che legge di stabilità si farà, se davvero si attivano tavoli. Certo, sicuramente un confronto in cui si condivide che una serie di temi sono comuni e in cui si condivide che le soluzioni si trovano assieme va benissimo. Però adesso il problema è trovarle le soluzioni”, spiega. Certo, la ritrovata strada del dialogo con cui il governo intende procedere per la messa a punto della manovra è “un passaggio molto importante. Anzi, molti governi non l’hanno mai pensato, lo stesso governo che Conte ha presieduto in precedenza aveva messo a punto una legge di stabilità che non conosceva neppure il Parlamento: non l’avevano discussa con nessuno. Sicuramente è un cambiamento importante ora però voglio vedere il merito dei contenuti che si realizzeranno”, conclude.

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