Israele. Primi exit polls: testa a testa tra Netanyahu e Gantz, ma nessuna maggioranza sarebbe possibile. Buon risultato dei partiti arabi uniti

Israele. Primi exit polls: testa a testa tra Netanyahu e Gantz, ma nessuna maggioranza sarebbe possibile. Buon risultato dei partiti arabi uniti

L’era di Benjamin Netanyahu alla guida di Israele potrebbe essere arrivata al termine. O almeno è quello che sperano i suoi avversari guardando i primi exit poll che danno il partito Blu e Bianco dell’ex capo di Stato maggiore Benny Gantz in leggero vantaggio sul Likud del premier. L’ago della bilancia si conferma Avigdor Lieberman, leader del partito ultranazionalista russofono Yisrael Beiteinu, che avrebbe conquistato 8 seggi, mentre Otzma Yehudit, la formazione di estrema destra erede del movimento kahanista, non sarebbe riuscito a superare la soglia di sbarramento (3,25%). Un quadro che, se confermato, potrebbe spingere verso un governo di unità nazionale Likud-Blu e Bianco – opzione caldeggiata da molti, non ultimo proprio Lieberman – ma ‘depurato’ della figura ingombrante di Netanyahu, come richiesto dal ‘partito dei generali’. Proprio lo scenario che il premier intende evitare, consapevole delle beghe giudiziarie che lo attendono al varco, con il procuratore generale Avichai Mandelblit intenzionato a incriminarlo per frode, abuso di fiducia e corruzione.  L’affluenza alle elezioni israeliane odierne è stata più alta della precedente occasione: il 69,4% degli elettori si è recato alle urne, rispetto al 67,9% dello scorso aprile.

Il presidente, Reuven Rivlin, ha fatto sapere che inizierà il prima possibile il suo giro di consultazioni per individuare il leader politico con le maggiori chance di formare una coalizione di governo (servono almeno 61 seggi) e ottenere la fiducia del Parlamento, in modo da allontanare la minaccia di un terzo ritorno alle urne in un anno, dopo le elezioni del 9 aprile e quelle odierne. Da entrambi gli schieramenti si invita alla cautela, memori delle precedenti esperienze, nessun festeggiamento, neanche al quartier generale di Blu e Bianco a Tel Aviv. I due principali leader finora sono rimasti in silenzio, in attesa di dati più attendibili. Chi invece esulta è Ayman Odeh, alla guida della Lista Unita, unione dei quattro partiti arabi che stavolta si sono presentati insieme, conquistando 11-13 seggi: se confermati, si posizionerebbe come terzo partito politico alla Knesset. Il leader della minoranza araba ha fatto sapere di avere un “buon presentimento”, Netanyahu non riuscirà a mettere insieme un esecutivo. La portavoce del Likud, Rachel Broyde, ha ricordato che “questi sono solo exit poll”, invitando ad aspettare i dati definitivi. Tuttavia, ha ammesso che con questi numeri “non possiamo formare una coalizione”. Stando ai dati diffusi da Channel 12, Channel 13 e Kan, Blu e Bianco oscilla tra i 34 e i 32 seggi, mentre Likud 33-31; Lista Unita araba 11-13, a seguire Yisrael Beiteinu con 8-10. Il partito ultra-ortodosso sefardita Shas 8-9 mentre United Torah Judaism (ashkenaziti) si fermerebbe a 8; Yamina, guidato dall’ex ministra della Giustizia Ayelet Shaked, si attesterebbe su 6-8 seggi. I partiti della sinistra guadagnerebbero entrambi 5-6 seggi, sia Labour-Gesher che l’Unione Democratica dell’ex premier Ehud Barak. Niente da fare invece per Otzma Yehudit, indispensabile puntello per Netanyahu, non sarebbe riuscita a entrare alla Knesset.

“Il Likud intende attendere la pubblicazione dei risultati definitiva delle elezioni odierne. In ogni caso il leader del Likud resta Benyamin Netanyahu ed egli è l’unico candidato del nostro partito alla carica di primo ministro”: lo ha affermato il ministro degli esteri Israel Katz commentando indiscrezioni relative a possibili lotte interne nel partito. “Quando i risultati saranno pubblicati, opereremo con i nostri alleati per formare un governo stabile, a beneficio dello Stato di Israele”. Da parte sua il ministro della giustizia Amir Ohana, un altro dirigente del Likud, ha rilevato che “appare ragionevole la opzione di un governo di unità nazionale con Blu-Bianco, con o senza il partito Israel Beitenu di Avigdor Lieberman”. Un’altra opzione che il Likud sta esaminando, ha aggiunto, è un possibile accordo con il partito laburista di Amir Peretz.

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