Israele. A risultati quasi definitivi, Gantz, il rivale di Netanyahu, si conferma in testa per un solo seggio, 32 a 31, lontano dalla maggioranza assoluta. Regna l’incertezza

Israele. A risultati quasi definitivi, Gantz, il rivale di Netanyahu, si conferma in testa per un solo seggio, 32 a 31, lontano dalla maggioranza assoluta. Regna l’incertezza

Quadro incerto e probabili lunghi negoziati in vista in Israele dopo le elezioni di ieri per il rinnovo della Knesset, che lascia Benjamin Netanyahu e il rivale Benny Gantz nella posizione di aspiranti futuri premier senza una chiara formula per la creazione di una coalizione, necessaria per governare. Il partito Blu e Bianco è in testa di un seggio, secondo gli ultimi risultati diffusi dalla commissione elettorale israeliana, relativi al conteggio del 90% dei voti. La formazione di Benny Gantz ottiene 32 seggi, seguita dal Likud del premier Benyamin Netanyahu con 31 seggi. Terzo partito si conferma la Lista Unita dei partiti arabi con 13 seggi, mentre il partito laico Israel Beitenu del falco nazionalista Avigdor Lieberman e gli ultraortodossi di Shas hanno ciascuno 9 seggi. L’altro partito religioso, Torah Unita nel Giudaismo, vince otto seggi. Seguono l’alleanza delle destre Yamina (7 seggi), i Laburisti (6 seggi) e il campo democratico dell’ex premier Ehud Barak (5 seggi). Il blocco di destra, senza il partito di Lieberman, si ferma a 55 seggi, mentre quello di sinistra, compresi gli arabi israeliani, si attesta a 56 deputati. Entrambi i blocchi sono sotto la soglia della maggioranza che è di 61 seggi.

Gantz ha lanciato il corteggiamento verso entrambi i partiti: ha concordato un incontro con Odeh “a breve” e si è detto pronto a raccogliere l’invito al confronto per un governo di coalizione lanciato dall’ex ministro Avigdor Lieberman, leader del partito di destra Israel Beytenu, su cui punta chiaramente Netanyahu. Il premier in carica nel suo discorso dopo i primi risultati ha evitato di parlare di vittoria elettorale – come non ha evocato una possibile sconfitta. “Nei prossimi giorni, avvieremo negoziati per formare un governo forte, sionista, per evitare un pericoloso governo anti-sionista”, ha detto Netanyahu riferendosi all’avversione degli arabi al sionismo. Gantz ha invece lanciato un messaggio per un governo di unità, rivolgendosi a esponenti del Likud ma non a Netanyahu in persona. E ha sottolineato comunque che era necessario attendere i risultati finali.

Il falco Lieberman: mai con i partiti arabi. Nè in questo universo, né in universi paralleli

“Noi faremo parte solo di un governo nazionale liberale ed allargato che sia composto da Israel Beitenu, Likud e il Partito Blu-Bianco. Se Benny Gantz e Benyamin Netanyahu non si pronunceranno in tal senso, che non si sforzino nemmeno di telefonarmi”: lo ha ribadito oggi, tornando su dichiarazioni fatte nella nottata, il leader di Israel Beitenu Avigdor Lieberman. “Per quanto ci concerne non c’è alcun’altra opzione. E’ inutile che Netanyahu e Gantz sprechino il loro tempo con pressioni”. Commentando ipotesi affiorate sulla stampa, Lieberman ha precisato: “Non entreremo in alcun governo in cui sia inclusa la Lista araba unita, o comunque un partito arabo; non in questo Universo, né in un Universo parallelo”. Fra le condizioni necessarie al suo ingresso in un governo Lieberman ha menzionato: la legge per l’arruolamento degli ebrei ortodossi, una legge sui trasporti pubblici di sabato e l’introduzione in Israele di matrimoni civili. “Senza di esse – ha concluso – non abbiamo di che discutere”.

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