Il papa venuto da quasi la fine del mondo parla di carcere, ergastolo, giustizia. Silenziato come un Pannella qualunque

Il papa venuto da quasi la fine del mondo parla di carcere, ergastolo, giustizia. Silenziato come un Pannella qualunque

Essere, “fare” speranza. E’ quello che, in estrema sintesi, papa Francesco chiede ai cappellani delle carceri italiane, alla polizia e al personale dell’amministrazione penitenziaria. Nell’udienza di un paio di giorni fa, è questo il “messaggio” che il pontefice ha ritenuto di rivolgere. “Messaggio” sostanzialmente ignorato dai mezzi di comunicazione. Forse parlare di censura è eccessivo; ma certamente non lo è parlare di indifferenza. Una colpevole indifferenza. Papa Bergoglio chiede di diventare “costruttori di futuro”, di essere “ponti” tra il carcere e la società civile. Invita a raccogliere e ascoltare il silenziato grido della disperazione e rassegnazione. Esorta a garantire “prospettive di riconciliazione e reinserimento”; ricorda che tutti e ciascuno hanno sempre e comunque diritto al rispetto della dignità; e tutti e ciascuno vale anche, ovviamente, per chi è in carcere.

Tre i concetti chiave. Il primo è un ringraziamento e un riconoscimento al lavoro nascosto, oscuro, prezioso, essenziale, della polizia penitenziaria e al personale amministrativo. Una “comunità” con una grande responsabilità “spesso difficile e poco appagante, ma essenziale”, che li rende “custodi di persone”, “ponti tra il carcere e la società civile”, capaci di “retta compassione” per contrastare la paura e l’indifferenza. Testualmente: “So che non è facile ma quando, oltre a essere custodi della sicurezza siete presenza vicina per chi è caduto nelle reti del male, diventate costruttori di futuro: ponete le basi per una convivenza più rispettosa e dunque per una società più sicura. Grazie perché, così facendo, diventate giorno dopo giorno tessitori di giustizia e di speranza”.

Il pontefice pone poi l’accento sul rispetto delle persone: “Non dimenticatevi, per favore, del bene che potete fare ogni giorno. Il vostro comportamento, i vostri atteggiamenti, i vostri sguardi sono preziosi. Siete persone che, poste di fronte a un’umanità ferita e spesso devastata, ne riconoscono, a nome dello Stato e della società, l’insopprimibile dignità”.

Segue poi la parte “politica”. Politica, ben inteso, in senso alto, non partitico, ma di chi con senso di responsabilità si pone il problema di “governare” i fenomeni e i fatti, le “cose” concrete: “Tra queste penso, in particolare, al problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari, è un problema grande che accresce in tutti un senso di debolezza se non di sfinimento. Quando le forze diminuiscono la sfiducia aumenta. È essenziale garantire condizioni di vita decorose, altrimenti le carceri diventano polveriere di rabbia, anziché luoghi di recupero”.

Altri concetti chiave, con specifico riferimento all’istituto dell’ergastolo: non compromettere il diritto alla speranza, garantire prospettive di riconciliazione e di reinserimento: “L’ergastolo non è la soluzione dei problemi, – lo ripeto: l’ergastolo non è la soluzione dei problemi -, ma un problema da risolvere. Perché se si chiude in cella la speranza, non c’è futuro per la società. Mai privare del diritto di ricominciare! Voi, cari fratelli e sorelle, col vostro lavoro e col vostro servizio siete testimoni di questo diritto: diritto alla speranza, diritto di ricominciare”.

Un intervento, quello del pontefice, “alto”, di grande respiro; che meriterebbe discussione, confronto, riflessione; pone l’accento su questioni urgenti che invece da troppo tempo sono lasciate irresponsabilmente incancrenire; questioni che per pavidità o incoscienza non fanno parte dell’agenda politica di questo paese, e che invece costituiscono l’epifenomeno della madre di tutte le emergenze, la Giustizia, la sua amministrazione, il suo pessimo funzionamento…

Quell’uomo “venuto da quasi la fine del mondo” ha posato il suo dito su una piaga che da troppo tempo sanguina e attende di essere medicata. La risposta, finora, è stata silenzio e indifferenza. Purtroppo silenzio e indifferenza anche da parte di chi “naturalmente” dovrebbe levare la sua voce, e “fare”. Solo il Partito Radicale tiene alta questa bandiera sollevata in solitudine, anni fa, da Marco Pannella. Ma come si può anche solo concepire una politica e un’alternativa autenticamente riformatrice, se una questione urgente come il carcere viene ignorata? Questione, urgenze silenziate, di fatto negate, anche quando un pontefice leva la sua voce, come un radicale qualunque…

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