Il nuovo governo Conte giura al Quirinale tra sorrisi, strette di mano e abiti da sera. Da Conte un monito: “No a conflitti, ora mi aspetto lealtà”. Gentiloni commissario Ue

Il nuovo governo Conte giura al Quirinale tra sorrisi, strette di mano e abiti da sera. Da Conte un monito: “No a conflitti, ora mi aspetto lealtà”. Gentiloni commissario Ue

Quando davanti a Sergio Mattarella arriva per giurare il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il premier Giuseppe Conte si lascia sfuggire una strizzata d’occhio. Poi gli stringe la mano con entrambe le sue, il piu’ caloroso tra i saluti ai propri colleghi di governo. E’ il gesto che riassume il senso politico e forse il sollievo per un’operazione riuscita, contro il tempo e contro le previsioni: a nemmeno un mese dall’apertura della crisi, i 21 ministri del Conte bis sono saliti al Quirinale per giurare davanti al presidente della Repubblica. Molti, in una sala degli Specchi gremita di cronisti e dalla temperatura rovente in una mattinata di fine estate, sottolineano il clima “piu’ sobrio e istituzionale” rispetto al giuramento del primo governo Conte, l’1 giugno dell’anno scorso. I vestiti e le posture sono perlopiu’ quelli giusti: tra gli abiti e i tailleur scuri spiccano solo il blu elettrico del ministro per le Politiche agricole, Teresa Bellanova, il crema scelto dalla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e il bianco del ministro per l’Innovazione Paola Pisano. L’unica nota di rosso, nel vestiario del governo giallo-rosso, il piu’ giovane della storia della Repubblica, e’ la cravatta del ministro della Salute, il Pd Roberto Speranza. Gli altri scelgono tonalita’ di blu o grigio. Il verde, sfoggiato un anno fa da Matteo Salvini, sembra invece essere completamente sparito dalla palette dei colori possibili. Gli unici strappi alla sobrieta’ sono i selfie ormai di rito. Franceschini posta su Twitter quello della squadra dem. Di Maio, invece, stavolta sceglie una foto di gruppo piu’ formale per presentare il team pentastellato nel suo post su Facebook. Tutti i ministri, poco prima delle dieci, entrano a piedi alla spicciolata. Di Maio mano nella mano con la fidanzata Virginia Saba. Prima della cerimonia, sorridente e disteso, chiacchiera con la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, seduta proprio al suo fianco dove un anno fa c’era Salvini. Tra i familiari che assistono seduti in sala c’e’ pure un ex ministro, Nunzia De Girolamo, moglie del neo titolare degli Affari regionali Francesco Boccia, accompagnato anche dalla figlia che tiene per mano all’ingresso del Quirinale. Tornato alla guida del ministero della Cultura, Dario Franceschini appare quello piu’ a suo agio di tutti, rilassato come quelli che sono di casa: controlla il cellulare prima della cerimonia, resta un po’ defilato. D’altronde e’ alla sua sesta esperienza da ministro ed e’ lui uno dei principali vincitori di questo governo, frutto di un’alleanza M5s-Pd di cui e’ stato uno degli sponsor piu’ decisi. Conte e’ l’unico che arriva in macchina fin dentro il Quirinale. Lo stile e’ il solito: pochette a quattro punte che spunta dal taschino, raffinato orologio al polso, per firmare il giuramento non usa la penna messa a disposizione sul tavolo di Mattarella ma estrae dalla giacca la sua stilografica personale. Poi si avvicina al fianco del presidente per guardare sfilare i propri ministri, con una soddisfazione che traspare evidente, di certo molto piu’ padrone della situazione rispetto al debutto di 14 mesi fa. Quello dell’Ambiente Sergio Costa, generale di brigata dei Carabinieri Forestali, fa il saluto militare sbattendo i tacchi e giura con la mano sul cuore. Il titolare della Giustizia Alfonso Bonafede si mette anche lui la mano sul cuore. Gli altri sfilano ordinatamente, senza deviare dal protocollo. Poi ci sono le foto di rito, una con tutti i ministri e una solo con le sette ministre, il brindisi in un’altra sala e il rompete le righe.

No a conflitti, ora mi aspetto lealtà. Giuseppe Conte, nel giorno del battesimo del suo secondo governo, ha messo le cose in chiaro. In occasione del primo Consiglio dei ministri dell’era giallorossa celebrato a Palazzo Chigi dopo il giuramento al Quirinale, il premier, secondo quanto si apprende da fonti di governo, si è rivolto a tutti i ministri, chiedendo “leale collaborazione”. L’obiettivo del presidente del Consiglio è evitare quelle “sgrammaticature istituzionali” che avevano caratterizzato l’ultima fase del precedente esecutivo. Un messaggio voluto e non improvvisato quello del presidente del Consiglio, riferiscono le stesse fonti. La “leale collaborazione” auspicata dal premier andrà declinata sia sul piano dei provvedimenti sia su quello della comunicazione. E questo nuovo clima dovrà ispirare il lavoro e il comportamento di tutti i membri dell’esecutivo targato M5S-Pd-Leu, non solo quello del premier: “Nel governo che presiedo mi aspetto che questi tratti distintivi siano di tutto il governo e non solo miei”, il senso delle parole di Conte.

È Paolo Gentiloni il nome indicato dal secondo governo a guida Giuseppe Conte come rappresentante italiano in Commissione europea. La comunicazione ufficiale della nomina dell’ex premier e attuale presidente del Partito democratico è giunta oggi, a poche ore dalla cerimonia del giuramento al Quirinale del nuovo esecutivo frutto dell’alleanza tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Liberi e Uguali. Resa nota al termine del primo Consiglio dei ministri, l’indicazione di Gentiloni per l’esecutivo europeo può considerarsi il primo effettivo provvedimento del nuovo governo Conte, in attesa della fiducia da parte dei due rami del Parlamento. Gentiloni si è detto orgoglioso dell’incarico ricevuto: “Amo l’Italia e l’Europa – scrive su social – Ora al lavoro per una stagione migliore”. E che la scelta, infine, sia ricaduta su un esponente del Partito democratico rende l’idea anche di come siano andate in questi giorni le trattative per la formazione del nuovo esecutivo a guida Conte e di come il Partito democratico abbia cercato di distendere i rapporti e i legami – labili, dopo l’esperienza gialloverde – con Bruxelles.

La nota della Cgil Nazionale

“Al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al nuovo esecutivo vanno i migliori auguri affinche’ siano subito affrontate le vere emergenze del Paese, a partire dalla riduzione delle diseguaglianze sociali, economiche e territoriali. Al nuovo esecutivo chiediamo di riaprire un confronto vero con le parti sociali, un dialogo che sia concreto e non di cortesia, sulle proposte che con Cisl e Uil, e assieme ai lavoratori, abbiamo portato avanti in questi mesi nelle piazze italiane e nelle sedi istituzionali”. E’ quanto si legge in una nota della Cgil Nazionale. “Tra i ventinove punti di programma – sottolinea la Confederazione guidata da Maurizio Landini – ci sono delle novita’, ma anche delle serie mancanze, non si parla di rinnovo dei contratti pubblici e privati, ne’ di pensioni. Temi importanti che dovranno essere al centro di un dialogo costante con i sindacati insieme ad altre priorita’: equa riforma fiscale, basata su lotta all’evasione e riduzione delle tasse a lavoratori e pensionati; politica industriale rispettosa dell’ambiente; risoluzione delle tante vertenze aperte al Mise; rafforzamento delle politiche attive del lavoro e degli ammortizzatori sociali; sviluppo del Mezzogiorno; revisione dello “sblocca cantieri” e avvio dei lavori per le infrastrutture; sicurezza e immigrazione”. “Valuteremo il nuovo Governo sulla base del suo operato, sulla capacita’ che avra’ di dare risposte alle nostre rivendicazioni, contenute nella piattaforma unitaria. E in caso di risposte negative proseguiremo con le iniziative nei luoghi di lavoro, nei territori e a livello nazionale. Con questo spirito – conclude la Cgil – rivolgiamo un sincero augurio di buon lavoro, fiduciosi nel contributo che questo Governo potra’ dare al nostro Paese e in Europa”.

Bersani, bene il rinnovamento, aiuterà il ripensamento

Soddisfatto per Speranza ministro, ma anche per lo sforzo di rinnovamento che si vede, sia di persone che di generazioni. Bisogna dare atto di questo sia ai 5 Stelle che al Pd che ad Articolo Uno-LeU. Può essere – almeno io ci spero – che il rinnovamento aiuti anche il ripensamento, che è il problema serio di questo governo. E cioè una correzione delle politiche sia dell’ultimo governo ma sia qualcosina anche di quelli del centrosinistra degli ultimi anni, in modo da riprendere il contatto con la vita comune e le persone normali. Il governo deve giocare questa carta, farsi capire e con due o tre cose, senza grandi proclami, dare il segno di un cambiamento di rotta. Sto parlando di lavoro, di fisco, di welfare e sanità, di immigrazione. Bastano due o tre cose: tornare sui licenziamenti collettivi, salario minimo ma rafforzando la contrattazione, pensare ai 600mila immigrati anonimi che girano nelle città prima che a quelli che arrivano con le barche e sono solo qualche migliaio, perché tra questi c’è il buono e l’ottimo – badanti e braccianti – ma anche il pessimo, la mafia nigeriana, e non possiamo metterli nello stesso mucchio. Fisco: abbassa re le tasse sul lavoro finanziandole nell’unico modo in cui si può fare, cioè con la progressività fiscale e la lotta all’evasione e finendola con i forfait e le illusioni della flat tax.

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