Il governo Conte bis nato dall’intesa M5S-Pd-LeU giura giovedì 5. 21 i ministri, 7 le donne. Lunedì alla Camera la prima fiducia

Il governo Conte bis nato dall’intesa M5S-Pd-LeU giura giovedì 5. 21 i ministri, 7 le donne. Lunedì alla Camera la prima fiducia

E’ nato, e va bene, con l’obiettivo di essere un governo di legislatura. Ma sarebbe superficiale ignorare il presupposto fondamentale di questo travagliatissimo parto plurigemellare: l’esecutivo giallorosso dovrà essere molto diverso – discontinuo, nel lessico del Nazareno – da quello gialloverde ‘assassinato’ su una spiaggia della riviera romagnola da Matteo Salvini. Dovrà essere diverso nonostante quasi la metà dei ministri (10 su 21, più il sottosegretario Riccardo Fraccaro) appartenga allo stesso partito che ha dato vita al governo precedente. Dovrà essere diverso malgrado non tutti tra i maggiorenti di M5S e Pd fossero d’accordo a celebrare questo matrimonio. Dovrà essere diverso perché, in caso contrario, tra qualche mese si andrà naturalmente, fisiologicamente alle urne. Aperta parentesi: Matteo Salvini non starà a guardare e comincerà fin da domani – anzi, ha già cominciato – la sua opera di cannoneggiamento per rimediare al grave errore strategico compiuto a inizio agosto e per andare alle urne.

Mattarella saluta i giornalisti e evoca il valore della libertà di stampa

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dalla sala stampa del Quirinale, dopo che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha elencato la composizione del nuovo governo, ha affermato: “Mi tratterrò per pochi istanti. Sono qui per rivolgere un saluto a tutti voi, non per fare una dichiarazione. Una volta che in base alle indicazioni di una maggioranza parlamentare si è formato un governo, la parola compete al Parlamento e al governo. Difatti il governo nei prossimi giorni si presenterà davanti alle Camere per chiedere la fiducia e presentare il suo programma. Io – ha aggiunto – sono entrato in questa sala stampa soltanto per salutarvi e per ringraziarvi del vostro lavoro, dell’impegno con cui avete informato i nostri concittadini, sperando che il Quirinale vi abbia messo in condizioni di poterlo fare senza troppi disagi. Vorrei aggiungere che per me è stato di grande interesse leggere ogni mattina su giornali stampati oppure online o ascoltare la sera in Tv le cronache e le interpretazioni dei fatti, dei diversi punti di vista. Questo confronto tra prospettive differenti, opinioni diverse, diverse valutazioni è – ha rimarcato il capo dello Stato – prezioso per me, come per chiunque e ancora una volta sottolineare l’importanza e il valore della libera stampa”.

Dopo le baruffe sulle poltrone e sul ruolo dei vicepremier (da due a uno a nessuno), per adesso la discontinuità sta nella lista dei ministri. Molti dei quali sono al debutto o quasi: i riconfermati sono tre (Di Maio che però cambia alloggio, dal Mise agli Esteri, Bonafede ancora Guardasigilli e Costa che rimane all’Ambiente), più Fraccaro che diventa sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Spatafora che si trasferisce al ministero dei Giovani e dello Sport e Fioramonti che si occuperà di Istruzione. Su 21 ministri 7 sono donne, che è un discreto segnale per l’Europa di Ursula von der Leyen ma forse era lecito aspettarsi qualcosa di più.

Ecco la lista dei 21 ministri del nuovo governo Conte

Interno, Luciana Lamorgese; Economia e Finanze, Roberto Gualtieri (Pd); Affari Esteri e Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio (M5S); Lavoro e Politiche Sociali, Nunzia Catalfo (M5S); Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli (M5S); Difesa, Lorenzo Guerini (Pd); Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà (M5S); Innovazione, Paola Pisano (M5S); Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone (M5S); Affari regionali, Francesco Boccia (Pd); Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano (Pd); Pari Opportunità e Famiglia, Elena Bonetti (Pd); Affari europei, Vincenzo Amendola (Pd); Giustizia, Alfonso Bonafede (M5S); Ambiente, Sergio Costa; Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli (M5S); Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova (Pd); Istruzione, Università e Ricerca Lorenzo Fioramonti (M5S); Beni e Attività Culturali e Turismo, Dario Franceschini (Pd); Salute, Roberto Speranza (LeU); Sport e Politiche Giovanili, Vincenzo Spadafora (M5S); Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro (M5S). Il governo giurerà giovedì mattina al Quirinale alle ore 10. Lunedì prossimo, 9 settembre, si riunirà inoltre alle 10 del mattino la conferenza dei capigruppo della Camera per definire le tempistiche del dibattito sulla fiducia al nuovo governo, che si svolgerà in aula dalle 11 dello stesso giorno. Lo riferiscono fonti parlamentari, ma la decisione sarà assunta formalmente solo dopo il giuramento di domani.

Ed ecco una sintesi del programma che il presidente Conte ha consegnato al Presidente Mattarella

Ventinove punti di programma per il neonato governo M5s-Pd-Leu: dopo la limatura delle ultime ore ad opera del premier Giuseppe Conte, i punti sono aumentati rispetto ai 26 della bozza, che era circolata ieri in ambienti Cinquestelle e che fonti del Pd avevano immediatamente indicato come non definitiva. Quella ufficiale, infatti, presenta alcune differenze e integrazioni rispetto alla prima versione. Manca nel programma ufficiale quanto era stato scritto in un primo momento – e forse con molto ottimismo – su Roma. Il vecchio punto 26 recitava così: “Il Governo dovrà collaborare per rendere Roma una capitale sempre più attraente per i visitatori e sempre più vivibile e sostenibile per i residenti”. Tutto ciò è stato riassunto, in modo molto più misurato, nella necessità, di “rivedere il testo unico per gli enti locali” e in questo senso promuovere lo svilupppo “sostenibile” delle città e di “Roma Capitale”. Restano fermi gli asset su cui è nato il governo M5s-Pd-Leu: evitare l’aumento dell’Iva e fare una manovra di bilancio che, pur mantenendo l’equilibrio dei conti, sia espansiva. Ma viene dato maggiore spazio al rapporto, positivo, con l’Europa, pur nella necessità di rivedere diversi dossier. “L’Italia deve essere protagonista di una fase di rilancio dell’Ue” e il “governo si adopererà a promuovere le modifiche necessarie a superare l’eccessiva rigidità dei vincoli europei”. Passaggio questo che nell’ultima versione è stato molto addolcito rispetto alla precedente stesura che recitava secca: “Occorrono regole orientate anche alla crescita non solo alla stabilità”. Primo obiettivo neutralizzare l’aumento dell’Iva, con l’impegno di investire su famiglie, disabili e contrastare l’emergenza abitativa. ‘Tutte le previsioni – si legge nel programma – saranno comunque orientate a perseguire una politica economica espansiva, in modo da indirizzare il Paese verso una solida prospettiva di crescita e di sviluppo sostenibile, senza mettere a rischio l’equilibrio di finanza pubblica’.  Riduzione del cuneo fiscale; introduzione del salario minimo, sì a una legge sulla rappresentanza sindacale, realizzazione di un piano strategico di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali; introduzione di una legge sulla parità di genere nelle retribuzioni; sostegno all’imprenditorialità femminile; riformare ‘opzione donna’.  Il Governo persegue la tutela degli interessi nazionali, ‘nel quadro di un ‘multilateralismo efficace’, basato sul pilastro dell’alleanza euroatlantica, con riferimento all’opera delle Nazioni Unite, e sul pilastro dell’integrazione europea’. Il Governo si impegna, inoltre, a rafforzare ‘anche all’interno dell’Unione europea, una politica di investimenti mirata al Continente africano’. Semplificazione, rimodulazione delle aliquote, in linea con il principio costituzionale della progressività della tassazione, con il risultato di alleggerire la pressione fiscale, pur nel rispetto dei vincoli di equilibrio del quadro di finanza pubblica. Avanti, ‘in misura efficace’, con la spending review. La scuola innanzitutto. Il governo prevede di intervenire contro le classi troppo affollate e valorizzare, anche economicamente, il ruolo dei docenti, potenziare il piano nazionale per l’edilizia scolastica e garantire la gratuità del percorso scolastico per gli studenti provenienti da famiglie con redditi medio-bassi, contrastare la dispersione scolastica e il bullismo. Approvare poi una legge sull’acqua pubblica, completando l’iter legislativo in corso. Il Governo è impegnato a difendere la sanità pubblica e universale, valorizzando il merito.

Il Conte bis ha dunque l’obiettivo e la presunzione di durare, anche se M5S e Pd non si amano nemmeno ora che sono soci in affari. Sono abbastanza distanti ideologicamente e sono ancora ammaccati da anni di cazzotti in faccia. Però sono stati costretti a trovare punti di convergenza per evitare che la deriva sovranista potesse prendere il sopravvento e per ‘blindare’ l’elezione del nuovo Capo dello Stato. A naso, ne esce malissimo Di Maio, abbastanza male Casaleggio, pesto Di Battista. E’ il premier Conte, adesso, il frontman del Movimento, appoggiato da Beppe Grillo e con l’endorsement di Matteo Renzi. Uno di quelli che, turandosi il naso, ha vinto. Conte in queste settimane si è cucito addosso l’abito dello statista, ha scaricato brutalmente Salvini, ha dettato la linea sotto lo sguardo attento del Quirinale. Ha una enorme responsabilità sulle spalle, dovrà fare il premier e non più il paciere tra litiganti, dovrà smettere di essere l’avvocato del popolo. Semplicemente, dovrà governare. La vera discontinuità, in teoria, sta nel programma più che nei nomi della squadra governativa. I punti sono lievitati di giorno in giorno fino a toccare quota 29, mica peanuts, e proprio il numero degli obiettivi da realizzare aiuta a capire che – in teoria – la vita dell’esecutivo non dovrebbe essere breve. Alla sterilizzazione dell’Iva bisogna provvedere a stretto giro di posta, la riduzione del numero dei parlamentari sarà il primo tema al vaglio della Camera, il dl sicurezza verrà rivisitato e ‘umanizzato’, poi ci si butterà sulla riforma fiscale e sulle autonomie, sul conflitto di interessi e sul lavoro. Poi, però. Prima bisogna dare tempo a grillini e dem di annusarsi e di imparare a fidarsi gli uni degli altri.

Intanto, lo spread tra il Btp e il Bund chiude in netto calo a 148 punti base dai 158 di ieri nel giorno in cui viene presentata la lista dei nuovi ministri per la formazione del governo M5S-Pd. Il tasso sul decennale del Tesoro aggiorna il minimo storico allo 0,80%. Il Ftse Mib ha chiuso in rialzo dell’1,58% a 21.737 punti, risultando la migliore Borsa europea, con banche e settore lusso in prima fila. Balzo di Atlantia (+5,9%) con la bozza di programma di governo giallo-rosso circolata ieri che parla di revisione delle concessioni autostradali senza fare menzione di possibile revoca di quella di Autostrade.

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