Gualtieri all’Eurogruppo: “L’Italia tornerà ad essere protagonista in Europa”. Il ruolo del ministro nella Fondazione Gramsci. La grande stampa tifava per nuove elezioni. Conte convoca Cgil, Cisl, Uil. Spread a quota 133

Gualtieri all’Eurogruppo: “L’Italia tornerà ad essere protagonista in Europa”. Il ruolo del ministro nella Fondazione Gramsci. La grande stampa tifava per nuove elezioni. Conte convoca Cgil, Cisl, Uil. Spread a quota 133

Ci chiediamo quale sarebbe la situazione politica ed economica del nostro Paese se Pd, Leu, Cinquestelle, le forze che hanno dato vita, pur tra grandi difficoltà, al governo giallorosso, avessero accolto l’invito che veniva da esponenti del mondo editoriale di andare subito ad elezioni. L’importante incontro avuto dal ministro dell’economia, Gualtier a Helsinki nel corso della riunione dell’Eurogruppo non ci sarebbe stato. Ci riferiamo in particolare a quanto affermava Carlo De Benedetti, presidente onorario del gruppo editoriale cui fanno capo in particolare Repubblica, L’Espresso, La Stampa, giornali locali ed anche Huffington Post, intervistato da Lilli Gruber: “Nel programma annunciato da Conte manca solo l’invito a voler bene alla mamma. Quindi mi aspetto che sarà un governo di ordinaria amministrazione. Secondo me, preso atto che non c’era più la maggioranza, bisognava andare ad elezioni. Perché io credo che la maggioranza degli italiani voglia rimanere in Europa, e avremmo dovuto andare alle elezioni per scegliere tra chi vuole diventare una succursale della Russia e chi vuole rimanere in Europa. Invece così Salvini è ancora lì e continueremo a parlare di lui”. Diceva De Benedetti che chi gestiva il gruppo era il figlio Marco, ma sarebbe da sciocchi pensare che  lui non abbia alcuna influenza per quanto riguarda la linea dei giornali.

Articoli di fuoco contro il candidato premier del governo giallorosso e il leader del Pd

In fondo una bella campagna elettorale avrebbe giovato non poco, sia per quanto riguarda la carta stampata che altri media. Pubblicità e vendite forse ne avrebbero tratto giovamento. E per il futuro chissà, sarebbe arrivato magari qualche provvedimento. Non è un caso che proprio Huffington, con la sua direttora e il suo vice, giornalisti che sanno quello che devono fare, hanno firmato articoli di fuoco contro Conte, i suoi possibili alleati. Si è salvata La Stampa. Anche il gruppo cui fanno capo il Corriere della sera, La 7, giornali locali, non è stato estraneo a questa campagna pro elezioni, la  rubrica affidata a Telese e Parenzo, “In Onda” con la scusa della imparzialità delle notizie ha avuto tentennamenti specie negli scritti di alcuni editorialisti. Il discorso sulla partita che stanno giocando i grandi editori, non parliamo della Rai per carità di patria e di giornalacci della peggiore destra,  investe lo stesso ruolo dei giornalisti nella difesa della libertà dell’informazione che è anche la loro libertà di professionisti, poiché vengono continuamente messi in discussione. Il diritto dei cittadini ad essere informati e dei giornalisti ad informare sembra essersi dissolto.

Il ruolo che l’Italia può e deve avere nella Unione europea. La partita giocata da Pd e Leu  

Un discorso troppo lungo con il rischio di oscurare l’oggetto di questo nostro articolo, la presenza dell’Italia nella Ue, il ruolo che il governo può e deve giocare. Giusto e vero, però se non ci fosse stata una presa di coscienza da parte delle forze di sinistra, del Pd, di Leu, nel dar vita al governo con i pentastellati a quest’ora saremmo a  dar conto di qualche comizio, di una campagna elettorale che avrebbe fatto sprofondare il nostro paese, mettendo a rischio la nostra Costituzione, dando sfogo ai germi di un fascismo che non è quello della marcia su Roma  ma  colpisce, ugualmente, i luoghi in cui la democrazia si sviluppa, il Parlamento, le istituzioni ad ogni livello, scatenando campagne di odio, provocando pericolose divisioni, conati di razzismo, il ruolo che giocano fascitelli che operano anche dentro le istituzioni.

Il sì del premier alla richiesta di incontro da parte di Landini, Furlan, Barbagallo

Mi rincuora, pur nella consapevolezza delle difficoltà che verranno incontrate nella gestione del governo, nell’affrontare i grandi problemi,economici, sociali, culturali, a partire proprio dal valore del pluralismo dell’informazione, della comunicazione, dell’uso che viene fatto delle nuova tecnologie, i social, il fatto che il premier Conte abbia convocato i sindacati, Cgil, Cisl, Uil, per mercoledì 18 a Palazzo Chigi in vista della stesura della manovra, Non c’è ancora una convocazione scritta, ma l’incontro, confermato da fonti sindacali, dovrebbe tenersi in mattinata. Appena due giorni fa i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo hanno inviato una lettera al premier chiedendo una convocazione urgente sulla manovra. Le tre sigle chiedono nella missiva “una discussione sulla prossima legge di stabilità e sulle misure che riteniamo indispensabili per la crescita e lo sviluppo dell’economia italiana. Crediamo che l’incontro possa anche essere l’occasione – è scritto nella lettera – per esaminare le richieste che le nostre organizzazioni da tempo avanzano e che hanno indicato in una piattaforma sostenuta in questi mesi da una mobilitazione nei luoghi di lavoro e nelle piazze d’Italia”. Tutto lascia pensare che si riprenda il filo del discorso interrotto ad agosto, visto che lo stesso Conte aveva già convocato Cgil, Cisl e Uil per tre volte nella sede ufficiale del governo – sempre in vista della manovra – con all’ordine del giorno lavoroSud fisco. Da ricordare che l’allora ministro degli Interni Matteo Salvini, negli stessi giorni, convocò decine di rappresentanti delle parti sociali al Viminale, amplificando così i malumori all’interno della maggioranza che poi, come noto, sono esplosi con la caduta dell’esecutivo.

Il ruolo di Gualtieri nella Fondazione Gramsci. La Storia sempre ignorata dalla politica

Un primo, significativo, segnale del ruolo che il governo vuole giocare in Europa è stato dato proprio sulla materia più importante, l’economia, dal ministro, Roberto Gualtieri, Pd. Già presidente della Commissione Bilancio della Unione europea, storico, economista per vocazione, importante  esponente della Fondazione  Gramsci dove sono cresciute  generazioni  di intellettuali comunisti, lui compreso. Il presidente della Fondazione che svolge un ruolo attivo nel panorama politico non solo italiano, Silvio Pons, intervistato da Repubblica dice: “Roberto continua ad avere un ruolo rilevante nella Fondazione. E siamo stati felici che venisse riconosciuto il  suo valore, intellettuale oltre che politico. La Storia è sempre più ignorata dalla politica ed è uno dei motivi della decadenza della vita pubblica. Il suo incarico può essere letto come la possibilità di recuperare un mondo marginalizzato”. Gualtieri si è presentato alla riunione dell’Eurogruppo a Helsinki, dopo aver avuti colloqui telefonici con il  presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno. Nella due giorni incontrerà il ministro francese dell’Economia Le Maire e i commissari uscenti, Moscovici e Dombrovskis. Si presenta dopo aver rilasciato una lunga intervista a Repubblica. Ha una certezza e non la nasconde, una risposta ai tanti corvi italiani, fra cui coloro che avrebbero preferito una campagna elettorale con il tintinnar di spade. Certo sa perfettamente che il percorso non sarà facile.

Il rapporto fra Pd e Leu con i pentastellati non sarà una strada tutta in discesa

Il rapporto con i pentastellati non sarà una strada tutta in discesa. Al contrario. Proprio per questo mette alcuni punti fermi. Non può che prendere atto, gradire direi, della decisione di Draghi di portare i tassi di interesse in territorio negativo come non era mai avvenuto,  -0,50 % annunciando l’acquisto da parte della Bce  di titoli per un valore di 20 miliardi al mese, facendo respirare l’economia acciaccata dell’Europa. Chiede che i governi che “hanno lo spazio fiscale per farlo agiscano presto e in modo efficace”. Le banche tirano un respiro di sollievo. Ieri lo spread, la differenza fra nostri Bot e i Bund tedeschi, che aveva toccato numeri superiori ai 270  si era attestato a quota 133, miliardi risparmiati, pronti ad essere investiti. Ma proprio dalla Germania e anche dalla Francia viene un attacco a Draghi per questa decisione. Dice Gualtieri  poco prima dell’inizio della riunione dell’Eurogruppo: “L’Italia tornerà a essere protagonista in Europa, a svolgere il ruolo che le spetta come grande Paese fondatore che ha delle idee, che imposta la sua visione dell’Europa come un percorso a migliorare, cambiare a rendere l’Europa più in grado di affrontare le sfide del nostro mondo”. Per quanto riguarda la questione dello scomputo degli investimenti “verdi” dal deficit se fosse possibile già dalla manovra 2020,  ha risposto: “Ci sono due questioni diverse, una è la discussione della manovra e una è il più grande processo di riforma e approfondimento e completamento dell’Unione economica e monetaria che naturalmente ha tempi diversi, quindi sono due piani diversi”. E con il ministro francese Bruno Le Maire ha avuto un bilaterale. Fonti del Mef fanno sapere che “è stato molto costruttiva. Entrambi condividono l’impegno a riportare al più presto l’Europa su un percorso di crescita puntando sugli investimenti”. Dombrovskis, il vicepresidente della Commissione Ue ha fatto sapere che  avrebbe avuto un incontro bilaterale con il ministro dell’Economia. “Lo conosco bene da anni. Abbiamo lavorato assieme quando era presidente della commissione Econ al Parlamento Ue. Lo ascolterò riguardo ai suoi piani per la manovra 2020 nello specifico e in generale sull’agenda”.

“Gli scontri continui con l’Europa, i proclami social, le assenze ai tavoli di negoziato sono finiti”

Già, la manovra. Repubblica  titola l’intervista che apre il giornale: “Mai più guerra con l’Europa”. Un titolo che è tutto un programma anche se magari deluderà il presidente onorario De Benedetti, che preferiva vivere una campagna elettorale che sarebbe stata sconquassante, violando le regole della Costituzione, stante che l’Italia è una Repubblica parlamentare e che Salvini tentava proprio di annullare il ruolo del Parlamento. Nella intervista Gualtieri indicava, riprendendo la relazione che Conte aveva tenuto alle Camere, i punti più significativi. “Gli scontri continui con l’Europa, i proclami social e le assenze ai tavoli di negoziato (leggi ex ministro Salvini ndr) sono finiti. Si apre una fase nuova in Italia e in Europa e noi intendiamo esserne protagonisti: Fino ad un mese fa si discuteva – afferma Gualtieri – di flat tax, minibot e procedure di infrazione. Oggi i temi sono investimenti verdi, lavoro, asili nido”. Un cambiamento netto rispetto al primo governo Conte, ai tentativi  anti euro della Lega. “Quell’epoca si chiude”, dice Gualtieri. Un banco di prova molto importante sarà l’incontro con Cgil, Cisl, Uil.

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