Gianna Fracassi, vicesegretaria generale Cgil, a RadioArticolo1: “Le nostre proposte nella piattaforma unitaria. svolta su politica industriale, Mezzogiorno e migranti”

Gianna Fracassi, vicesegretaria generale Cgil, a RadioArticolo1: “Le nostre proposte nella piattaforma unitaria. svolta su politica industriale, Mezzogiorno e migranti”

I sindacati hanno già riunito le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil per approcciare un nuovo rapporto col governo Conte bis, in attesa del dibattito alla Camera e al Senato. Intanto, però, il sindacato ha già chiesto una convocazione per i prossimi giorni per l’apertura di un confronto vero sulle scelte economiche e sociali. “È un percorso che si era già avviato con il presidente del Consiglio nella scorsa legislatura – spiega ai microfoni di RadioArticolo1 Gianna Fracassi, vice segretario generale Cgil -. Abbiamo fatto le nostre proposte, che sono quelle contenute nella piattaforma unitaria. Ora chiediamo che il confronto venga proseguito, e strutturato come metodo rispetto alle importanti scelte che dovranno essere fatte a breve.”

Si apre infatti una stagione di scelte. “Il 15 settembre – ricorda Fracassi – bisogna rivedere la nota di aggiornamento del Def, con dati economici tutt’altro che positivi. Poi bisognerà definire la legge di bilancio, che sarà il primo banco di prova del programma di governo. In quell’occasione si dovrà passare dalle parole ai fatti. Quindi anche in base a come si strutturerà il confronto con i sindacati, misureremo la volontà dell’esecutivo di coinvolgere lavoratori e pensionati”.

La crisi politica agostana, tra l’altro, è caduta nel bel mezzo di una crisi economica. Il Paese non pare infatti in grado di avviare un processo di crescita. “Il presidente della Repubblica – dice ancora Fracassi – ha svolto un ruolo fondamentale, riportando la crisi all’interno del quadro costituzionale, evitando una china che rischiava di diventare molto pericolosa. Adesso va ripristinata una sana dialettica parlamentare. Al Parlamento va restituita centralità, perché è il cuore della democrazia rappresentativa del nostro paese. E bisogna provare ad affrontare i problemi economici”.

Con Gualtieri nuovo ministro dell’Economia si realizza inoltre un passaggio dalla stagione dei ministri tecnici a un politico che fa della crescita e dell’Europa due capisaldi. La Cgil spera che si possa finalmente passare alle azioni concrete, e a una “relazione con le istituzioni europee che possa determinare un cambiamento anche per la nostra economia. Noi per una lunga fase abbiamo vauto una scarsa visione politica dei temi economici e fiscali. Ora ci cono le premesse per un governo che provi a fare scelte politiche. Gualtieri dovrà affrontare immediatamente temi importantissimi, dovrà realizzare un cambio di passo anche in Europa. Perché se restiamo in una dinamica di spazi stretti, di austerity, cambierà molto poco”. Bisogna infatti cambiare “il rapporto tra investimenti e deficit. Quindi bisogna attivare dei canali politici. Spero che questa sia uno delle prime questioni che il nuovo ministro dell’economia affronti”.

Ci sono poi il tema dell’immigrazione e quello del Mezzogiorno. Anche qui la Cgil chiede una svolta. “Servirebbe davvero – dice ancora Fracassi – un cambio di passo profondo nel modo in cui si approccia al fenomeno dei migranti. Sono vent’anni che affrontiamo questo tema con un approccio securitario, dalla Bossi-Fini, agli accordi con la Libia, fino ai due decreti sicurezza. Il nuovo governo deve quindi marcare una netta discontinuità. I decreti sicurezza devono essere fortemente rivisti. Sarebbe, questo, uno spartiacque sul quale si marcherebbe anche la distanza dagli ultimi 14 mesi fatti di odio e di paura. Poi bisogna affrontare lo spopolamento, la desertificazione industriale e l’abbandono dei giovani, che costituiscono un’emergenza per il Sud e per l’Italia intera. Anche questa è una grande sfida: ricucire un divario enorme che si è aperto, e continua ad allargarsi”.

Infine, per Fracassi, serve “una politica industriale rispettosa dell’ambiente”. Bisogna, conclude la sindacalista, “avviare una riconversione che possa chiudere il conflitto tra ambiente e lavoro. Quindi mettere in campo politiche governate e sostenute dallo Stato, che guardino alla transizione ambientale. Una giusta transizione che permetta la riqualificazione e la ricollocazione nel mercato del lavoro, oltre che sostegno al reddito. Non bastano più mezze misure o le misure spot. Serve un cambiamento epocale”.

Da Rassegna.it

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