Besostri: alla Corte costituzionale il ricorso per conflitto d’attribuzione presentato dal senatore De Falco per il rispetto della Costituzione e del Senato eletto su base regionale. La maggioranza M5S-PD al Senato non è, però, in pericolo

Besostri: alla Corte costituzionale il ricorso per conflitto d’attribuzione presentato dal senatore De Falco per il rispetto della Costituzione e del Senato eletto su base regionale. La maggioranza M5S-PD al Senato non è, però, in pericolo

È stato depositato presso la Corte costituzionale il ricorso presentato dal senatore Gregorio De Falco per ribadire che il Senato è eletto su base regionale e col voto dei cittadini. La maggioranza M56 non è, però, in pericolo. Il ricorso non è contro la candidata M5S Emma Pavanelli, non votata dagli elettori umbri e assolutamente sconosciuta ai siciliani, che entrerebbe in Senato grazie ai loro voti. Il senatore De Falco, sostenuto dagli avvocati Besostri e Libutti, ha presentato il ricorso per sanare il vulnus costituito dal trasferimento del seggio dalla Sicilia all’Umbria, con conseguente sovra rappresentazione di quest’ultima. È il primo ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, ammesso in via teorica dalla Consulta con l’ordinanza n. 17/2019.

“A causa della pessima legge 165/2017, meglio nota come Rosatellum – dichiara Besostri – assistiamo a una palese violazione dell’articolo 57 comma 1 della Costituzione, in base al quale il Senato si elegge su base regionale. Senza contare che il trasferimento di seggi da una circoscrizione a un’altra viola gli articoli 48 e 58 della nostra Carta fondamentale, in quanto viene meno il principio del voto espresso in modo personale e diretto”. La colpa originale è della lege n.165/2017, che ha previsto liste bloccate corte (max. 4 candidati) e pluricandidature fino a 5, più dei candidati. Una legge a suo tempo contestata duramente dal M5S proprio con l’avv. Besostri.

Tutti i candidati del Collegio siciliano erano già stati eletti in altri collegi

“In conclusione tutti i candidati del collegio siciliano erano già eletti in altri collegi e il seggio era rimasto scoperto – prosegue Besostri –. Per non perdere un seggio al Senato, dove i margini della maggioranza giallo-verde erano alquanto risicati, si è deciso di forzare la Costituzione. La violazione è stata molteplice, coinvolgendo, come ricordato, sia i commi 1 e 4 dell’articolo 57 della Costituzione, relativi alla base regionale dell’elezione del Senato e alla rappresentanza elettorale delle regioni in proporzione alla popolazione sia gli articoli 48 e 58, relativi al voto personale e diretto”. Infine, ed è l’aspetto più importante, è stato violato anche l’articolo 66 perché la Giunta delle Elezioni e il Senato non si sono limitati a esaminare la regolarità della proclamazione degli Uffici Elettorali, composti da magistrati, e a convalidarla, ma si sono sostituiti a loro nella proclamazione, la cui legittimità dovranno poi controllare in seguito a ricorsi degli elettori. Elettori umbri hanno impugnato davanti alla Giunta la proclamazione di una candidata da loro non votata.

Una forzatura in spregio alla volontà popolare

“Il ricorso alla Giunta delle elezioni per l’istruttoria e al plenum dell’assemblea del Senato per la proclamazione – ha aggiunto l’avvocato Besostri -, cioè due organi che decidono politicamente, costituisce, pertanto, una forzatura, in spregio alle previsioni costituzionali e, ovviamente, alla volontà popolare e alla rappresentanza dei cittadini siciliani”. Era meglio una norma di sanatoria per il caso singolo, che creare un precedente pericoloso. La soluzione più trasparente per colmarela lacuna legis era un’elezione suppletiva nel collegio interessato. “Se le leggi elettorali sono ‘costituzionalmente necessarie’ come più volte sentenziato dalla Consulta, esse devono essere necessariamente costituzionali – ha concllusoBesostri -, cosa che dal 2005 è purtroppo sconosciuta ai nostri legislatori”.

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