Austria. 6,4 milioni di elettori al voto. Prime proiezioni. Boom dei Verdi, più 10 punti rispetto al 2017. In testa Kurtz col 37,2%, in calo i socialdemocratici al 22, caduta libera per l’estrema destra al 16

Austria. 6,4 milioni di elettori al voto. Prime proiezioni. Boom dei Verdi, più 10 punti rispetto al 2017. In testa Kurtz col 37,2%, in calo i socialdemocratici al 22, caduta libera per l’estrema destra al 16

Oltre 6,4 milioni di elettori sono chiamati domenica alle elezioni in Austria, in un voto che vede chiaramente favorito il partito Popolare (Oevp) dell’ex cancelliere Sebastian Kurz.  Secondo le proiezioni diffuse dalla tv pubblica, l’ÖVP di Kurz otterrebbe il 37,2% dei voti, l’estrema destra FPÖ si attesterebbe al 16%, in calo di 10 punti rispetto alle elezioni del 2017, mentre al secondo posto si piazzerebbe il partito socialdemocratico SPÖ con il 22%. I Verdi, che alle legislative del 2017 non avevano superato la soglia di sbarramento del 4%, torneranno in Parlamento con un avanzamento consistente, attestandosi al 14,3%. Secondo i dati pubblicati dalla tv pubblica ORF, Kurz otterrà 71 seggi dei 183 della Camera bassa del Parlamento austriaco. I socialdemocratici avranno 41 seggi, l’ultradestra 30, i Verdi 27 e i Liberali 14.

“Le elezioni non sono ancora decise”, esclama all’ultimo comizio Sebastian Kurz, ex cancelliere ed ex enfant prodige della politica austriaca. In realtà è lui – nonostante la caduta fragorosa del suo governo, quattro mesi fa, in seguito allo scandalo dello “Ibizagate” – il grande favorito al voto anticipato di domenica 29 settembre. Un’elezione in cui l’unica cosa che sembra chiara è che l’ex cancelliere sarà anche il nuovo cancelliere, mentre tutto il resto – a cominciare dalle coalizioni di governo – sono un rebus assoluto. I sondaggi sono dalla parte del giovane Kurz, assegnando ai popolari dell’Oevp da lui guidati un risultato intorno al 35% dei consensi, mentre l’Spoe è data intorno al 22%, che, se confermato, per i socialdemocratici sarebbe il peggior risultato in un rinnovo del Nationalrat.

A pesare non sono solo gli ultimi scandali su una storia di “spese pazze” in cui è coinvolto l’ex leader nonché ex vicecancelliere Heinz-Christian Strache, ma soprattutto lo scandalo del video realizzato a Ibiza e diffuso a maggio, in cui si vede lo stesso Strache offrire ad una presunta ereditiera russa appalti pubblici in cambio di aiuti elettorali.  E’ stato quel video a trascinare il governo al tracollo, ma oggi l’enigma da scigliere è quello delle alleanze: in teoria, Kurz non ha escluso di tornare ad un’alleanza con l’Fpoe, ma c’è sia una questione di opportunità politica che di sostanza numerica, nel caso i risultati della formazione erede di del nazionalista Joerg Haider dovessero essere inferiori del previsto. Anche perché l’Fpoe è tutti i giorni sulle prima pagine dei giornali austriaci: la procura generale sta indagando su Strache e la sua ex guarda del corpo con il sospetto di aver dirottato in modo improprio fondi pubblici destinati al partito.

Poi c’è il tema clima, che in Austria sembra aver sostituito nel dibattito pubblico togliendo all’ultradestra il cavallo di battaglia, i migranti. Nondimeno, l’Fpoe continua a ripetere di essere pronta a tornare al governo, come il leader Hofer non perde occasione di ripetere: e vuole tornare non come ministro al Traffico – dicastero ce ha guidato dal 2017 al maggio 2019 – ma come numero due di Sebastian Kurz. Paradossalmente, la vede allo stesso modo l’Spoe, che con uno dei suoi esponenti di spicco, Hannes Swoboda – a lungo europarlamentare – ritiene che una riedizione della coalizione tra popolari e ultradestri sia “la variante più probabile”, dato che per l’Fpoe si tratta della “unica possibilità di sopravvivere”. Tuttavia, non c’è chi esclude un ritorno della Grosse Koalition tra i popolari di Kurz e i socialdemocratici di Pamela Rendi-Wagner: anzi, i media austriaci continuano a riferire di “importanti pressioni dietro le quinte” volte a favorire quest’opzione, nonostante che le differenze tra i due partiti, soprattutto in ambito sociale e in economia, appaiono oggi quasi insormontabili. Motivo per cui il rebus delle alleanze sembra ancora fittissimo, a poche ore dall’apertura delle urne: dal punto di vista numerico sarebbe possibile persino una coalizione a tre con Oevp, Verdi e i liberali di Neos, che potrebbe avere la meglio nel caso in cui il tema ambientale – che fa la parte del leone in questi giorni in Austria – dovesse diventare predominante. Altra opzione – se tutte le altre si dimostrassero impraticabili – un governo di minoranza con esponenti della società civile e funzionari di rango dell’Oevp, che però viene osteggiata con estrema forza dall’attuale opposizione. La questione è talmente intricata, che non manca chi ipotizza addirittura un ulteriore voto anticipato. Cose quasi mai viste, da questo lato delle Alpi.

Share