Ancora su Renzi, il Psi e una nuova forza socialista

Ancora su Renzi, il Psi e una nuova forza socialista

Dopo il suicidio di Salvini per eccesso di protagonismo e megalomania, l’iniziativa di Renzi sembra dettata dalla stessa malattia. Uno ha buttato all’aria il governo, l’altro ha sbattuto la porta del partito di cui è stato segretario e leader fino a poco tempo fa. Lui in un partito di un altro e con un segretario che non è lui, non ci riusciva a stare. Per questo, nel tentativo di alzare il suo potere contrattuale col governo, ha accelerato i tempi. Una cosa che doveva essere annunciata alla Leopolda a caldo, si è consumata a freddo nella terza camera di Bruno Vespa.

Vedremo se il nuovo partito di Renzi avrà successo. Certo, la rincorsa al centro non ha mai premiato veramente nessuno. E lo dimostra per ora il numero delle adesioni parlamentari, molto meno di quelle previste, con molti suoi fedelissimi che rimangono nel Pd. E lo dimostra ancora di più il grandissimo numero di sindaci e amministratori locali cosiddetti renziani, che si sono ben guardati di aderire al suo partito, da Nardella a Gori. Della serie: se devo conservare il potere ed anche la possibilità di essere rieletto meglio stare nella vecchia ditta. Ditta che non avrà comunque vita facile. E non solo perché una scissione, seppur piccola, è sempre una scissione. Ma soprattutto perché l’identità politica del Pd non è destinata a cambiare per miracolo. Anche senza Renzi il Pd non sarà più di sinistra, non sarà socialista, non sarà socialdemocratico. Continuerà ad essere quello che è sempre stato, il partito del sistema, un amalgama con poca identità, in un momento in cui è proprio l’identità a fare la differenza.

Una certa notizia, dopo la nascita del partito di Renzi, l’ha fatta il piccolissimo Psi, che ha deciso di fare gruppo al Senato con Italia Viva, dichiarando l’intenzione di “far nascere un progetto unitario per una terza gamba del centrosinistra”. La cosa non è piaciuta a molti iscritti che minacciano di abbandonare il già piccolo partito e non è piaciuta soprattutto ai tanti socialisti, che pur senza tessera, hanno sempre guardato al Psi come parte della propria storia. Con la decisione di dar vita ad un gruppo unitario con Renzi, il Psi perde così l’unica cosa che da anni era rimasta in vita e persino, all’interno della piccola comunità socialista, era vantata come un grande merito: quella di stare in parlamento nel gruppo misto per difendere la propria autonomia. Il Psi diventa così partito satellite di Renzi e Renzi in cambio garantisce al Psi di non essere più al servizio del Pd o di +Europa. Un errore e un orrore dopo l’altro.

D’altra parte quando un partito, che si chiama socialista, si mette ad inseguire un leader che ha intenzione di dar vita ad un partito personale e del “capo”; quando un partito socialista accetta di sostenere e favorire, con il proprio appoggio, la nascita di un partito che, per dichiarazione dello stesso Renzi vuol essere “moderato e di centro”, per rompere ogni legame con la sinistra, con i suoi simboli e la sua storia, quel partito non è più socialista e perde definitivamente la sua identità. Certo i segni della deriva e di una vocazione alla subalternità erano già evidenti da tempo. Dal 2013 quando il Psi, per andare sul sicuro, rinunciò a presentare la lista in una competizione elettorale nella quale avrebbe potuto eleggere più parlamentari e con il proprio simbolo. Ma soprattutto dopo, quando appoggiò in modo spregiudicato  ogni controriforma del governo Renzi. E le peggiori politiche antisocialiste. Dall’abolizione dell’Articolo 18, al jobs act, alla buona scuola, fino al sostegno con il proprio Si alla riforma costituzionale di Renzi.

Adesso  per il piccolo Psi cambia un po’ tutto. Chi per anni ha creduto che quel piccolo partito potesse essere, un domani, la casa sempre più grande di tutti i socialisti, oggi perde ogni speranza. Ma la ricostruzione di una sinistra socialista, attraverso la rinascita di un grande partito di ispirazione socialista, è ancora una grande necessità. E una nuova forza socialista, espressione di un nuovo partito socialista unitario e largo, può comunque rinascere. Dal diffuso senso di necessità che alberga silenziosamente nella società e nelle giovani generazioni. Dai tanti socialisti di fatto che sono socialisti senza saperlo. Da culture diverse: socialiste, ambientaliste e solidaristiche. Dalle battaglie concrete che si vivono nei territori e nel mondo del lavoro.

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