Usa. Le vittime della strage suprematista a El Paso salgono a 22, e a 31 nel week end di sangue. Trump attacca tutti ma non le armi, e chi le produce

Usa. Le vittime della strage suprematista a El Paso salgono a 22, e a 31 nel week end di sangue. Trump attacca tutti ma non le armi, e chi le produce

E’ salito a 22 morti il bilancio delle vittime della strage di El Paso, in Texas. Lo hanno riferito le autorità ospedaliere della città, dopo il decesso di uno dei feriti. Si sommano ai 9 nella zona dei locali notturni di Dayton per mano del 24enne bianco Connor Betts, per cui la polizia al momento esclude motivi di odio etnico. Patrick Crusius, il giovane sospettato di essere il killer del massacro al centro commerciale di El Paso e che aveva postato online diversi contenuti razzisti, è stato incriminato con accuse di omicidio che possono comportare la pena capitale.

Donald Trump assolve le armi, chiede mani libere per il boia e, per mettere fine ai “crimini contro l’umanità” che hanno fatto 31 morti nel fine settimana tra Texas e Ohio, mette nel mirino le leggi sulla salute mentale, il web e i media. Se qualche ora prima del suo discorso alla nazione il presidente americano aveva collegato un “forte controllo” sugli acquisti di armi a una riforma dell’immigrazione, tutto questo scompare quando Trump parla agli americani. “La nostra nazione deve condannare il razzismo e il suprematismo bianco”, ha affermato il presidente, dopo aver rivolto le condoglianze di rito alle famiglie delle vittime, alle comunità colpite e al Messico, che ha visto morire sei propri cittadini a El Paso, dove Patrick Crusius ha ucciso almeno 22 persone. Donald Trump – che nel discorso ha sbagliato il nome di una delle città delle stragi, chiamandola Toledo invece di Dayton, come pure aveva fatto l’ex vicepresidente americano, il dem Joe Biden – non ha pronunciato autocritiche, come chiesto nelle ultime ore da oppositori e critici che sottolineano come sia stata proprio la sua presidenza a scatenare la violenza suprematista e darle legittimazione. Il presidente americano se la prende con internet e con i social che la rilanciano, ma, nella linea dei i presidenti che lo hanno preceduto, non mette in discussione la diffusione capillare delle armi sul territorio americano. “Sono stati l’odio e i disturbi mentali a sparare, non le armi”, ha detto. “Dobbiamo riformare le nostre leggi sulla salute mentale, per poter individuare – ha sottolineato – quegli individui mentalmente disturbati che potrebbero commettere atti di violenza, e, se necessario, isolarli”.

Il capo della Casa Bianca ha poi rilanciato il suo attacco al web, “pericolosa strada per radicalizzare menti disturbate e per compiere atti folli”. “Dobbiamo gettare luce sui recessi scuri di internet e fermare gli omicidi di massa prima che avvengano”, ha continuato. “Internet, allo stesso modo, è usato per traffico di esseri umani, spacci e altri crimini atroci – ha denunciato – i rischi di internet e social media non possono essere ignorati e non lo saranno”. Oltre al web, colpevole – questo è ormai un argomento ricorrente per il presidente americano – è il sistema dei media: “Con le loro fake news – aveva twittato Trump prima del discorso – hanno creato un clima di rabbia nel Paese”. Infine, l’annuncio di un intervento per velocizzare il lavoro del boia: “Ho parlato con il ministro della Giustizia, William Barr – ha annunciato – affinché i responsabili degli omicidi di massa siano giustiziati rapidamente”. In realtà già uno di loro, Crusius, rischia la pena di morte, ha spiegato la Cnn citando il fascicolo che riguarda lo stragista di El Paso, emulo del Brenton Tarrant che realizzò un massacro a Christchurch, in Nuova Zelanda. Quanto a Connor Betts, l’uomo che ha ucciso 9 persone a Dayton, la polizia non ha trovato finora moventi razzisti. La potenza di fuoco a sua disposizione è “problematica”, ha spiegato la polizia, ed è stata acquisita in un contesto “non regolamentato”. “L’arma – ha aggiunto Richard Biehl, capo degli agenti della città dell’Ohio – era stata modificata per farne un fucile, e sono stati sparati in tutti 41 colpi”. Il killer di Dayton aveva almeno 250 colpi e la strage nella città dell’Ohio poteva essere molto più pesante, ha detto il capo della polizia spiegando anche che al momento non è chiaro se l’uomo volesse davvero uccidere anche la sorella o se non l’abbia riconosciuta.

Donald Trump “resta prigioniero della lobby delle armi” affermano la speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, e il leader della minoranza in Senato, Chuck Schumer, dopo il discorso alla nazione del presidente sulle sparatorie di El Paso e Dayton. Pelosi e Schumer chiedono al leader dei repubblicani in Senato, Mitch McConnell, di votare norme su maggiori controlli sulle armi.

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