Treno Italicus. Ennesima strage impunita

Treno Italicus. Ennesima strage impunita

E’ l’una del mattino de 4 agosto 1974.  Poco lontano dalla stazione di San Benedetto Val di Sambro, vicino Bologna, un ordigno ad alto potenziale, esplode nella quinta carrozza del treno Italicus. Ed è strage. Una strage di matrice neofascista.

Lo ricorda con meditate parole il presidente della Repubblica Mattarella: “Si voleva colpire la Repubblica… i processi hanno confermato il legame con altri attentati e con la strategia destabilizzante ordita in quegli anni”. E ancora: i colpevoli sono rimasti impuniti: “il mancato accertamento di fatti così gravi interpella le coscienze di tutti”. Dodici le vittime: Nicola Buffi, Santina Carraro, Elena Celli, Elena Donatini, Tsugufumi Fukuda, Raffaela Garosi, Wilhelmus Hanema, Hernert Kontriner, Antidio Medaglia, Marco e Nunzio Russo, Silver Sirotti: quest’ultimo, ferroviere, poteva mettersi in salvo; munito di estintore, cerca di aiutare i viaggiatori intrappolati nel treno, muore tra le fiamme. Le indagini si indirizzano su un gruppo di estremisti di destra: assolti, poi condannati, nuovamente assolti in Cassazione. Sempre la Cassazione stabilisce che l’area alla quale far risalire la matrice degli attentati è “quella dei gruppi eversivi della destra neofascista”.

E’ amaro doverlo riconoscere, ma per la giustizia italiana i colpevoli della strage dell’Italicus, come per quasi tutte le stragi di quegli anni, non hanno ancora un nome: né per quel che riguarda gli esecutori, né per quel che riguarda i mandanti.

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