Senato. Lega e destre sconfitte sul calendario. Salvini: mossa disperata dello sconfitto, sì al taglio dei parlamentari, ma è un gran bluff. Conte alle Camere il 21 e il 22. Si dimetterà?

Senato. Lega e destre sconfitte sul calendario. Salvini: mossa disperata dello sconfitto, sì al taglio dei parlamentari, ma è un gran bluff. Conte alle Camere il 21 e il 22. Si dimetterà?

Le Comunicazioni alla Camera del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono previste per mercoledì 21 agosto alle 11.30. Per giovedì 22 agosto è invece previsto l’esame della proposta per taglio dei parlamentari. E’ quanto ha stabilito la conferenza dei capigruppo della Camera. Il Senato invece non voterà la mozione di sfiducia al governo presentata dalla Lega. Il presidente del Consiglio Conte dunque svolgerà in Aula del Senato martedì 20 agosto alle ore 15 le comunicazioni sulla situazione dell’esecutivo, secondo il calendario votato in conferenza dei capigruppo e approvato da una maggioranza M5s, Pd e Leu. L’assemblea di Palazzo Madama ha infatti bocciato tutte le proposte di modifica del calendario avanzate da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia che puntavano ad inserire nell’ordine del giorno dell’Aula il voto sulla sfiducia al governo, prima del 20 agosto o nella stessa giornata del 20.

Nel suo discorso, Conte difenderà l’operato del suo governo, le cose fatte in questi mesi di lavoro, addossando a Salvini la decisione di interrompere il ‘cambiamento’ venendo meno al contratto che aveva sancito la nascita dell’esecutivo. Dopo questo passaggio, il premier potrebbe seguire il dibattito dell’aula e aspettare il voto sulle eventuali risoluzioni presentate – che non equivalgono a una mozione di sfiducia – o potrebbe decidere di non aspettare e salire direttamente al Quirinale rassegnando il suo mandato nelle mani del capo di Stato che solo a quel punto entrerà in gioco. In ogni caso, non essendo stata calendarizzata la mozione leghista, il premier non sarà sfiduciato. Il giorno dopo, alle 11.30, Conte è atteso nell’aula della Camera. Ma potrebbe essere un passaggio superfluo dal punto di vista politico. Mattarella prenderà atto della fine della maggioranza gialloverde, messa insieme appena 14 mesi fa, ma seguirà con interesse il dibattito in aula per studiare gli equilibri tra i vari partiti. Il presidente della Repubblica aprirà le consultazioni ascoltando i vari gruppi politici, e potrebbe affidare un mandato esplorativo per verificare l’esistenza di maggioranze alternative che possano portare alla formazione di un nuovo governo. L’incaricato potrebbe essere il presidente della Camera Roberto Fico, espressione del partito di maggioranza alle elezioni del marzo 2018. Si tratta dunque di vedere se l’avvicinamento Pd-M5s e gruppo Misto, sponsorizzato dal ‘senatore semplice’ democratico Matteo Renzi, può o meno reggere la prova del governo. In caso di esito positivo si potrebbe tentare la formazione di un nuovo esecutivo, alla cui guida non è escluso lo stesso Conte. In caso negativo, Mattarella potrebbe sciogliere le Camere. Anche qui, ci sono scenari differenti. Con il voto a ottobre potrebbe rimanere in carica l’attuale esecutivo per il disbrigo degli affari correnti. Ma il Pd si è già espresso contro l’idea che sia Matteo Salvini, candidato premier, a gestire le elezioni dal Viminale. Una preoccupazione che potrebbe essere espressa al Capo di Stato e che potrebbe dar vita a un governo di garanzia elettorale, in carica fino al voto. E il taglio dei parlamentari?

In una giornata convulsa, con riunioni di tutti i gruppi parlamentari e voci che si rincorrevano su un possibile ritiro dei ministri del Carroccio, la novità è stato l’intervento del ministro dell’Interno, Matteo Salvini in Aula. Il dibattito in Aula al Senato sul calendario è stato considerato da molti un voto politico, che prefigurerebbe una nuova maggioranza per un eventuale esecutivo istituzionale. Si è svolto con momenti di tensione e proteste che il Pd ha rivolto anche alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, accusata dal capogruppo dem, Andrea Marcucci, di aver concesso a Salvini troppo tempo per il suo intervento. Casellati, alquanto risentita, ha replicato: “Lei, senatore Marcucci, sfora sempre e con lei il tempo non l’ho mai considerato. L’intervento di Salvini è rimasto nei tempi. Non mi piace questa polemica pretestuosa”. Mentre i senatori dem continuavano a protestare Casellati ha detto “E’ intollerabile”. Grida, fischi e proteste si sono levate dai banchi del Pd anche all’inizio dell’intervento di Salvini, quando il leader della Lega ha esordito ironicamente facendo riferimento ai parlamentari che sono stati convocati sotto ferragosto costringedoli ad interrompere le ferie. Salvini ha detto di accettare la sfida del M5S di procedere subito al voto finale sul taglio del numero dei parlamentari e poi “si vada subito al voto”. Secondo il leader della Lega, votando ad ottobre ci sono i tempi per costituire immediatamente un nuovo governo e varare la manovra evitando l’aumento dell’Iva. La replica di Luigi Di Maio è giunta a stretto giro su facebook. “Dopo le proteste dei cittadini nelle piazze e sui social – ha detto – la Lega ha ceduto al taglio dei parlamentari, una riforma del Movimento 5 stelle che il Paese aspetta da anni. La prossima settimana tagliamo 345 parlamentari”. E ha aggiunto: “Non comprendiamo ancora le ragioni di tutto questo caos improvviso in pieno agosto, senza senso. Ma ognuno è artefice del proprio destino e certe cose si pagano”.

A rilanciare con forza il taglio del numero dei parlamentari era stato poco prima dell’inizio della seduta l’ex presidente del consiglio, Matteo Renzi che in una conferenza stampa ha accusato la Lega di voler anticipare i tempi delle elezioni per evitare di votare definitivamente la legge costituzionale che riduce il numero dei parlamentari. Renzi poi ha ribadito la sua posizione di andare ad un governo istituzionale, o meglio ad un governo ‘no tax’, che eviti l’aumento dell’Iva al 25%. Si tratterebbe di una “sciagura” che “porterebbe automaticamente il Paese in recessione”. Il dibattito in Aula al Senato sul calendario è stato considerato da molti un voto politico, che prefigurerebbe una nuova maggioranza per un eventuale esecutivo istituzionale. Si è svolto con momenti di tensione e proteste che il Pd ha rivolto anche alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, accusata dal capogruppo dem, Andrea Marcucci, di aver concesso a Salvini troppo tempo per il suo intervento. Casellati, alquanto risentita, ha replicato: “Lei, senatore Marcucci, sfora sempre e con lei il tempo non l’ho mai considerato. L’intervento di Salvini è rimasto nei tempi. Non mi piace questa polemica pretestuosa”. Mentre i senatori dem continuavano a protestare Casellati ha detto “E’ intollerabile”. Grida, fischi e proteste si sono levate dai banchi del Pd anche all’inizio dell’intervento di Salvini, quando il leader della Lega ha esordito ironicamente facendo riferimento ai parlamentari che sono stati convocati sotto ferragosto costringedoli ad interrompere le ferie.

Intanto, alla riunione di gruppo dei senatori del Movimento 5 stelle, riferiscono fonti parlamentari, sono stati in molti a sottolineare la necessità di aprire ad un confronto con il Pd per un governo di fine legislatura. Il dialogo è in corso, i contatti avviati ma si attenderà l’evolversi della situazione e soprattutto la decisione del presidente della Repubblica, Mattarella, quando scenderà in campo per affrontare il dossier della crisi. “Dobbiamo salvare la Repubblica ed evitare l’aumento dell’Iva. Non è il momento del voto”, il ‘refrain’ di molti senatori che sono intervenuti per sostenere nell’assemblea la necessità di esplorare la strada di un esecutivo di fine legislatura. “Siamo stati seduti al tavolo con Siri. Perché non possiamo sederci al tavolo con Zingaretti?”, si sono chiesti in molti. Ma c’è anche un’ala che continua ad insistere sulla necessità del voto, nonostante la ‘pugnalata’ di Salvini. “Non possiamo andare con il partito delle banche. Rischiamo di fare la fine di Ncd”, la riflessione di un gruppo di pentastellati. I vertici M5s per ora non fanno alcun passo ufficiale. Qualora dovesse aprirsi sul serio un dialogo dovrà essere con la segreteria del Pd, ovvero con Zingaretti, non certo con Renzi, viene ribadito. “Tocca però agli altri muoversi”, il leitmotiv. E il capogruppo del Movimento 5 stelle Patuanelli ha rimarcato a Salvini come sia contraddittorio puntare sulla riforma costituzionale e poi allo stesso tempo presentare una mozione di sfiducia al premier Conte. Qualora il premier Conte dovesse essere sfiduciato sarebbe impossibile poi varare la riforma del taglio dei parlamentari, tutti i provvedimenti verrebbero bloccati. I pontieri di M5s e Pd stavano discutendo sulla possibilità che il taglio del numero dei parlamentari divenisse un obiettivo di fine legislatura. L’apertura del Movimento era pronta. “Ed è per questo motivo – osserva un esponente del Movimento 5 stelle – che Salvini per uscire dall’angolo ha rilanciato. Ma – osserva un altro senatore – è una mossa della disperazione”.

Sul versante del Pd, Nicola Zingaretti rilancia il suo appello all’unità e Matteo Renzi si dice “assolutamente disponibile” aprendo anche alla proposta di Goffredo Bettini per un governo istituzionale, di legislatura, con una maggioranza e un programma chiaro. Una proposta che sarà sottoposta anche alla direzione del 21 agosto. Ma lo scenario delle urne è tutt’altro che scomparso. Alcuni segnali dicono chiaramente che Nicola Zingaretti tiene la propria bussola puntata su un voto che, nel peggiore dei casi, gli permetterebbe di prendere il controllo dei gruppi parlamentari, oggi a forte impronta renziana. Intanto parte la mobilitazione L’Italia è più bella. Slogan, proposte, volantini e materiali compresi gadget e kit per la comunicazione da distribuire ai volontari che potranno iscriversi, dal 16 agosto, alla pagina creata sul sito del Partito Democratico. Una mobilitazione che ha il sapore della campagna elettorale. Una scelta non estemporanea visto che nelle settimane scorse Zingaretti ha scritto a tutti i coordinatori dei circoli e alle federazioni. “Il sentiero del governo di legislatura è molto stretto”, avverte un dirigente dem: “Si aspettano i passi del Quirinale, ma siamo coscienti che si possa andare a votare e, di qui, l’appello di Zingaretti e il lavoro organizzativo”. Insomma, “la strada delle elezioni è più che mai aperta”. Sentiero stretto, quello del governo di legislatura, perché leggendo il cosiddetto lodo Bettini – voce sempre molto ascoltata dal segretario dem – spicca il riferimento ad un “programma chiaro e condiviso”. Ma come contemperare le sensibilità di Pd e M5s, ad esempio, su Tav, Tap, politiche europee? Per non parlare della squadra di governo. Intanto, però, Matteo Renzi può essere soddisfatto per avere ottenuto più tempo a sua disposizione. L’ex premier rifiuta di parlarne, respinge con cortesia le domande che gli vengono poste sul partito e sulla sua intenzione di mettere in piedi un nuovo movimento di stampo macroniano. Ma non smentisce: “Le discussioni interne al Pd, i retroscena a me non interessano e non mi riguardano. Quando ci saraà da dire qualcosa, lo diremo chiaramente”.

 

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