Secondo giorno di crisi. I capigruppo di Camera e Senato convocati per lunedì e martedì. Il Pd tenta di dare priorità alla mozione di sfiducia contro Salvini, prima di quella della Lega contro Conte

Secondo giorno di crisi. I capigruppo di Camera e Senato convocati per lunedì e martedì. Il Pd tenta di dare priorità alla mozione di sfiducia contro Salvini, prima di quella della Lega contro Conte

All’indomani dell’ufficializzazione della crisi, oggi è stata la giornata delle accuse incrociate tra Lega e M5s, ma anche quella dell’avvio della partita sui tempi per il passaggio in Parlamento di Giuseppe Conte. Il premier ha passato la giornata tra Palazzo Chigi e impegni familiari, senza dire una parola dopo la dichiarazione rilasciata ieri sera in sala stampa. L’intenzione è di tornare a parlare a Palazzo Madama, durante la discussione della mozione di sfiducia presentata oggi dalla Lega. Il Carroccio denuncia “divergenze” su “temi prioritari dell’agenda di governo” e al presidente del Consiglio in particolare contesta l’assenza in Aula al momento del voto sulle mozioni sulla Tav. Presentata la mozione, il punto è quando votarla, dato che il Parlamento è chiuso e deve essere convocato a domicilio. La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ha convocato la conferenza dei capigruppo per lunedì alle 16. Serve un accordo per stabilire la data della seduta. I leghisti la vorrebbero subito, anche per il giorno dopo e Salvini lo ha detto chiaramente più volte, anche oggi. Mentre la conferenza dei capigruppo della Camera è convocata martedì alle 12. A quanto si apprende, all’ordine del giorno della convocazione ci sono “comunicazioni” del presidente della Camera Roberto Fico.

“Tutti i parlamentari della Lega saranno a Roma già da lunedì, non esiste che qualcuno dica che non si può far lavorare i parlamentari a ferragosto. Alzano il culo e lavorano a ferragosto”, ha scandito. Non tutte le opposizioni, però, sono d’accordo e vorrebbero rimandare la convocazione al 19 o al 20 agosto, ipotesi che al momento sembra la più verosimile. Il M5s assicura di non volersi mettere di traverso su un rapido iter della crisi, ma prima chiede di votare alla Camera il via libera definitivo alla riforma costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari. “Non c’è nessun problema ad andare al voto. Anzi, dopo quel che è successo ci corriamo alle urne”, prima però “tagliamo 345 poltrone e risparmiamo mezzo miliardo di euro”, ha fatto sapere Luigi Di Maio. Se non ci fosse l’accordo dei gruppi, il M5s potrebbe anche raccogliere le firme per la convocazione della seduta. Al di là del merito, però, il via libera alla riforma comporterebbe (tra promulgazione, referendum, adeguamento della legge elettorale) uno slittamento delle elezioni politiche di almeno 6 mesi, cosa che sicuramente la Lega non accetterà.

Il punto i pentastellati lo faranno nella riunione congiunta dei gruppi convocata per lunedì alle 10.30. Per loro il problema è anche quello di cominciare a pensare a come presentarsi al voto, dato che la regola dei due mandati (se non modificata), porterebbe all’uscita di molti ‘big’, a partire dallo stesso Di Maio. Una delle ipotesi che si fa strada è che il vicepremier possa essere confermato capo politico, mentre Alessandro Di Battista tornerebbe in pista come candidato. Nel frattempo la campagna elettorale è di fatto già iniziata, con gli ormai ex alleati che si rinfacciano le responsabilità sul possibile aumento dell’Iva ma anche su ipotesi di ‘inciuci’ di governo. Per la Lega “se qualcuno la tira per le lunghe avrà sulla coscienza un eventuale aumento dell’Iva”. Un allarme che per i cinque stelle è “l’ammissione di responsabilità della Lega. Incoscienti!”. Anche su possibili soluzioni alternative al voto immediato volano gli stracci. “Inventarsi un governo – per il ministro dell’Interno – sarebbe inaccettabile per la democrazia. Sento toni simili tra Pd e M5s, tra Renzi e Di Maio”. Parole che fanno infuriare i pentastellati che replicano a muso duro, capovolgendo l’accusa. “Chi è andato a braccetto con Renzi, Zingaretti, Gentiloni e compagnia cantando è proprio la Lega!”, è la replica. Con il ministro Fraccaro che fa notare: “La borsa va a picco e l’unico titolo che va bene è Atlantia. I Benetton stanno guadagnando milioni di euro”.

La mossa tattica del Pd  che chiederà di votare prima la mozione di sfiducia contro Salvini

Per il Pd, il capogruppo Andrea Marcucci chiederà in conferenza di capigruppo al Senato di calendarizzare prima della mozione di sfiducia della Lega al premier Giuseppe Conte, la mozione di sfiducia del Pd a Matteo Salvini, che era stata depositata sia alla Camera che al Senato. Si tratta di una mossa tattica di rilievo che punta a rendere evidente la crisi nei rapporti tra Lega e 5Stelle, nel timore che la mozione di sfiducia a Conte possa trasformarsi in “tarallucc e vino”. Zingaretti assicura che la sfida “non è persa: il populismo al governo ha fallito – sostiene – e Salvini ha accelerato la crisi perché ha paura di fare la manovra”. E per non dare adito a nuove polemiche sul presunto legame tra Di Maio e Renzi del quale ha parlato Salvini in conferenza stampa, la vicesegretaria De Micheli chiarisce che “non ci sono le condizioni per un altro governo, occorre andare in maniera ordinata al voto. Verso le elezioni servirà un nuovo esecutivo senza i capi politici dei due partiti Lega e M5S”.

A sinistra, Pietro Grasso afferma: “Togliere la fiducia a Conte è per Salvini politicamente legittimo, ma tempi e modi mostrano il suo disprezzo per le Istituzioni. Evoca ‘pieni poteri’ ma non esistono, lasciamoli a una storia da non prendere ad esempio. La Lega inizi a far dimettere i suoi ministri”. Il senatore di Leu aggiunge che “i tempi del Parlamento li decidono i Presidenti delle Camere, quelli della crisi il Quirinale. Salvini è consapevole del disastro creato per questo vuole correre al voto ma non può gestire le elezioni dal Viminale. Serve un governo elettorale fino alle elezioni”, prosegue in un altro tweet, e conclude: “La sinistra in ordine sparso non può contrastare Salvini, la Bestia e il clima nel Paese. Servono nuovi protagonisti e rivoluzione programmatica su ecologia, istruzione gratuita, welfare e investimenti pubblici, immigrazione, per riportare le persone a votare”.

E da parte sua, in un videomessaggio l’ex segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, dice: “Dunque serve una proposta diversa, mettiamola in campo da subito, costruiamola. La proposta di chi dice che di fronte alla Flat Tax, un regalo ai ricchi, serve la progressività fiscale; chi ha di più contribuisca di più all’interesse generale. Di fronte a chi dice ‘zero regole per gli inquinatori’ sostenere che servono investimenti verdi per contrastare i cambiamenti climatici e per costruire la transizione ecologica dell’economia. Una proposta che dica: scuola per tutti e tutte, investimenti per cultura e sanità pubblica”. “Una proposta che rimetta al centro gli interessi generali dell’Italia – conclude Fratoianni – che ridia una prospettiva di futuro e speranza a questo nostro Paese”.

 

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