Salvini crede di giocare a scacchi col M5S ma ha già perso. Per Conte la crisi con la Lega è irreversibile. Ma Fornaro, LeU, lancia l’allarme sulla riforma costituzionale: “nessuna tattica”

Salvini crede di giocare a scacchi col M5S ma ha già perso. Per Conte la crisi con la Lega è irreversibile. Ma Fornaro, LeU, lancia l’allarme sulla riforma costituzionale: “nessuna tattica”

Un governo che va avanti a colpi di lettere. E anche se la crisi non è ancora stata formalmente aperta, lo stato di salute dell’esecutivo gialloverde sta tutto nello scambio di missive tra il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno sui migranti che ormai da 16 giorni si trovano sulla nave Open Arms. Il fatto è che la questione migranti, da tempo scelta dal leader della Lega come terreno per mietere consensi, è solo la punta dell’iceberg dello scontro tutto interno al governo in vista di martedì, quando il premier Conte terrà le sue comunicazioni in Senato. Un’escalation di tensione che andrà avanti fino ad allora e che dovrebbe avere il suo momento clou proprio nella richiesta di fiducia che il presidente del Consiglio sarebbe intenzionato a chiedere a palazzo Madama. Nelle scorse ore il leader della Lega avrebbe fatto recapitare ai 5stelle offerte per un governo bis. Tuttavia, la risposta dei pentastellati, che sembrano aver trovato da questa crisi nuova linfa, è decisamente sprezzante. “E anche oggi i ministri della Lega si dimettono domani”, si legge sul blog 5Stelle. O ancora: “Salvini ci ha provato a fregarci tutti ma alla fine si è fregato lui da solo”. Sulle ricostruzioni che nelle scorse ore davano possibile una ricucitura con la Lega c’è chi nel Movimento ritiene che sia stato il tentativo di minare la leadership del capo politico, Luigi Di Maio. Facendolo apparire non lucido nelle scelte perché allettato da possibili offerte. Ma così, asseriscono, non ‘. “Nessuno di noi è tanto cretino da pensare di fare come la moglie – è la metafora – che torna dal marito che la tradisce o che è violento, perché, tanto, poi cambierà”.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, attende le determinazioni delle forze politiche ma è un dato di fatto che abbia deciso di rientrare dalle vacanze in Sardegna con qualche giorno di anticipo. Il futuro della legislatura continua ad essere nebuloso anche perché l’ipotesi di un governo tra Pd e M5s, tanto per cambiare, manda in crisi i dem. Il più critico verso una possibilità del genere è Carlo Calenda che attacca in modo diretto Matteo Renzi. A suo giudizio la necessità di disinnescare l’aumento dell’Iva è una “scusa che non regge”. “Come ho sempre detto – sottolinea – io non sarò nel Pd se si alleerà con il M5S. Vorrebbe dire che il Pd disconosce i suoi valori, non ci sarebbe nessun coerenza. Lo dissi dal primo giorno, fare un governicchio con M5S non mi interesserebbe. Uscirei dal partito per formarne un altro? Sì, ma mi auguro di poter rimanere nel Pd”. Il Pd alzerà la posta e chiederà la testa di Di Maio? Così come voi non volete Renzi? E’ il timore di qualcuno. A chi ricorda che, in M5s, c’è chi ha sostenuto ‘con il Pd mai’, la replica è che non ci sarebbe alternativa se si vogliono portare avanti battaglie importanti, come le politiche sociali, la riforma della giustizia – con la nuova prescrizione – la modifica del conflitto di interessi e la tutela dell’ambiente, senza passare dalle urne. Ma la voglia di non andare con Renzi è pari, spiega una fonte, a quella di dare il benservito a Salvini. E se Salvini alla fine deciderà di non votare la sfiducia a Conte, non solo dimostrerà di essere ‘dissociato’, ma non ostacolerà il fatto che Conte possa, comunque, salire al Colle.

L’allarme di Maurizio Landini, segretario generale della Cgil: “basta giochi di palazzo, il Paese ha bisogno di sapere chi lo governa”

“Siamo una democrazia parlamentare, il governo lo votano le Camere non il popolo. Lo dimostra proprio l’attuale esecutivo, formato da forze che erano contrapposte in campagna elettorale. E’ essenziale che tutto avvenga nella massima trasparenza e nel luogo indicato dalla Costituzione: il Parlamento, appunto. Basta giochi di palazzo, tatticismi, interesse personale, il Paese ha bisogno di sapere chi governa, con quale visione e con quale programma”, ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini, in un’intervista a “Repubblica”. Un clamoroso ricompattamento gialloverde? “Io sto alla lettera del premier al ministro dell’Interno, nella quale si parla senza mezzi termini di slealtà, di strappi istituzionali e di esperienza di governo agli sgoccioli. Se al Senato tutto ciò sarà confermato, starà al presidente della Repubblica verificare le condizioni per un nuovo governo – replica Landini -. In ogni caso ci sono cambiamenti di cui il Paese ha bisogno rapidamente, anche perché i segnali dell’economia mondiale sono allarmanti e va evitato l’esercizio provvisorio”.

E gli allarmi di Fornaro e De Petris, LeU: “la riforma della Costituzione è una cosa seria”

“La riforma della Costituzione è una cosa seria. La riduzione dei parlamentari – su cui noi rimaniamo contrari – può essere portata in aula il 22 agosto solo se il 20 la Lega si rimangerà l’apertura della crisi di governo avviata con la presentazione di una loro mozione di sfiducia. Sarebbe inaccettabile, però, che qualcuno facesse finta di aver fatto pace solo per votare insieme la riforma costituzionale con la riduzione dei parlamentari e il giorno dopo aprire formalmente la crisi di governo: non si può scherzare con la Costituzione” scrive in una nota allarmata il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro. E sulla stessa scia la riflessione dell’altro capogruppo di Leu al Senato, Loredana De Petris. “Mi auguro che il Movimento Cinque Stelle eviti di cedere per l’ennesima volta agli irresponsabili giochi tattici di un Salvini che cerca solo di tirarsi fuori dal vicolo cieco in cui si è cacciato. Non è certo di una riedizione ancora più sgangherata e funesta di questo governo, in cui il capo della Lega ha fatto per oltre un anno il bello e il cattivo tempo, che l’Italia ha bisogno”, afferma la senatrice di LeU Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto. “Quel che è necessario per il Paese – prosegue la presidente De Petris – è un governo che sappia darsi un orizzonte di legislatura coerente, basato non su centinaia di pagine di programma ma su pochi punti essenziali sui quali verificare il prima possibile una possibile convergenza. In caso contrario, l’unico sbocco limpido sarebbero le elezioni. Ed è fondamentale cancellare le norme feroci, inumane e spesso anticostituzionali imposte da Salvini con i suoi decreti sicurezza”, afferma poi la senatrice di LeU. “Ma ancora prima – conclude la presidente De Petris – è necessario verificare la convergenza su alcuni valori democratici e umani essenziali che sono stati da oltre un anno troppo spesso sacrificati o trascurati”

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