Oggi scade il Trattato per la limitazione delle armi nucleari Inf, firmato nel 1987 da Gorbaciov e Reagan. Riparte la mortale corsa agli armamenti

Oggi scade il Trattato per la limitazione delle armi nucleari Inf, firmato nel 1987 da Gorbaciov e Reagan. Riparte la mortale corsa agli armamenti

E’ scaduto oggi il Trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) per tre decenni punto centrale degli accordi per la sicurezza globale. L’accordo era stato firmato nel 1987 dall’allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e dal leader sovietico Mikhail Gorbaciov, dopo uno storico vertice a Reykjavik. Da allora ha fruttato la rimozione di 2.600 testate americane e sovietiche e di missili balistici convezionali con raggio d’azione tra 500 e 5.500 chilometri.

La decisione dell’Amministrazione Trump, nello scorso febbraio, di denunciare il trattato accusando la Russia di averlo violato e le controaccuse russe hanno portato quindi al mancato rinnovo e all’inevitabile rimpallo delle responsabilità fra le due capitali. “Il 2 agosto 2019 su iniziativa della parte americana viene interrotta l’azione dell’Accordo tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti d’America per la liquidazione dei missili di breve e medio raggio, firmato a Washington l’8 dicembre del 1987”, si legge nel comunicato pubblicato dal sito del Ministero della Difesa russo. “Oggi, il Trattato Inf cessa di esistere. La Russia è la sola responsabile della fine del Trattato. Nato risponderà con misura e responsabilità e continuerà a garantire in modo credibile deterrenza e difesa credibili”, ha scritto sul suo account Twitter il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Mosca ha tuttavia lasciato la porta aperta ad una possibile moratoria sul dispiegamento di nuovi armamenti: “Abbiamo proposto agli Usa e ad altri Paesi Nato di valutare la possibilità di dichiarare lo stesso tipo di moratoria sul dispiegamento dei missili di raggio breve e intermedio, come quella annunciata da Vladimir Putin”, ha detto il viceministro degli Esteri Sergey Ryabkov, secondo l’agenzia Tass. Ryabkov ha tradotto in proposta di moratoria quanto detto dal presidente russo riguardo la possibilità di astenersi, sia da parte russa, sia da parte staunitense, dal dispiegamento di missili in regioni di particolare rilievo per le due parti. Putin, ha ricordato il viceministro, ha detto che “se gli Stati Uniti non dispiegheranno assetti in certe regioni, allora la Russia si asterrà da analoghe iniziative”.

Il ritiro degli Stati Uniti dal Trattato Inf potrebbe rilanciare la corsa agli armamenti, ma permetterà anche a Washington di ammodernare il proprio arsenale nucleare, un obbiettivo annunciato pubblicamente dal Pentagono da oltre un anno. In particolare gli Stati Uniti intendono dotarsi di due nuove armi: un missile nucleare a bassa potenza lanciabile da un sottomarino (categoria che non rientra nei vincoli del trattato) e un nuovo missile da crociera che invece violerebbe l’accordo, ma – sostiene il Pentagono – solo in caso di effettivo dispiegamento, mentre la ricerca e sviluppo non sarebbe invece proibito.

“Washington ha commesso un grave errore: lanciando una campagna di propaganda, che si basava su una deliberata disinformazione sulle presunte violazioni della Russia riguardo il trattato Inf, gli Stati Uniti hanno deliberatamente creato una crisi quasi insormontabile attorno al trattato stesso. Il motivo è chiaro: negli Stati Uniti volevano sbarazzarsi delle restrizioni in esso stabilite” sostiene il ministero degli Esteri russo in un comunicato.

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