Nave Alan Kurdi in attesa di attraccare in un porto maltese. Nave Open Arms in attesa di un “porto sicuro”. La solita disumana via crucis. E a Sulmona aggressione razzista contro il giovane Sadio Camara. Che vergogna…

Nave Alan Kurdi in attesa di attraccare in un porto maltese. Nave Open Arms in attesa di un “porto sicuro”. La solita disumana via crucis. E a Sulmona aggressione razzista contro il giovane Sadio Camara. Che vergogna…

La Alan Kurdi, la nave della Ong tedesca Sea Eye con a bordo 40 migranti tra i quali il piccolo Djokovic, dalle 23 di ieri è ferma a circa 25 miglia dalla costa meridionale di Malta, quindi ben al di fuori delle acque territoriali. La Ong tedesca Sea-Eye ha lanciato un appello a Malta chiedendo il permesso di fare attraccare la nave. A renderlo noto è il portavoce della Ong, con sede a Ratisbona, Gorden Isler, precisando che il ministero degli Esteri tedesco sta negoziando con la Commissione Europea e le autorità maltesi. La Sea-Eye conta che una soluzione possa essere individuata entro i prossimi tre giorni, “ma idealmente entro le prossime ore”, ha dichiarato. Dopo essersi vista negare l’ingresso in Italia, la Alan Kurdi ha fatto rotta verso Malta. A lanciare l’appello alle autorità maltesi è stata Barbara Held, a capo delle operazioni di salvataggio. “Non ci abbandonate”, ha chiesto in un video Held, che ha detto di contare su una “soluzione umanitaria” e sul fatto che Malta accolga i migranti per poi poterli distribuire tra diversi stati dell’Ue. Al momento non è arrivata la risposta ufficiale di Malta.  “Siamo a 24 miglia dalle coste maltesi – dice attaccando il nostro paese – poiché l’Italia ha respinto diverse volte le nostre richieste sebbene fosse obbligata a designare Lampedusa come porto sicuro. Siamo pienamente consapevoli che la responsabilità non è di Malta ma dell’Italia. Malta ha già fatto molto negli anni passati, accogliendo i rifugiati e per questo speriamo in una soluzione umanitaria”. Speriamo, aggiunge , “che Malta accolga queste persone e che gli stati dell’Unione europea adempiano alle proprie responsabilità”. Quanto alle condizioni a bordo, il capomissione ha sottolineato che “fa molto caldo” ma “fortunatamente il mare è calmo e le persone non soffrono il mal di mare”. Tuttavia, ha aggiunto, “devono essere sbarcate il prima possibile, non possiamo mantenere questa situazione per sempre”.

La nave Open Arms ha gli stessi problemi. Evacuate due donne incinte, ma per gli altri è la solita via crucis

Due donne incinte a bordo della nave Open Arms della Ong spagnola Proactiva sono state evacuate questa mattina dalla Guardia costiera italiana. Insieme alle due donne, una al nono mese di gravidanza e l’altra all’ottavo e mezzo, è scesa a terra anche la sorella di una di loro. Lo fa sapere la stessa Ong sui social. “Ogni minuto che passa la situazione peggiora, i migranti devono essere sbarcati il prima possibile in un porto sicuro” dice il capo missione di Open Arms, Anabel Montes Mier in un video postato dalla ong catalana, sottolineando però che dopo le due evacuazioni mediche al momento la situazione a bordo della nave “è stabile”. Quanto alle due donne che sono state sbarcate dalla Guardia Costiera italiana, la capo missione ha spiegato che “si tratta di una donna di 32 anni che aveva passato il nono mese di gravidanza, aveva un’ernia addominale e in seguito ad un’ecografia fatta a bordo abbiamo visto che il bambino non era in una posizione corretta, dunque c’era il rischio che potesse partorire a bordo”. L’altra è invece “una donna di 22 anni all’ottavo mese e mezzo di gravidanza e anche nel suo caso il bambino era posizionato male e dunque era necessario sbarcarla”. Quest’ultima, che è scesa con la sorella, ha raccontato ai volontari della Ong di essere stata violentata, di aver subito torture in Libia e di aver visto uccidere suo marito. “Continuiamo a fare quello che dobbiamo fare: restiamo umani! – ha scritto Anabel Montes Mier in un altro tweet – Siamo tutti con le persone a bordo e aspettiamo un porto sicuro”.

Una bella notizia, nato a Catania un figlio del mare, da una nigeriana portata in salvo dalla Gregoretti

Di questa notizia, il ministro dell’Interno italiano Salvini non parla, ovviamente, è troppo bella, e si sa, per lui le notizie belle sono solo quelle relative ai “porti chiusi”. E’ nato all’ospedale San Marco di Catania ‘John Egidio’ il piccolo dato alla luce dalla giovane nigeriana incinta sbarcata sette giorni fa dal pattugliatore della Guardia Costiera ‘Gregoretti’. Il piccolo pesa tre chili e 900 grammi e sta bene. La donna, Aisafu Saha, 28 anni, è stata seguita dai medici dell’ospedale ‘San Marco’ e accudita per sette giorni fino al parto. Dalla nave ‘Gregoretti’ era sbarcata insieme con il marito Gasaeni Saka, un meccanico di 35 anni e con i suoi due figli Rafia di 10 anni e Alidi di 5. Il marito e i figli sono ospiti della Comunità di Sant’Egidio. Nelle prossime settimane è stato programmato da parte della prefettura di Catania il trasferimento in provincia di Ragusa in una nuova struttura.

E una pessima notizia: Sadio Camara, 27 anni, notissimo attivista per i diritti umani, aggredito a coltellate a Sulmona

Sadio è un difensore dei diritti dei migranti, un attivista per i diritti civili e sociali, sostenitore delle battaglie della Cgil e animatore di tante iniziative. Noto è il suo impegno nell’associazione Ubuntu Onlus, scrive in una nota la Cgil che esprime solidarietà nei confronti del giovane Sadio Camara, vittima di un’aggressione brutale tra Sulmona (L’Aquila) e Pettorano sul Gizio (L’Aquila) ed ora ricoverato in gravi condizioni presso l’ospedale di Pescara. La Cgil annuncia nelle prossime ore iniziative pubbliche di mobilitazione, inoltre chiederà un incontro con le istituzioni preposte (Prefettura e Questura) allo scopo di sensibilizzare la società civile a una maggiore riflessione su quanto accaduto. “Sono in corso le indagini per l’individuazione dei responsabili, ma tutto lascia intendere che la matrice sia razzista, in un contesto politico e sociale che fomentando l’odio e la violenza ha oltrepassato i limiti della convivenza civile e pacifica – si legge ancora nella nota – L’episodio, di una gravità inaccettabile, deve riportare alla luce e in primo piano il tema dell’immigrazione nel nostro territorio, un tema da affrontare con razionalità ma anche con umanità e solidarietà. Di ciò va assunta piena consapevolezza. L’attuale momento storico deve considerare l’accoglienza come un valore assoluto, respingendo ogni episodio di violenza e xenofobia”.

“Sadio ha 27 anni. Viene dal Senegal. E’ laureato in filosofia. Fa servizio civile. Lo conoscono tutti gli attivisti di Sulmona e della Valle Peligna come persona mite e impegnata. Ora è ricoverato all’ospedale di Pescara. E’ stato accoltellato alla gola e gettato in un fosso. Solo per miracolo non è morto” afferma in una nota Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea. “I due aggressori gli hanno detto ‘ti insegniamo a campare’. Sembra una vicenda da sud degli Stati Uniti di altri tempi, una scena tratta da un film sul Ku Klux Klan. Impossibile non ricordare che a Sulmona nel giugno 2018 ci fu un’irruzione in un centro di accoglienza con l’accoltellamento di un richiedente asilo. Auspichiamo che gli inquirenti individuino al più presto i due criminali”, continua Acerbo. “Da quel che si legge ci sembra di constatare una tendenza della polizia a minimizzare o escludere il movente razzista che però non è suffragata da fatti emersi nè dal racconto del ragazzo. Non si vuole irritare il ministro degli interni che nei prossimi giorni sarà da quelle parti? Ritengo doveroso parlare chiaro: conosciamo i responsabili politici e morali del clima di xenofobia e razzismo che sta avvelenando il paese. Si chiamano Salvini e Meloni con l’incessante propaganda su cui stanno costruendo cinicamente il successo elettorale dei loro partiti”. “Può darsi che come nel caso del giugno 2018 gli aggressori siano solo dei balordi ma il clima che legittima e fomenta questo genere di violenze è stato creato da alcune forze politiche e da alcuni media e giornali che ne condividono e amplificano la propaganda. Basta barbarie! Solidarietà a Sadio da Rifondazione Comunista”.

L’eurodeputato e medico di Lampedusa Pietro Bartolo denuncia la disumanità e le torture dei lager libici

L’idea di considerare la Libia un porto e un posto sicuri “e’ folle” afferma il medico di Lampedusa che ha assistito 300 mila migranti, oggi parlamentare europeo del Pd, Pietro Bartolo, in un’intervista a Repubblica. “Io non parlo per sentito dire, io ho visitato uomini e donne provenienti dai lager. Ragazzi scuoiati vivi, donne stuprate che rischiavano la paralisi, i segni sui corpi delle frustate, le bruciature delle sigarette”, continua Bartolo. E aggiunge: “In Libia non c’è un governo stabile, ci sono fazioni che si contendono il potere e tribù in lotta. C’è un conflitto terribile. Fare accordi significa favorire questo stato di cose, sovvenzionare quegli stessi lager e quei trafficanti che già lucrano ricattando i parenti dei reclusi. Significa solo spostare il muro, dall’Italia al confine libico”. Un errore, chiarisce Bartolo, “fatto anche dal ministro Minniti, ma almeno prima si poteva ancora distinguere fra migranti economici e migranti in fuga dalla guerra. Oggi questa linea di demarcazione, che a me peraltro non è mai piaciuta, non c’ è più”.

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