Migranti. Da 14 giorni la nave Ocean Viking in alto mare col carico di 356 naufraghi. L’allarme dei medici e del garante dei detenuti. Emergenza umanitaria. Date loro un porto sicuro

Migranti. Da 14 giorni la nave Ocean Viking in alto mare col carico di 356 naufraghi. L’allarme dei medici e del garante dei detenuti. Emergenza umanitaria. Date loro un porto sicuro

E’ l’unica nave delle ong con a bordo i naufraghi che vaga ancora nel Mediterraneo, dopo quasi 14 giorni di navigazione: ora si trova a fare i conti con “il peggioramento dello stato di salute” e la “diminuzione delle razioni alimentari”. La Ocean Viking, l’imbarcazione umanitaria della ong francese Sos Mediterrane’e e di Medici senza Frontiere, resta sospesa tra Malta e Lampedusa in attesa di un porto sicuro. Dopo lo sbarco dei migranti della Open Arms a Lampedusa e il sequestro preventivo della stessa nave spagnola, prosegue ora l’odissea delle 356 persone recuperate dalla Viking al largo della Libia. E sono senza sosta gli sbarchi ‘fantasma’, in particolare sulle coste siciliane: venti tunisini sono giunti nelle ultime ore a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, e nel trapanese un barcone utilizzato da migranti per la traversata dalle coste nordafricane è stato trovato abbandonato sulla spiaggia nel Parco archeologico di Selinunte.

Ma a destare preoccupazione sono le condizioni dei 356 naufraghi che si apprestano a trascorrere il quattordicesimo giorno sulla Viking, di cui 103 tra bimbi e minorenni. Per loro la Francia si era detta “pronta” nei giorni scorsi ad accogliere “un numero importante di migranti”, confermando il rifiuto di accogliere la nave, affinché attraccasse nel “porto più vicino”. “A bordo rimangono solo cinque giorni di razioni alimentari standard. La nostra equipe medica è sempre più preoccupata per il rapido peggioramento dello stato di salute mentale delle persone”, hanno detto gli attivisti di ‘Medici senza Frontiere’. A lanciare un appello è anche il Garante nazionale dei detenuti, che ha scritto ai suoi omologhi europei, in particolare quelli di Norvegia e Malta, affinché si risolva lo stallo. L’obiettivo è un’azione comune urgente per “rafforzare la tutela dei diritti delle persone a bordo”. Resta aperta anche la partita sulla redistribuzione nei vari Paesi europei degli oltre cento naufraghi scesi a Lampedusa dalla Open Arms, della ong spagnola: “Abbiamo ricevuto la richiesta di coordinamento da parte dell’Italia per il ricollocamento”, ha annunciato la portavoce della Commissione europea Natasha Bertaud. I migranti saranno ora redistribuiti tra Germania, Francia, Portogallo, Spagna, e Lussemburgo. La stessa Open Arms si trova a Porto Empedocle, dove rimarrà sotto sequestro per qualche giorno come disposto dalla Procura di Agrigento. Il procuratore capo, Luigi Patronaggio, ha chiesto la convalida del sequestro preventivo della nave Ong, rimasta bloccata per 19 giorni.

“Sono ormai 13 giorni che 356 persone vulnerabili sono bloccate a bordo della Ocean Viking. Ogni giorno la situazione peggiora. Abbiamo pasti per appena 5 giorni, prima di intaccare le scorte di emergenza”. A lanciare un nuovo appello è Luca Pigozzi, medico di Medici senza frontiere a bordo della nave carica di migranti soccorsi in più interventi. “Ci sono persone – avverte Pigozzi – le cui condizioni di salute potrebbero presto diventare critiche, fino al punto di dover richiedere un’evacuazione. In quasi due settimane ho curato nella clinica a bordo vittime di violenza sessuale, feriti di guerra e persone che hanno subito brutali percosse, scariche elettriche, torture, perpetrate anche con plastica fusa. Un terzo dei miei pazienti sono minori di 18 anni. Tutti hanno intrapreso un viaggio da incubo prima di essere salvati”.

“Ogni giorno che passa – continua il medico – vedo la salute mentale delle persone soccorse deteriorarsi in modo preoccupante. Vivono nel terrore di poter essere riportate in Libia, dove sono state esposte a violenti abusi e detenzione arbitraria. In molti hanno tentato più di una volta la fuga dalla Libia ma sono stati intercettati dalla Guardia costiera libica, finanziata dall’Europa, che li ha riportati nei centri di detenzione. Alcuni sono sopravvissuti a naufragi o bombardamenti. Tutti hanno bisogno di sicurezza. Come medico, non posso accettare le loro inutili e prolungate sofferenze. Chiedo con forza agli Stati europei di ritrovare la loro umanità e porre fine a questa vergogna. Tutte le 356 persone a bordo devono poter sbarcare in un luogo sicuro. Adesso”.

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