Genova. Crollo del ponte Morandi un anno dopo. I parenti delle 43 vittime chiedono verità, giustizia e che “nessuno si senta più solo” in futuro. Alla cerimonia, anche Mattarella e Conte. Il punto sulle indagini

Genova. Crollo del ponte Morandi un anno dopo. I parenti delle 43 vittime chiedono verità, giustizia e che “nessuno si senta più solo” in futuro. Alla cerimonia, anche Mattarella e Conte. Il punto sulle indagini

Alle 11:36 il minuto di silenzio con le campane e le sirene di Genova che suonano a lutto in commemorazione delle 43 vittime del crollo del Ponte Morandi: è questo il momento più commovente della lunga cerimonia nel primo anniversario del disastro. “Abbiamo inciso nei cuori quei giorni di apocalisse che ci ha lasciato senza respiro, ci ha fatto sentire svuotati come se tutto fosse precipitato nel buio” ha detto nell’omelia l’arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato i familiari delle vittime nel capannone accanto all’area del futuro pilone 9 del nuovo viadotto. Un abbraccio che il Capo dello Stato ha voluto rinnovare dopo la cerimonia a ciascuno dei familiari. Mattarella ricorda che per il Paese “quei convulsi e angoscianti giorni dell’agosto del 2018” furono una lezione dell’Italia e ora “il nuovo ponte sarà in grado di ricucire, anzi, per usare un termine caro a Piano, di ‘rammendare’ la ferita inferta dal crollo, riconnettendo una città spezzata, non solo materialmente, in due”. Ricostruire è la parola d’ordine perché a Genova, ribadisce il capo dello Stato “così come in ogni parte del territorio colpito da calamità o da incidenti, si gioca il prestigio della Repubblica e la sua capacità di essere realmente una comunità nazionale”.

Poi è stata la volta degli interventi delle istituzioni a cominciare dal premier Conte che ha detto: “Non vi abbiamo dimenticato”. “Non cesseremo mai di invocare giustizia, ma oggi sentiamo che questo nuovo ponte rappresenterà il simbolo della rinascita che sempre deve seguire a un dolore”. Anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini poi invocato una “rapida giustizia”. “Chi ha sbagliato deve pagare” ha detto confermando la vicinanza alla famiglia delle vittime. Il ministro dello sviluppo economico invece dopo la cerimonia è tornato sulla possibile revoca della concessione ad autostrade. “Avviare i meccanismi di revoca delle concessioni quando qualcuno non ottempera ai contratti, quando qualcuno non ottempera ai doveri di contratto che ci sono scritti”. Unanime il monito affinché queste tragedie non accadano più, da Zingaretti a Toti, l’appello a fare presto per la ricostruzione senza dimenticare le vittime e cercando la verità.

Ma è, appunto, il giorno del dolore, è il giorno della commozione, della preghiera, dell’abbraccio di tutta Genova, è il giorno del ricordo e della memoria. Ed è anche il giorno del riscatto, della rinascita. A un anno dal crollo del Ponte Morandi a Genova, i familiari delle 43 vittime della tragedia si stringono in un unico abbraccio e chiedono giustizia. A parlare, a nome dei parenti delle 43 vittime, è Egle Possetti, rappresentante dei familiari, alla presenza dell’intero governo. “Stiamo sopravvivendo da un anno e vorremmo provare a vivere nuovamente ma è come una montagna infinita da scalare. Non possiamo pensare di non abbracciarli più, di non vedere più i loro sorrisi, ma per la loro memoria dobbiamo avere grande determinazione nella ricerca della verità”. E ancora: “Nel nostro paese la parola principale deve essere prevenzione. Non vogliamo che altre famiglie debbano piangere i loro morti per qualche nuova strage assurda”. “Vogliamo giustizia. Se in uno Stato democratico mancasse la giustizia non avrebbe senso la sua esistenza”, ha chiosato alla commemorazione anche la nonna di Andrea Cerulli, una delle vittime. “Sono la nonna di Cerulli, era l’unico che mi mancava, mi manca mi manca mi manca ancora adesso”. Un momento di imbarazzo e tensione si è registrato quando alla commemorazione è arrivata la delegazione di Aspi, Autostrade per l’Italia, la concessionaria, e Atlantia, poi costretta a lasciare la cerimonia dopo che alcuni parenti delle vittime hanno chiesto al premier Conte che i rappresentanti della società abbandonassero l’area. “Chiediamo con forza la modifica di norme di legge perché i processi siano brevi e le famiglie possano trovar pace, e crediamo nessun reato di tale gravità possa essere prescritto”: duro l’appello che lancia Egle Possetti, rappresentante dei familiari delle vittime di ponte Morandi, intervenendo alla cerimonia di commemorazione nel giorno dell’anniversario del crollo del ponte Morandi. Ribadendo la “grande determinazione nella ricerca della verità, perché quanto è accaduto è inaccettabile”, i parenti delle vittime chiedono anche che “in casi come questo che dovessero avvenire in futuro, una nuova legge possa consentire, in modo automatico e da subito, la creazione di una unità di crisi che gestisca le emergenze economiche, le esigenze di supporto psicologico e tutto il necessario per far percepire a chi ha subito una tale barbarie la vicinanza delle istituzioni affinché nessuno si senta più solo”.

Nell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi “siamo ancora a metà del guado. Non è il momento di trionfalismi, ma, fra virgolette, finora non abbiamo portato a casa nulla. In ogni caso non possiamo permetterci passi falsi, né sul piano procedurale né su quello sostanziale” ha detto Francesco Cozzi, procuratore capo di Genova, in conferenza stampa a Genova per fare il punto sull’inchiesta sul crollo del ponte che un anno fa ha provocato la morte di 43 persone. “In questo anno abbiamo cercato in modo molto composto ma determinato e rigoroso di svolgere un’indagine accurata”, per rispondere alla richiesta di giustizia da parte delle famiglie delle vittime. “Una domanda di verità e giustizia -ha spiegato- e non di ricerca di capri espiatori o di facili soluzioni”.  Nel corso delle indagini la procura di Genova ha condotto “un’attività di raccolta di tutti gli elementi a disposizione per capire nascita, vita e morte del ponte in tutte le sue fasi, dalla progettazione alla costruzione, dai richiami dello stesso Morandi alle valutazioni e agli interventi fatti o non fatti nel corso del tempo. Un lavoro enorme di raccolta e valutazione degli elementi”. Fra questi sono stati condotti due incidenti probatori “per verificare quale fosse lo stato del ponte, a cui hanno partecipato tutti quelli che avevano un ruolo nella gestione del ponte, privati e pubblici”. Cozzi ha spiegato che “attendiamo che entro dicembre ci sia la conclusione del secondo incidente probatorio. Non è un ritardo, ma è un momento che potrebbe economizzare i tempi del giudizio”. Il procuratore capo di Genova ha ricordato che “ci sono 71 indagati e due società, con altrettanti difensori e consulenti tecnici. Il lavoro è quindi molto complesso”. Anche perché, ha concluso, “è in atto un confronto serratissimo e durissimo. E forse lo si poteva immaginare, vista qual è la posta in gioco”.

Le accuse sono, a vario titolo, di omicidio colposo plurimo e omicidio colposo stradale, disastro colposo, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso. “Riprendendo le parole dell’architetto Renzo Piano e cioè ‘un ponte così non ha il diritto di crollare’, allora la domanda da porsi è: un ponte così ha il diritto di crollare?”, ha continuato Cozzi. “Aveva ancora il diritto di portare 25 milioni di veicoli all’anno senza alcuna limitazione? Ci saranno discorsi infiniti e perizie di ogni tipo, ma prima ancora di questo ci sarà la necessità di dare risposta alla prima domanda. L’indice di corrosione dei cavi era elevatissimo, quanto abbia influito sulle cause del crollo lo diranno i tecnici”.

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