Crisi. Mattarella: le consultazioni martedì e mercoledì. Pd e M5S: la trattativa? Stop and go. L’ipotesi di un Conte bis ancora in piedi, secondo fonti M5S

Crisi. Mattarella: le consultazioni martedì e mercoledì. Pd e M5S: la trattativa? Stop and go. L’ipotesi di un Conte bis ancora in piedi, secondo fonti M5S

Il Pd non ha ancora dato via libera al Governo Conte 2. Il confronto tra M5s e Pd proseguirà martedì alle 11. Ci sono ancora differenze su contenuti, programma e sulla legge di bilancio 2020. Lo si apprende da fonti del Pd, dopo 4 ore di confronto a palazzo Chigi tra Di Maio, Zingaretti, Conte e Orlando, dalle 21 all’una di notte di lunedì.  “Dopo 4 ore di incontro il Pd non ha ancora chiarito la sua posizione su Conte. È un momento delicato e chiediamo responsabilità, ma la pazienza ha un limite. L’Italia non può aspettare. Servono certezze” affermano a loro volta fonti pentastellate. E le stesse fonti aggiungono che “il Pd oggi non ci ha mai parlato di programmi o di manovra bensì solo di ministeri”, una versione però contestata dal Nazareno che invece sostengono che Nicola Zingaretti non entrerà nel governo M5s-Pd e che nel vertice a Palazzo Chigi di questa sera comunque non se n’è parlato anche perché, assicurano, “non si è neanche arrivati a parlare di nomi, di nessun nome”. Forse sarebbe stato e ancora sarebbe auspicabile qualche comunicato ufficiale da entrambe le parti, piuttosto che nascondersi dietro l’anonimato delle fonti. Intanto durante la mattinata di martedì da Palazzo Chigi parte una telefonata, che raggiunge il Nazareno e avvisa la segreteria del Pd che l’appuntamento delle 11 è cancellato: Zingaretti e Orlando possono ritenersi liberi per la mattinata. Ma dal Pd sbottano, rivelando alcuni particolari delle trattative sul tavolo con M5S: “L’accordo di Governo rischia di saltare per le ambizioni personali di Luigi Di Maio che vuole fare il ministro dell’Interno e il Vicepremier. Su questo non sente ragioni e va avanti a colpi di di ultimatum” spiegano. Replica immediata: “Di Maio non ha mai chiesto il Viminale per il M5S. Prima per noi vengono i temi”. A proposito di temi, la vicesegretaria dem Paola De Micheli ricorda come il Pd si sia messo subito al lavoro con i tavoli tematici per portare proposte concrete. “Sono tre giorni che il Pd parla di proposte: salari, ambiente, sviluppo e imprese, infrastrutture, scuola e cultura. E il M5S risponde soltanto per ultimatum”.

Il racconto di una giornata convulsa e lunghissima

Un segnale al colle più alto di Roma è arrivato. Due giorni di consultazioni, martedì 27 agosto e mercoledì 28 agosto, con tutti i gruppi parlamentari riconvocati nello studio alla Vetrata per un faccia a faccia con il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Si riconferma lo schema del primo giro di colloqui, con la chiara possibilità che da questa volta esca un governo M5S-Pd. La strada dell’accordo non sembra così in salita, ed è questo che arriva fin su al palazzo dei Papi, dove nel pomeriggio formalizza il calendario dei colloqui. “Fare chiarezza e in fretta” è stato il messaggio fatto trapelare anche nel week-end dal Quirinale, quando la trattativa giallorossa si stava arenando, con la Lega pronta ad approfittarne e a corteggiare l’ex socio dell’esecutivo del cambiamento. Una situazione difficile da digerire per l’inquilino del Quirinale, che già a conclusione del primo giro di consultazioni aveva fatto trasparire la sua irritazione per un continuo rimescolamento delle carte, che avrebbe messo a rischio il futuro economico del Paese. In caso di confusione prolungata, infatti, Mattarella avrebbe tagliato corto, concentrando in un solo giorno il calendario delle consultazioni, avviando poi le procedure per un governo di ‘garanzia elettorale’, che avrebbe accompagnato l’Italia al voto i primi di novembre. Nulla di tutto questo dovrebbe avvenire, anche se la tensione resta alta perché ora, spin a parte, si attende l’ufficialità che solo in quello studio alla Vetrata può essere considerata tale. Sarà infatti a palazzo che dovrà essere formalizzato non solo il nome del premier (che dovrebbe essere Giuseppe Conte) ma anche il perimetro dentro il quale il nuovo esecutivo si muoverà, obiettivi e progetti quindi, con un occhio attento alla prossima legge di bilancio. Si parte dunque domani pomeriggio con i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Alberti Casellati, e con il colloquio telefonico con il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, che non si trova a Roma. A seguire Mattarella vedrà il gruppo Misto di entrambi i rami del Parlamento. La mattina di mercoledì si aprirà con le Autonomie (10), Liberi e Uguali (10.30) e infine Fratelli d’Italia (11). Dopo la pausa, alle 16 cominceranno a sfilare i big e i veri (eventuali) protagonisti del futuro governo, dopo il fallimento dell’esperienza giallo-verde. Il primo ad essere ascoltato sarà proprio il Partito democratico, guidato da Nicola Zingaretti, mentre l’ultimo sarà il Movimento 5Stelle atteso alle 19, delegazione con a capo appunto il vicepremier uscente Luigi Di Maio. In mezzo, per una vera e propria maratona ci saranno Silvio Berlusconi (17.00) e Matteo Salvini (18.00) alla guida di Forza Italia e Lega. E’ molto probabile che il capo dello Stato, con una chiara indicazione da parte dei due partiti coinvolti negli ultimi giorni nella trattativa di governo, possa incaricare già in serata il premier designato, al massimo giovedì mattina, il quale avvierà le proprie e personali consultazioni.

La tensione dentro il Movimento 5 Stelle. Il passaggio controverso del voto degli iscritti alla piattaforma Rousseau

Compatti a ‘testuggine’ (Di Maio dixit) attorno a Giuseppe Conte. Con lo spettro del voto online, chiamato a vidimare l’accordo per il governo giallorosso. Il rush finale per l’intesa definitiva è partito, ma dopo un lunedí concitatissimo le sensazioni sono definite positive. Insomma, il sì sembra più vicino del no con, spiegano qualificate fonti pentastellate, la caduta del veto dem per un eventuale Conte bis. In mattinata tutti aspettano il capo politico del M5S alla Camera, ma è dopo pranzo che si materializza l’atteso vertice dei big del Movimento. In un’abitazione a pochi passi da Castel Sant’Angelo si presentano Davide Casaleggio, Nicola Morra, Alfonso Bonafede, Luigi Di Maio, Francesco D’Uva, Stefano Patuanelli e Riccardo Fraccaro. Non c’è Alessandro Di Battista. Aleggia per tutta Roma il fantasma di Beppe Grillo, che non si palesa mai, dopo aver ribadito più volte sul web l’endorsement ad un governo ampio. Ora i tempi sembrano maturi, tanto che dopo due ore e mezza il vertice termina per il doppio rendez vous tra il capo politico e Nicola Zingaretti. L’uscita? Facce scure e no comment, si attende che parli ufficialmente lui, il vicepremier, che – secondo alcuni – avrebbe anche rimesso in piedi l’intesa con Matteo Salvini. Dai piani alti però è arrivato l’ok a tentare con il Nazareno, anche perché il voto anticipato avrebbe decretato una batosta elettorale terribile. Rimane il problema della base, in ebollizione per un esecutivo da condividere con gli acerrimi ‘nemici di Bibbiano’. Ecco allora che il M5S sarebbe intenzionato a testare sulla sua piattaforma Rousseau il parere degli iscritti, la pancia storica del suo mondo. La data non è stata fissata, ma il voto online sembra un passo necessario: è stato già utilizzato per il varo del governo gialloverde e per il caso Diciotti. Attenzione però ai tempi: nello studio alla Vetrata il Movimento è atteso mercoledì sera e serve un voto rapido per rispettare la richiesta di celerità del Colle. In attesa dell’assemblea congiunta prevista per martedi sera, intanto, trapela già qualche nome per il nuovo governo. Rimarrebbero Fraccaro, Trenta, Di Maio e Bonafede, con il capo politico alla Difesa per lasciare Lavoro e Sviluppo economico a figure dem come Nannicini e De Micheli. Sempre che il popolo di Rousseau non stoppi sul nascere l’esperimento più rischioso di sempre per M5S e dem.

Zingaretti e la gestione della crisi da parte del Pd

Più che aver ceduto all’idea di un Conte bis, alla fine Nicola Zingaretti si è convinto che un governo giallo-rosso con la guida del premier uscente potrebbe aprire nel lungo periodo uno scenario interessante per il Pd, anche se nell’immediato la sua immagine personale potrebbe uscirne indebolita. Conte infatti potrebbe imporsi come leader di M5s, rendendo più plausibile la scommessa dei Dem, cioè quella di “costituzionalizzare” il Movimento ed aprire una stagione di alleanze con M5s anche nelle Regioni. Per sollecitare una risposta ufficiale di M5s, in mattinata Zingaretti, ha fatto una nuova dichiarazione in cui sollecitava la nascita di un governo “di svolta” sui contenuti e nella squadra; un modo per intendere che si poteva cedere sul nome di Conte a Palazzo Chigi, in caso di netta discontinuità sul resto come la politica anti Ong dell’esecutivo giallo-verde. Un passo che è costato a Zingaretti, visto che in casa c’era chi lo spingeva a non cedere. Dopo un conclave con gli altri dirigenti Dem, come i vicesegretari Paola De Micheli e Andrea Orlando e i capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci, il segretario ha sancito la linea di cui si è fatto interprete con i cronisti Marcucci: “Non ci sono veti (su Conte ndr), vogliamo parlare di contenuti”. La proposta a M5s era dunque: permanenza dell’attuale premier a Palazzo Chigi, ma struttura di governo diversa, con un vicepremier unico del Pd, e ministeri pesanti ai Dem, per avere garanzie su una agenda completamente diversa da quella dei 15 mesi precedenti. Certo, il passaggio da un niet a Conte al sì all’avvocato del popolo, comporterà per Zingaretti dare l’immagine del leader che cede. Ma alla fine la permanenza di Conte a Palazzo Chigi lo lancerebbe come leader di M5s.

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