Crisi. Iniziati i primi tentativi per l’intesa tra M5S e Pd. Resta ancora il nodo politico di Conte premier. Il Pd convoca i tavoli programmatici. LeU invita ad allargarli

Crisi. Iniziati i primi tentativi per l’intesa tra M5S e Pd. Resta ancora il nodo politico di Conte premier. Il Pd convoca i tavoli programmatici. LeU invita ad allargarli

Giuseppe Conte alla guida del governo giallorosso. E’ l’aut aut lanciato da Luigi Di Maio a Nicola Zingaretti. Preceduto dalle parole del cofondatore del Movimento 5 stelle, Beppe Grillo, che intima: Conte è “l’elevato”, non si può liquidare via così come una qualsiasi “figurina dal mazzo”. In serata, i due leader si vedono per un faccia a faccia di un’ora, nel quale il capo politico del Movimento 5 stelle mette sul tavolo il nome di Conte per la premiership. Una conditio sine qua non che spiazza il Pd, fermo sin dall’inizio alla precondizione della netta discontinuità rispetto all’esecutivo gialloverde. Insomma, i dem non ci stanno a prestarsi a fare i semplici sostituti della Lega, viene spiegato da diverse fonti in tono categorico. Ma l’aut aut di Di Maio non blocca la trattativa, tanto che i due leader si rivedranno “nelle prossime ore”, fanno sapere fonti Pd. Ma i 5 stelle tengono il punto: “Reggiamo l’accordo con il Pd solo con Conte presidente del Consiglio”, scandiscono autorevoli fonti parlamentari pentastellate che tengono a ricordare il lavoro fatto da Conte in questi mesi, considerato una risorsa importante della quale non si può fare a meno. Insomma, se la strada della trattativa sull’agenda del programma di un possibile governo giallorosso sembrava meno impervia, dopo l’incontro tra le due delegazioni M5s e Pd, al termine del quale la parola d’ordine è stata “nessun ostacolo insormontabile”, adesso la mossa di Di Maio complica e non di poco la situazione. Certo, fonti dem descrivono il primo faccia a faccia tra Di Maio e Zingaretti come “molto cordiale”, ma poi aggiungono: il segretario dem ha “ribadito la necessità di un governo di svolta, non per una questione personale, ma per rimarcare una necessaria discontinuità”. La trattativa subisce, quindi, una frenata. Ma non una rottura, si rimarca da ambo le parti. Ed è davvero prematuro, viene sottolineato, mettere sul tavolo altre e diverse ipotesi, come quella di una controproposta per un ruolo di rilievo a Conte nella squadra di governo o di un premier terzo da indicare in casa M5s. Non se ne è parlato, si è fermi al nome di Conte fatto da Di Maio, si precisa. Così come non è stata assolutamente affrontata la questione del commissario Ue e, soprattutto, precisano ancora sia dal Pd che da M5s, non vi è stata alcuna proposta relativa all’ex premier Paolo Gentiloni.

Ci sarà un governo Pd e Cinque Stelle, dunque? Intanto ci sono prove di dialogo: un dialogo costruttivo e positivo secondo l’incontro a Montecitorio fra i leader parlamentari dei due partiti. I capigruppi democratici di Camera e Senato parlano di nodi programmatici da sciogliere, ma senza ostacoli insormontabili, anzi di convergenze su sociale e ambiente con una sola condizione indica il vicesegretario Orlando: “Bisogna sciogliere ogni forma di ambiguità perché si possa proseguire con l’interlocuzione”. “Il M5S ha chiuso il forno con la Lega? Aspettiamo un passaggio formale, mi pare importante che questo sia detto in modo chiaro al capo dello Stato” dice il vicesegretario dem, Andrea Orlando, uscendo dal Nazareno. “Abbiamo dato anche la disponibilità ad affrontare rapidamente il tema delle riforme istituzionali. Adesso attendiamo una risposta univoca sul fatto se si vuol fare sul serio oppure no, lavorare allo sviluppo di questo cantiere del quale continuiamo a non nasconderci le difficoltà, anche se abbiamo già detto che non sono insormontabili”, aggiunge. ” Quello che resta ancora da chiudere definitivamente è questo elemento di ambiguità che esiste rispetto alla decisione univoca di tenere una interlocuzione con il Pd”, spiega. Orlando infine smentisce divisioni all’interno dei Dem. “Non c’è nessuno scontro, l’incontro lo abbiamo condotto insieme con i capigruppo che, come sapete, hanno un orientamento diverso dal mio. La valutazione che abbiamo dato è comune”, conclude.

In altri termini il Pd vuole garanzie che il Movimento non stia anche trattando con la Lega. I parlamentari Cinque Stelle dicono: per ora non abbiamo altri tavoli aperti. Invece vogliono garanzie sui dieci punti da loro proposti come programma, uno prima di tutti, quello ribadito anche dal leader Luigi Di Maio: “Io mi auguro che si chiariscano le idee sul taglio dei parlamentari”. E adesso si aspettano notizie sul prossimo incontro fra Di Maio e il segretario dem Nicola Zingaretti. Il tempo è poco, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dato come ultima scadenza martedì prossimo quando riprenderà le consultazioni e, ha fatto capire, se non ci sarà una nuova maggioranza, è pronto a sciogliere le Camere. Intanto, dopo aver scatenato la crisi più pazza del mondo, anche oggi Matteo Salvini ha rilanciato tendendo la mano agli ex alleati: “O un governo con una squadra nuova”, ha detto, “o il voto, ma farò di tutto per impedire che il PD torni al governo”.

Se governo politico sarà, lo sarà anche il premier. E’ questo l’incipit della trattativa tra M5S e Partito democratico, nel tentativo di portare al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un nome-simbolo del nuovo esecutivo. L’obiettivo è ambizioso anche perché ci sono diversi distinguo, sia in casa dem sia tra i pentastellati. E’ questo uno dei nodi su cui i due leader, Luigi DI Maio e Nicola Zingaretti, devono trovare un punto di caduta, concordato. E la strada al momento è tutta in salita. Per i pentastellati la scelta tocca a loro, forti di una maggioranza relativa in Parlamento. E l’obiettivo è sicuramente quello di proporre un nome politico, non certo ‘tecnico’, per dare un ampio respiro alla legislatura. Ancora in corsa, e lo sarà fino all’ultimo, Giuseppe Conte (che ha ricevuto la benedizione di Beppe Grillo), già bocciato dall’ala zingarettiana, ma su cui i renziani pensano di recuperare. Un carta coperta, che sarà resa visibile solo durante l’ultimo incontro con Zigaretti, poco prima di salire al Colle da Mattarella. I presupposti però divergono. Per il Nazareno deve esserci una discussione condivisa tra i due protagonisti della trattativa, quindi anche una decisione concordata. Ad ascoltare il Pd, il nome del presidente del Consiglio deve essere sì politico, ma non partitico. Una riserva della Repubblica, una figura terza che dia l’idea però di non essere sbarcato dalla luna. I nomi più gettonati per questo ruolo, su cui nessuno dei due avrebbe messo un veto, restano Raffaele Cantone (proposto da Pd), Roberto Fico dei 5Stelle e pure Franco Bernabè (figura che piacerebbe a Davide Casaleggio). Questi potrebbero essere due profili da utilizzare come identikit per il capo di Palazzo Chigi, mentre è da escludere Enrico Giovannini e nomi come Marta Cartabia, Paola Severino e Fabiola Gianotti: queste ultime, pur figure suggestive, perchè rappresenterebbero una svolta tutta in rosa, ma più adatte eventualmente a un governo elettorale. Presto, è certo parlare di squadra di governo, anche perché tutto potrebbe ruotare sulla conferma di Di Maio in uno dei due ministeri che guida in questo momento. La discontinuità richiamata da Zingaretti potrebbe partire anche da questo. Sicuramente non dispiace al Pd, la conduzione della Difesa di Elisabetta Trenta e quella ai Beni culturali di Alberto Bonisoli. Escluso un arrivo al Viminale di Di Maio, mentre salgono le quotazioni di Marco Minniti. Alle Infrastrutture possibile l’arrivo di Stefano Patuanelli, mentre Stefano Buffagni potrebbe giocarsi la carta del ministero della Pa.

I tavoli del Pd per il programma del governo di svolta si riuniranno domenica

“Già da domenica pomeriggio si riuniranno i tavoli di lavoro del Pd per il programma del Governo di svolta. I tavoli saranno sei e verranno coordinati dai membri della segreteria con la partecipazione dei capigruppo del Partito Democratico nelle rispettive commissioni di Camera e Senato. Il tavolo sulle regole, con i capigruppo delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia, sarà coordinato da Andrea Giorgis. Il tavolo sull’Europa, con i capigruppo delle commissioni Esteri e Affari Europei, sarà coordinato da Enzo Amendola. Il tavolo sullo Sviluppo sostenibile, con i capigruppo delle commissioni Attività produttive e Ambiente, sarà coordinato da Chiara Braga. Il tavolo sull’economia, con i capigruppo delle commissioni Bilancio, sarà coordinato da Antonio Misiani. Il tavolo su lavoro e welfare, con i capigruppo delle commissioni Lavoro e Affari sociali, sarà coordinato da Peppe Provenzano. Il tavolo su sapere e ricerca, con i capigruppo delle commissioni scuola e cultura, sarà coordinato da Camilla Sgambato”. Lo rende noto il coordinatore della segreteria nazionale Pd Andrea Martella. +

LeU: allargare le trattative ad altre forze politiche

“Abbiamo confermato nelle consultazioni con il presidente della Repubblica, la disponibilità dei parlamentari di Liberi e uguali a partecipare a un Governo di svolta. E’ quindi necessario che si avvii una fase di confronto programmatico che coinvolga altre forze parlamentari oltre a M5s e Pd. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo per una positiva e duratura chiusura di questa crisi di Governo” scrivono intanto in una nota i capigruppo di Leu al Senato, Loredana De Petris e alla Camera, Federico Fornaro.

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