Crisi di governo. Le consultazioni del Presidente Mattarella, arbitro e notaio

Crisi di governo. Le consultazioni del Presidente Mattarella, arbitro e notaio

Al via la seconda giornata di consultazioni al Quirinale da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per cercare una soluzione alla crisi di governo. Si tratta di un primo importante bivio per i successivi sviluppi, visto che al Colle sfileranno le forze politiche più consistenti: alle 10 la delegazione di Fratelli d’Italia, quindi alle 11 e alle 12, rispettivamente, sono attese quelle di Pd e Forza Italia. Nel pomeriggio, alle 16 e alle 17, arriveranno i rappresentanti di Lega e M5S.  Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, avrà quindi un primo quadro sui possibili sbocchi della crisi per poter prendere una prima decisione, vale a dire se si possa tentare di arrivare ad un nuovo governo o se invece siano inevitabili scioglimento delle Camere ed elezioni anticipate.  Se dovesse profilarsi l’ipotesi concreta di una trattativa propedeutica alla formazione di un esecutivo con una solida base parlamentare e programmatica, il Capo dello Stato potrebbe concedere alle forze politiche che abbiano manifestato questa intenzione, probabilmente M5S e Pd, qualche giorno di tempo per verificare se il dialogo possa realmente avere un seguito positivo. Tempi brevi, comunque. Al massimo tra lunedì e martedì potrebbe quindi essere programmato un nuovo rapido giro di consultazioni per consentire a Mattarella di capire se c’è la possibilità di conferire l’incarico di formare un nuovo governo o se invece il tentativo si è rivelato vano e quindi le elezioni anticipate sono l’unica strada percorribile.

La cronaca della prima giornata di consultazioni al Colle

Ascoltare, registrare e appuntare in modo meticoloso quei numeri che rendono forte una maggioranza in Parlamento, ma che nello stesso tempo potrebbero decretare l’esatto contrario: richiamare gli italiani alle urne. Sergio Mattarella veste i panni del ‘notaio’ e avvia le consultazioni al Quirinale dopo le dimissioni del premier Giuseppe Conte, conscio che di fronte a sé ci sono solo due strade percorribili: un governo solido o il voto anticipato. Nessuna via di mezzo, insomma, viene prospettata dal capo dello Stato ai presidenti delle Camere, Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, e ai primi gruppi parlamentari accolti nel suo studio alla Vetrata. E’ il richiamo alla responsabilità politica e parlamentare a risuonare nelle Consultazioni sotto il solleone, perché bisogna fare presto, altrimenti – è il ragionamento – ad aumentare è il rischio dell’esercizio provvisorio. Arbitro e notaio, queste le due figure che Mattarella si è cucito addosso, perché in entrambi i casi è l’imparzialità a regnare sovrana. Nessun intento di guidare o influenzare, tantomeno di ritrovarsi schierato tra chi vuole un nuovo Governo e chi invece vuole tornare alle urne. Ci sono scadenze economiche da fronteggiare e inoltre, nell’immediato, si potrebbero presentare emergenze a cui può rispondere solo un esecutivo nel pieno delle sue funzioni con unità di vedute e di intenti. Per Mattarella l’obiettivo da raggiungere è quello di un governo di legislatura, che duri fino al 2023, altrimenti l’unica alternativa resta il voto.

I primi a salire al Quirinale sono i gruppi più piccoli ma che in questa crisi – definita la più pazza del mondo – potrebbero essere decisivi. Gli occhi sono puntati sul Senato, da sempre anello debole di quasi tutti le maggioranze. E in una prospettiva di esecutivo a guida M5S e Pd, l’inquilino del Colle nel suo taccuino ha potuto già annotare diversi voti pronti ad aggiungersi ai 158 senatori giallorossi. I gruppi ascoltati sono tutti (tranne la componente guidata da Maurizio Lupi alla Camera) contrari al voto anticipato definito a furor di popolo “da irresponsabili”. Il gruppo delle Autonomie si è detto disponibile ad appoggiare un progetto serio ed eventualmente guidato dallo stesso Conte. Un ‘sì’ senza colpi di scena è arrivato da Leu e gruppo Misto della Camera, che farebbero arrivare la maggioranza M5S-Pd da 158 a 171 senza contare i senatori a vita. “Noi siamo pronti a un governo di svolta, che dia il segno del vero cambiamento di cui il Paese ha assoluto bisogno” ha riferito Federico Fornaro di Liberi e Uguali al termine delle consultazioni al Quirinale. Serve un cambiamento, ha specificato Fornaro, su: “universalità del diritto alla cura”; sul clima, con “un grande piano di riconversione ecologica della società; sull’Europa, con “la difesa delle istituzioni europee che però vanno cambiate” per una Europa “più sociale e più vicina all’Italia nella gestione dei flussi migratori”; sul tema dei diritti e delle conquiste delle donne per “contrastare il ritorno indietro delle lancette del tempo”.

Alla Camera invece si partirebbe da 341 voti. Il Quirinale è attento osservatore e non perde mai di vista quanto accade nei palazzi della politica dove Matteo Salvini è lanciatissimo nella sua campagna elettorale, sentendosi in parte già all’opposizione. Tuttavia quello che interessa al Colle è la trattativa aperta tra Movimento 5Stelle e Partito democratico. I segnali che arrivano a Mattarella sono discordanti: con una effettiva disponibilità ‘condizionata’ del Nazareno e con un atteggiamento a metà tra freddezza e rigidità da parte del capo politico Luigi Di Maio. A lui spetterà l’ultima parola domani, essendo i 5Stelle il gruppo che il presidente accoglierà nel suo studio alla fine delle Consultazioni. Nel caso in cui Di Maio chiudesse qualsiasi prospettiva di collaborazione con i dem, Mattarella potrebbe già incaricare un premier da lui scelto, dargli qualche giorno per formare la squadra di governo e mandarlo alle Camere per essere sfiduciato. Lo scioglimento del Parlamento si potrebbe già attuare a metà della prossima settimana, come del resto anche la chiama alle urne per il 3 novembre. Il 27 ottobre infatti potrebbe essere a questo punto difficile da cerchiare in rosso, anche se non è ancora da escludere totalmente.

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