Bolsonaro, Maduro e Bolton, il buono il brutto e il cattivo

Bolsonaro, la cultura è di sinistra

Brasile, proteste in 80 città contro Bolsonaro e contro i tagli all’istruzione. È la terza protesta nazionale contro la misura di bilancio annunciata dall’esecutivo di destra. Finora il ministro della Pubblica Istruzione, Abraham Weintraub, non ha commentato le mobilitazioni. A maggio, lo stesso Weintraub aveva promesso tagli a tre università accusate di aver ospitato dibattiti che includevano voci di sinistra. L’annuncio aveva generato un’ondata di critiche e il ministro aveva replicato col blocco di bilancio per tutte le università. Dall’arrivo di Bolsonaro, l’educazione è diventata terra di conquista per i settori più radicali del suo elettorato, determinato a rimuovere dalle aule qualsiasi traccia di ‘marxismo culturale’.

Venezuela, Trump-Bolton + sanzioni

Gli Stati Uniti cancellano il Venezuela
da qualsiasi possibile rapporto, cercando di prenderlo per fame.
«Golpe
per fame» lo
definiscono in molti. E Maduro replica facebdo saltare un programmato
incontro con l’opposizione di Guaidò a pilotaggio Usa. In forse
l’intero sistema dei negoziati con le opposizioni che si svolgono a
Barbados, promossi dalla Norvegia, che dovrebbero servire a trovare
una soluzione politica alla crisi venezuelana

Usa vogliono un accordo interno?

Fino ad ora il dialogo tra governo e
opposizioni non ha oggettivamente prodotto alcun risultato. Linea
dura di Juan Guaidó, che chiedono le dimissioni di Maduro a
prescindere da elezioni e e consenso popolare. Ma la situazione di
stallo indebolisce le opposizioni e rafforza invece Maduro, che
guadagna tempo e punta a ‘stancare’ gli Stati Uniti. Donald Trump a
‘fretta elettorale’, tentato dal cosiddetto «Golpe
delle fame» suggerito da
Bolton.

Embargo totale, ma Russia e Cina

Embargo totale verso il Venezuela, congelando le proprietà del governo venezuelano negli Stati Uniti e vietando ogni transazione economica, ma è più scena che sostanza. Washington ha già applicato pesanti sanzioni verso Caracas, colpendone ad esempio il fondamentale settore petrolifero. Inoltre i due principali alleati di Maduro, la Cina e la Russia, sono rivali degli Stati Uniti e non aderiranno all’embargo, ma continueranno anzi a sostenere il Venezuela.

‘Il golpe per fame’ di Bolton

«Diretto e brutale come al suo solito, il superfalco John Bolton, il responsabile della sicurezza nazionale Usa ha assicurato agli alleati latinoamericani ed europei, riuniti martedì nella capitale peruviana nel cosiddetto «Gruppo di Lima», che le ultime misure decretate dal presidente Trump «funzioneranno oggi per Venezuela e Cuba come hanno funzionato (nel passato) per Nicaragua e Panama», annota Roberto Livi da l’Avana. Sì, Cuba, perché la guerra Usa non è solo a Maduro.

«È
il momento dell’azione»

Abbattere il discusso presidente Maduro, «illegittimo» per gli Usa e molti alleati, e sostituirlo con Juan Guaidó, «legittimo» perché designato direttamente da Washington. Memoria storica di Livi: come i marines fecero a Panama nel 1989, o i mercenari contras per attaccare il governo sandinista, sempre negli anni Ottanta. Altro precedente storico di guerra ‘solo’ commerciale, il blocco totale imposto da più di 50 anni a Cuba. ‘Tanti nemici tanto’ onore, le spinte rischiose di Bolton su Trump. Contro Russia e Cina, ma anche Turchia, India e Iran. Col rischio che a forza di minacciarla, qualche guerra diventi vera.

E i venezuelani pagano pegno

Il Venezuela scelto come obiettivo simbolo per rimettere in riga tutta l’America latina, secondo i dettami della ripristinata teoria Monroe, è la lettura politica che viene da Cuba, ma non soltanto. «Una sorta di reconquista del subcontinente latinoamericano, secondo il parere del professor Esteban Morales, esperto nelle relazioni Cuba-Usa. Una strategia che non cerca di nascondere la possibilità di una «scommessa militare», viste le recenti dichiarazioni di Trump rispetto a un eventuale blocco navale del Venezuela», avverte Roberto Livi sul Manifesto.

‘Riconciliazione nazionale’ vietata

Guerrafondai sulla pelle di chi? Il
giornale d’opposizione El Universal: «Soluzione
negoziata che è appoggiata dalla maggioranza (il 68%) dei
venezuelani. Ma è decisamente osteggiata da Voluntad popular, la
formazione politica di ultradestra di Guaidó, che non nasconde una
posizione settaria per impossessarsi dell’eventuale transizione».
«Basta trattative e strangolamento letale dell’economia
venezuelana»,
è invece il diktat di Bolton, rispetto a un popolazione che
già soffre una crisi drammatica, senza paragoni neppure in America
latina. Il ‘pensiero strategico’, affamare la popolazione perché si
ribelli contro che hai definito nemico. La popolazione ringrazia.

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Source: Remocontro
Bolsonaro, Maduro e Bolton, il buono il brutto e il cattivo

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