Alfiero Grandi. Governo M5S-Pd. Tornare a discutere del futuro del nostro paese nel segno della Costituzione

Alfiero Grandi. Governo M5S-Pd. Tornare a discutere del futuro del nostro paese nel segno della Costituzione

La crisi del governo Conte conclude una fase politica che ha contribuito a coagulare una destra arrogante, pericolosa, apertamente reazionaria, guidata dalla Lega di Salvini. Il M5Stelle, uscito dalle elezioni come partito di maggioranza relativa ha svolto un ruolo subalterno, perdendo metà dei voti in un anno. La destra tracotante di Salvini, secondo i sondaggi, poteva prendere la maggioranza in parlamento, grazie anche ad una legge elettorale demenziale come il rosatellum.

Fermare questa destra è una priorità. Regalare a Salvini le elezioni anticipate nel momento scelto da lui e che ha fatto di tutto per ottenere, arrivando ad affondare il governo di cui faceva parte, sarebbe stato un errore. Va ricordato che solo poche ore prima della crisi il M5Stelle ha (inutilmente) approvato il secondo decreto sicurezza pur di non arrivare alla crisi del governo. Più Di Maio indietreggiava di fronte alle imposizioni di Salvini, più le richieste sono diventate perentorie e ricattatorie. Il “lupo” aveva già deciso la crisi e i sacrifici dell’agnello sono risultati inutili, come nella favola di Fedro. Il resto è propaganda. Il M5Stelle non ha saputo valorizzare alcune scelte come le regole sul lavoro precario, il reddito di cittadinanza, le norme anticorruzione, gli interventi sulle crisi aziendali, mentre ha votato l’immunità per Salvini dal processo sulla nave Diciotti e ha pagato un prezzo pesante. È un atto grave per un movimento che ha sempre sostenuto che ci si difende nei processi non dai processi. Così abbiamo dovuto aspettare il discorso di Conte in parlamento per sapere che sul “rubligate” perfino il resto del governo non ha avuto i chiarimenti che un ministro dovrebbe sentirsi obbligato a fornire a tutto il paese. Per questo per il M5Stelle difendere scelte del passato governo imposte dalla Lega è una posizione che non porta lontano.

Anche il Pd deve avere chiaro che ci sono punti su cui si impone la svolta. Zingaretti ha avuto posizioni condivisibili, ad esempio confermando che non è votabile la modifica della Costituzione sulla riduzione dei parlamentari, che così com’è è un colpo al ruolo del parlamento, che invece dovrebbe avere un ruolo centrale come previsto dalla Costituzione. L’argomento va affrontato con ben altra serietà, insieme all’approvazione di una nuova legge elettorale proporzionale, per cancellare la nuova versione del rosatellum, già approvata dalla precedente maggioranza, che entrerebbe in vigore automaticamente dopo la riduzione del numero dei parlamentari. Così l’autonomia differenziata, che nella attuale versione prelude alla secessione delle aree più ricche del nostro paese, va archiviata.

In premessa a tutti gli impegni programmatici del futuro governo andrebbe posta con forza la Costituzione, con un serio impegno ad attuarla ed evitando di modificarla se non strettamente necessario e sempre con un larghissimo consenso parlamentare e nell’opinione pubblica. La vittoria del No nel referendum del 4/12/2016 contro la deformazione della Costituzione targata Renzi è troppo recente per essere ignorata. Le misure economiche e fiscali, compresa la sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, debbono archiviare la flat tax ed essere il risultato della ripresa del confronto con i sindacati e con le parti sociali, che debbono diventare centrali nell’impegno per il riscatto del nostro paese. Il futuro governo deve chiamare a raccolta tutte le rappresentanze sociali ed associative del paese per arrivare ad un progetto e ad un impegno congiunto per uscire dalla crisi. I decreti sicurezza voluti da Salvini vanno cancellati e verso i migranti deve esserci anzitutto il rispetto della vita e un lavoro per un’accoglienza regolata. Mai più condoni, lotta all’evasione con un piano straordinario di interventi e con soglie penali più basse per i reati fiscali. Interventi sociali verso le aree più deboli e investimenti nei settori scuola, ricerca, sanità, ambiente per sostenere i settori avanzati, sono alcuni punti per la nuova maggioranza.

Tornare a discutere del futuro del nostro paese, nell’ambito di un impegno per il rinnovamento dell’Europa, può ridare slancio ad energie intellettuali e sociali che sono disponibili ad impegnarsi, finora ignorate o snobbate e il risultato elettorale alla fine della legislatura potrebbe bloccare una destra impresentabile e reazionaria. Vivacchiare non avrebbe senso, per questo occorre tentare di realizzare una maggioranza e un governo che non furono realizzate nel 2018, dopo le politiche, anche per responsabilità di Renzi. Non è vero che Renzi ha aperto la strada per un rapporto tra Sinistra e M5Stelle, in realtà lo ha ritardato di un anno e mezzo e solo la prospettiva di perdere tutto lo ha costretto a rivedere le sue posizioni, seminando macerie difficili da rimuovere. Il Pd dovrebbe archiviare definitivamente la sciagurata linea della vocazione maggioritaria. Anche la sinistra, fin troppo divisa, dovrebbe affrontare la prova di governo con una consapevolezza che non ha dimostrato in passato. Colpisce che di fronte alla crisi improvvisa del governo gialloverde, al cambio di scenario in termini impensabili fino a poche settimane fa sia prevalso un atteggiamento di attesa, di passività. Il migliore contributo possibile dei cittadini che non vogliono rinunciare a dire la loro opinione oggi è organizzare la loro partecipazione critica in tutte le forme possibili.

Farsi sentire deve essere la parola d’ordine e le forme debbono essere le più varie, in modo da spingere maggioranza e governo a fare scelte e a condividerle. In questo senso l’appello in 10 punti è stata un’iniziativa opportuna e per questo il coordinamento l’ha appoggiata pienamente. Non sarà un percorso facile ma se qualcuno pensa che andare a votare e poi convivere con una vittoria di questa destra sia più semplice non ha capito cosa potrebbe accadere.

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