Al Senato la fiducia sul Dl sicurezza bis. A Palazzo Chigi Conte incontra le parti sociali. I tormenti dei 5Stelle e i tormentoni estivi di Salvini (e contorno di cubiste che ballano sull’inno di Mameli)

Al Senato la fiducia sul Dl sicurezza bis. A Palazzo Chigi Conte incontra le parti sociali. I tormenti dei 5Stelle e i tormentoni estivi di Salvini (e contorno di cubiste che ballano sull’inno di Mameli)

Approda nell’Aula del Senato il decreto Sicurezza bis. Il dl, licenziato dal Consiglio dei ministri l’11 giugno, è stato approvato alla Camera lo scorso 25 luglio con 322 voti favorevoli e ora si appresta a superare lo scoglio del Senato. Se a Montecitorio, infatti, 17 deputati del M5s non hanno partecipato al voto, a Palazzo Madama, dove la maggioranza assoluta è di 161 senatori, il fronte gialloverde sarebbe ancora più in bilico. Lega e Cinquestelle arrivano a 167 voti, con i due del Maie, ma alcune defezioni tra i grillini potrebbero creare seri problemi. Nel M5S, Elena Fattori, che ha ribadito più volte la sua contrarietà al decreto Sicurezza bis, ha già fatto sapere che non lo voterà mentre sono ancora in dubbio Matteo Mantero, Virginia La Mura, Alberto Airola (il quale però non intende votare contro il governo) e Lello Ciampolillo. Stefano Patuanelli capogruppo del M5S al Senato, in una intervista a “La Stampa”, conferma: “che ci possa essere qualcuno che oggi non voterà la fiducia è possibile”. Tuttavia, assicura, “la maggioranza c’è”. Il provvedimento, che scade il 13 agosto, arriverà in Aula alle 12, con l’esame delle questioni pregiudiziali. Subito dopo però, visti anche i tempi stretti e il numero degli emendamenti presentati in commissione Affari costituzionali (più di 1200), il governo potrebbe fare ricorso alla fiducia e il voto dovrebbe arrivare non più tardi di domani mattina.

Intanto, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, oggi, a partire dalle ore 16, incontrerà a Palazzo Chigi le parti sociali

Oggetto di questo terzo confronto saranno le “misure per il lavoro e il welfare”. “Con il terzo incontro con le parti sociali, inizia domani un’altra settimana di lavoro cruciale. Con i sindacati e le associazioni di categoria ci confronteremo sul tema del lavoro e del welfare e sulle misure che abbiamo intenzione di attuare con la prossima manovra economica. Queste misure saranno oggetto di approfondimento dei tavoli tecnici del Governo che partiranno già nei prossimi giorni. Mi riferisco ai tavoli tecnici su cinque aree tematiche: riforma fiscale; spending review – tax expenditure e cuneo fiscale; privatizzazioni; piano per il sud; investimenti ed export” scrive il premier Giuseppe Conte su Facebook. “I lavori continueranno di concerto con tutti i ministeri per arrivare a settembre con il lavoro già impostato per la manovra. L’ascolto e il confronto con tutte le parti coinvolte costituiscono per noi un passaggio imprescindibile per realizzare in maniera organica il progetto riformatore del Paese. Continuiamo, giorno dopo giorno, a lavorare con il massimo impegno per l’Italia”, spiega il presidente del Consiglio. Molte polemiche invece sul vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che martedì ha invitato nuovamente le parti sociali al Viminale, alle ore 10. Sindacati e imprese si presenteranno al gran completo, a Palazzo Chigi, mentre al Viminale non ci saranno né Maurizio Landini, che invierà comunque un segretario confederale della Cgil, né Annamaria Furlan, sostituita da uno dei vice, e neppure Carmelo Barbagallo. Le motivazioni sono spiegate dallo stesso segretario della Cgil nel corso di un’intervista al Corriere della sera: “Sarò a Palazzo Chigi perché è normale che sulla legge di Bilancio il segretario generale della Cgil, come è sempre stato, abbia come interlocutore il presidente del Consiglio e quindi tutto il governo”, chiarisce Landini. E poi aggiunge “semmai il problema è perché Salvini non è al tavolo della presidenza del Consiglio, dove c’è tutta la maggioranza. Il tavolo sulla manovra è uno, ed è quello di Palazzo Chigi”. Le parti sociali si presentano compatte anche su uno dei temi chiave che dovrebbe essere al centro dei colloqui di lunedì, quello del costo del lavoro. Per i sindacati una riduzione del cuneo fiscale si deve tradurre in “buste paga più pesanti” per i lavoratori. E anche Confindustria chiede con forza un intervento a patto però che non venga usato come merce di scambio per l’introduzione del salario minimo. Sindacati e imprese respingono il progetto caro al M5S che punta a compensare l’aggravio per i datori di lavoro legato alla paga minima a 9 euro con un taglio del cuneo da 4 miliardi.

Le spine interne del M5S, non solo Tav e Sicurezza bis. Massimo ‘Max’ Bugani fa un passo indietro e lascia Palazzo Chigi

La scelta di Max Bugani, ormai ex consigliere di Luigi Di Maio non è di quelle che passano inosservate, perché dalle sue mani sono passati molti dei dossier più importanti per i Cinquestelle. Veterano della primissima ora, è uno dei pochi che può fregiarsi di essere ‘collegamento’ fra due generazioni, anzi del passaggio da grillini a Movimento di governo. Infatti del suo addio informa tutti: Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Alessandro Di Battista e “altri amici, ma quello che ci siamo detti rimarrà tra di noi”. C’è un passaggio che Bugani ritiene sia stato quello decisivo per incrinare i rapporti con il capo politico e vicepremier: “È iniziato tutto dopo la mia intervista al ‘Fatto’ del 19 giugno, in cui auspicavo unità nel Movimento e sostenevo che Di Maio e Di Battista non sono alternativi ma complementari”. Da lì in poi, in brevissimo tempo tutto è rotolato giù come una pallina su un piano inclinato: “Poche ore dopo mi chiesero di non rilasciare più interviste – racconta proprio al quotidiano di Marco Travaglio -. E non capisco perché, visto che io non volevo certo mettere in difficoltà Luigi”. L’intento era quello di “richiamare alla compattezza in un momento difficile”, che si avverte quotidianamente, dalla gestione dell’attività dei parlamentari agli incontri con gli attivisti sui territori, dove emerge lo scontento per lo scarso collegamento con Roma, ma soprattutto per come si è evoluto il rapporto con la Lega. Che in alcuni casi ha fagocitato i consensi dei Cinquestelle. E la sconftta alle Europee, secondo crocevia della guida Di Maio dopo le elezioni politiche di marzo 2018. Bugani voleva “invitare a non puntare il dito contro Di Battista o altri, perché le diverse anime del M5S vanno tenute assieme”. Il messaggio che alla fine è arrivato ai piani alti del Movimento, però, deve essere stato decodificato in maniera differente. “In quella circostanza ho capito che il mio ruolo veniva messo in discussione e che non c’era più fiducia in me . E nel giro di qualche giorno mi hanno fatto sapere che il mio stipendio da vice caposegreteria sarebbe stato dimezzato per contenere le spese”, spiega infatti l’esponente pentastellato. Che è anche consigliere comunale a Bologna, ma non ha alcuna intenzione di candidarsi alle prossime Regionali in Emilia Romagna, tanto da rassegnare le dimissioni anche da referente politico della regione. ‘Max’, come lo chiamano tutti da anni, è anche socio di Rousseau, eppure “se dovessi rendermi conto che la mia permanenza nell’associazione può diventare un problema per Davide Casaleggio, non avrò problemi a farmi da parte”. Del resto, ribadisce che non è attaccato alla poltrona. L’addio di Bugani, sebbene deciso “in autonomia”, dunque senza pressioni da parte del leader o del suo inner circle, dimostra ancora una volta che nel mondo M5S le acque continuano ad essere agitate. E che il futuro di Di Battista è sotto la lente degli attuali vertici, che spesso si sono sentiti colpiti nel vivo dall’ex deputato, soprattutto con il suo ultimo libro in cui non ha lesinato critiche alla gestione Di Maio. Che a sua volta in alcuni con i militanti ha confessato la sua “incazzatura”. L’equilibrio, dunque, è ancora lontano e non giova di certo l’instabilità dei rapporti nella maggioranza con Salvini. L’impressione che emerge sempre più spesso nei ragionamenti a riflettori spenti dei Cinquestelle è che il prossimo sì del Parlamento alla Tav sarà uno spartiacque anche per il cammino del Movimento. Anche se il no alla Torino-Lione ha fatto ritrovare uno spirito di gruppo che si era perduto per strada in questi ultimi, lunghi 13 mesi di governo.

E su tutto, incombono gli show all’infradito di Matteo Salvini (con annessa danza sull’inno di Mameli)

Agli oppositori che lo incalzano e al Pd che raccoglie le firme per le sue dimissioni, sulla spiaggia di Milano Marittima, e poi nei comizi, Matte Salvini ribatte: “Io non ho sulla coscienza i risparmiatori di Banca Etruria”, che di fatto non è una difesa nel merito, come al solito. Poi apostrofa come “comunisti” alcuni contestatori che gli danno del “fascista” e tra le acclamazioni dei sostenitori ribadisce i suoi insulti alla “zingaraccia”, mentre dà dello “stronzo” all’americano che ha ucciso il carabiniere Cerciello Rega la scorsa settimana a Roma. Incalzato da un cronista sul caso Savoini, si limita a dire: “C’è un’inchiesta”. Ma dal palco rivendica la volontà di saldare i legami con la Russia: “Putin è un grande e nessuno mi paga per dirlo” (chissà cosa ne pensano premier, ministro degli Esteri e lo stesso Presidente Mattarella). A Milano Marittima, sotto l’ombrellone e nel privee del Papeete beach, lo attorniano deputati e uomini di governo. C’è il ministro Lorenzo Fontana, la futura candidata alla presidenza dell’Emilia Romagna Lucia Borgonzoni, si vede la deputata di FI Benedetta Fiorini. Salvini passa la giornata con la figlia, pranza con i fedelissimi, concede selfie, scherza con Arrigo Sacchi, poi sale in consolle, come già in passato, e tra centinaia di giovani, in costume e a torso nudo, con un cocktail in mano, indossa le cuffie mentre il deejay fa partire l’inno di Mameli. “Italiani!”, invita a cantare il vocalist. Le cubiste in costume leopardato ballano. Il vicepremier assiste divertito, ma non canta. Molte voci si sono alzate per stigmatizzare la volgarità di un ministro che si presta a questa ignobile sceneggiata, e per giunta sull’inno nazionale, vilipeso e deriso. Il ministro canterà invece Romagna mia, in serata, dal palco della festa della Lega, tra i militanti festanti. Pensavamo che il fondo fosse stato toccato, e invece no.

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